Oct 142020
 

 

Roma, Rhinoceros Gallery – dal 16 ottobre al 10 dicembre 2020

Foto di Simone Liberanome

Note dell’artista

La mia idea è quella di essere in un luogo di culto dove l’individuo si relaziona con i propri sentimenti. La dimensione del sentimento è strettamente intima, una dimensione nella quale ogni individuo si rapporta personalmente con le proprie sensazioni e con gli elementi dell’ambiente in cui si trova.
Mi piace pensare che questo momento intimo si esprima attraverso il contatto con l’acqua, i sapori, i profumi, il tatto, il silenzio, la luce, come l’immersione in una dimensione personale e privata in cui l’essere umano si mette in rapporto con la trascendenza.
Mi piace pensare, tentare di astrarre e rappresentare il sentimento, le emozioni che ognuno di noi prova entrando in un luogo sacro, dove sia possibile esprimere le sensazioni e gli interrogativi del proprio vissuto.
Ed è proprio grazie al mio vissuto che ho raccontato il viaggio verso due luoghi sacri: la Mekka e Medina. In verità è lo spunto per un viaggio senza tempo e senza luogo in cui le persone si possono ritrovare unite dalla ricerca verso la radice del proprio essere e del proprio esistere.
Il viaggio che racconto è il viaggio verso il luogo del cuore, il tempio dei sentimenti più profondi.
Non guardi e non senti quello che provano o fanno le altre persone, ma sei solo con te stesso, proprio nel momento in cui stai cercando la più grande sensazione di umanità e di appartenenza.
White Noise è il suono assordante del silenzio in cui le voci dell’umanità si addensano in un momento, è il fumo che rende sfocate le immagini per riconnetterle alla loro essenza. Frequency racconta di un viaggio profondamente intimo ed umano in cui l’attenzione è su ciò che proviamo e sentiamo, come quando stando soli contempliamo il cielo. Frequency è l’essenza, è il messaggio universale, la dimensione in cui possiamo incontrare sia noi stessi che il Divino.
Gli ambienti della rhinoceros gallery intrappolano tutto ciò in uno spazio fisico delimitato, dove entrare è un atto di fede, di ricerca e d’incontro con presenze che evocano il senso dell’infinito.
Ho voluto ricostruire tutto ciò attraverso ambienti distinti che raccontano in sequenza l’intimità della storia di ognuno di noi: il rito, il segno, la voce, le mani, l’acqua, il suono bianco.

Sultan bin Fahad

Religione e arte nella penisola arabica

Foto di Simone LiberanomeLe sei installazioni composte da Sultan bin Fahad raccontano e ridipingono il perimetro della spiritualità narrato e vissuto dall’artista.
Un viaggio verso il luogo del cuore, come egli stesso ama dire, il tempio dei sentimenti, dove ognuno in fondo si trova solo, alla ricerca della sua immortalità, vicino al senso più profondo della sua esistenza.
Un breve ed intenso percorso che, attraverso una sequenza ritmata e scandita dalle sale di palazzo Rhinoceros, vuole trasmettere sensazioni e vibrazioni che scaturiscono da semplici gestualità osservate e quasi annusate dai visitatori.
La mostra suggerisce una direzione nel tracciare la dimensione fisica e metaforica del lungo viaggio che l’essere umano intraprende ogniqualvolta cerca di mettersi in contatto con il Superiore.
Quello di Sultan bin Fahad è in verità un viaggio intrapreso dall’individuo proprio alla radice della sua umanità ed è veramente speciale pensare che questo eterno movimento di spirito ebbe inizio proprio nei luoghi dove Sultan è cresciuto e si è formato.
In questo senso la poetica di Sultan non è solo espressione della sua sensibilità umana e culturale, ma raccoglie la tradizione di una regione geografica e di popoli che rappresentano il luogo in cui nascono concetti antropologici basilari e permeanti la cultura greca e latina e le principali culture orientali.
Proprio nella penisola arabica, infatti, i nostri più antichi antenati iniziano a relazionarsi con la propria esistenza attraverso la perdita dei loro cari.
Nasce naturalmente il culto dei morti, un momento sacro e primordiale in cui l’uomo si ribella al senso della sua caduca esistenza e si rivolge al cielo.
Proprio l’analisi della ritualità che da questo momento scaturisce ci dà la possibilità di perimetrare e creare una riflessione sulla sintassi di concetti alla cui radice semantica è utile riferirsi, per definire un arcobaleno di sfumature: il concetto di spiritualità religiosa, il concetto di arte, di lusso, fino ad arrivare al concetto di moda. Queste definizioni passano in rassegna il disegno dell’umanità e delle comunità dipingendola senza mai fermarsi.
Attraverso i riti connessi al culto dei morti l’uomo inizia ad entrare in contatto con il Superiore e materializza questo rapporto attraverso la creazione di oggetti che, per via della loro preziosità e del carattere multisensoriale, vengono definiti come oggetti d’arte. La religione e l’arte nata intorno ad essa condividono l’aspirazione verso l’eterno, l’immortale, l’assoluto.
Sultan bin Fahad è frutto di questa terra così affascinante e carica di spiritualità.

Rhinoceros gallery
Via dei Cerchi, 23 – 00186 Roma

La mostra sarà aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 23, con prenotazione obbligatoria sul sito www.rhinocerosgallery.com
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foto di Simone Liberanome

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