Nov 132008
 

Control, regia di Anton Corbijn. Con: Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Joe Anderson, James Anthony Pearson, Harry Treadaway, Craig Parkinson, Toby Kebbell, Andrew Sheridan, Robert Shelly, Richard Bremmer, Tanya Myers, Martha Myers Lowe, Matthew McNulty, David Whittington, Margaret Jackman, Mary Jo Randle, Ben Naylor.
Produzione: USA 2007

★★★★☆

locandinaControl.jpgLiberamente tratto dal romanzo autobiografico di Deborah Curtis “Touching from a distance”, il film ripercorre la parabola artistica e soprattutto umana di Ian Curtis, leader dei Joy Division, morto suicida a soli 23 anni, e segna l’eccellente debutto alla regia del fotografo e videomaker olandese Anton Corbijn. Il film mette in rilievo la vicenda umana, piuttosto che quella artistica, di un ragazzo cresciuto in una Macclesfield (sobborgo di Manchester) grigia e provinciale e che, non ancora ventenne, sotto l’influenza dei suoi idoli (Doors, Velvet Underground, Bowie su tutti) e della nuova onda punk (Pistols, Buzzcocks, Clash) si unisce a Peter Hook e Bernard Sumner fondando i Warsaw, che cambieranno in seguito nome adottando il definitivo Joy Division, segnando l’inizio della scena post-punk e diventando la band di riferimento che darà origine al movimento dark.
Girato a colori e riversato in un sublime bianco e nero (marchio di fabbrica dell’intero lavoro di Corbijn fotografo) risulta essere in perfetta sintonia con le atmosfere ansiose e introspettive che caratterizzano l’opera dei Joy Division ed inoltre conferisce al film un taglio documentaristico che lo rende particolarmente credibile ai fini della ricostruzione. Il matrimonio celebrato prematuramente con Deborah e la conseguente relazione con la giornalista Annik Honoré, il dramma dell’epilessia vissuta prima come spettatore e poi sulla propria pelle, sono gli eventi centrali sui quali la trama si articola e si avvia a condurci al drammatico epilogo. Le liriche fanno da testo ad un film volutamente scarno di dialoghi, basato sulle angosce interiori di un ragazzo ipersensibile la cui psiche fragile sembra vacillare anche di fronte all’enorme successo che lo proietta alla ricerca spasmodica di un “controllo” che sfugge.
La coraggiosa scelta di far riarrangiare le canzoni agli attori si dimostra vincente, grazie anche all’ottima prova del giovane attore Sam Riley che, avvalendosi di una impressionante somiglianza sia nel fisico che nelle movenze, riesce a far rivivere sullo schermo la figura di Ian Curtis in maniera davvero credibile.
Sublime, infine, la maniera in cui viene affrontata la scena finale. Il regista, staccando con maestria la camera dal soggetto nel momento cruciale, lascia solo percepire la tragedia riuscendo comunque a trasmettere tutta la drammaticità di un atto che in qualche modo porta lo stesso Curtis a trovare la pace e soprattutto il “controllo” anche sul proprio travagliato destino.
E’ uno splendido tributo che Corbijn, quale fan dei Joy Division, ci regala riuscendo a dar vita ad un film forte e raffinato allo stesso tempo, evitando di mettere se stesso e lo spettatore nell’ottica di giudicare, ma solo di osservare, lasciando aperta la ferita di un lutto mai completamente elaborato.

Recensione by Claudia

  2 Responses to “Control”

  1. [...] merito di andare in tournèe per rendere omaggio nel trentennale della morte al poeta maledetto Ian Curtis, anima della band, ripresentando il capolavoro “Unknown Pleasures” con i suoi ‘The [...]

  2. [...] secolo, per poi proporre un acido remake di Heart & Soul, meno cupa dell’originale dei Joy Division, ma altrettanto suggestiva e perfettamente integrata con le atmosfere della serata. Le tastiere [...]

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