Nov 032011
 

Roma, Scuderie del Quirinale, fino al 15 gennaio 2012.

★★★★☆

Per Giorgio Vasari, Filippino Lippi era un pittore di “tanto ingegno” e dalla “vaghissima e copiosa invenzione”, il quale “meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua”. Non si può infatti rimanere indifferenti leggendo la biografia di questo grande artista, al quale le Scuderie del Quirinale dedicano la mostra cointestata assieme al coevo Sandro Botticelli. Filippino era figlio del monaco carmelitano, oltre che celebre pittore, Filippo Lippi. Il bambino era nato, nel 1457, dalla relazione del monaco con la monaca Lucrezia Buti, quando il primo divenne confessore nel convento della seconda. Filippino dovette così crescere a stretto contatto col padre e la sua bottega di artista, per approdare poi a fare da aiutante in quella di Sandro Botticelli, più vecchio di 12 anni, ma anche dalla personalità molto più tormentata. Entrambi, infatti, entrarono in contatto con la cerchia dei “Piagnoni” (parola che significa in realtà bigotti), i seguaci di Girolamo Savonarola avversari dei Medici. Botticelli la prese molto sul serio, allontanandosi sempre più dal successo e poi finendo i suoi giorni malato e pieno di debiti. Filippino, invece, seppe muoversi sapientemente da una sponda all’altra, e il successo non lo abbandonò mai, anche se, alla fine, visse meno a lungo.
I suoi dipinti sono splendidi, e la mostra ce ne offre degli esempi stupefacenti, come ad esempio la Madonna in adorazione del bambino, o l’Apparizione della Vergine a San Bernardo. Non è la prima volta che le Scuderie del Quirinale promuovono un pittore rinascimentale poco noto al grande pubblico. Lo hanno fatto, negli ultimi cinque anni, con Antonello da Messina, Albrecht Dürer e poi Giovanni Bellini, per approdare, qualche mese fa, al sommo Lorenzo Lotto. Sono mostre che non provocano file interminabili su piazza del Quirinale, come quella, dell’anno scorso, su Caravaggio. E così stavolta sono dovuti ricorrere ad un trucchetto: inserire nel titolo della mostra il ben più popolare nome di Sandro Botticelli, noto al grande pubblico, più che altro, per la “Primavera”, uno dei dipinti più noti di tutta l’arte occidentale. Per vedere la Primavera, è comunque necessario recarsi agli Uffizi, ma anche della restante produzione del Botticelli se ne vede ben poca, in questa esposizione, che in realtà è una vera e propria mostra su Filippino Lippi. Il che non è poco. Una mostra che, nonostante l’inganno, vale i 10 euro che bisogna sborsare. In parte ripagati, specialmente se è bel tempo, dal panorama su Roma che si gode dalla scala dalle pareti trasparenti che si percorre verso l’uscita.

Recensione di Paolo Subioli

  One Response to “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ’400”

  1. Buongiorno,

    complimenti per la cura e la passione con cui aggiornate il sito. Mi sembra un contenitore serio e interessante, e mi piacerebbe sottoporlo alla società per cui lavoro. Voi eventualmente sareste interessati a ricevere offerte per l’inserimento di pubblicità all’interno del sito?

    (scusate se uso un commento, ma non sono riuscito a trovare mail di contatto da nessuna parte…)

    Federico

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