Nov 072007
 

… alcune conclusioni

La festa del cinema si è conclusa con la premiazione di “Juno” di Jason Reitman, operina apprezzabile, con gli stilemi tipici del Festival indipendente “Sundance” coordinato da Robert Redford che tutti gli anni sforna interessanti opere di giovani autori ma che sottolinea certamente la pochezza degli altri film in gara, come per esempio il generoso ma mediocre “Reservation Road” di terry George. Il film di Reitman tratta della vicenda di una sedicenne arguta e vitalissima che improvvisamente si scopre incinta del suo boy friend e decide di liberarsi del bimbo trovando una matura coppia affidabile che non può avere figli. La ragazza riuscirà nel suo intento ed affiderà il bambino alla donna anche se nel frattempo la coppia avrà sperimentato il suo fallimento. Sono estremamente divertenti i dialoghi tra la sedicenne e l’uomo, appassionato di cinema splatter anni ’60 e di musica sperimentale-rumoristica, mentre la ragazza rivendica la svolta epocale che nel 77’ portò alla luce la rivoluzione punk.
Nella sezione extra, sicuramente la più interessante del Festival, è stato presentato Heima – Sigur Ros di Dean DeBlois, in cui il complesso islandese dopo una turnè mondiale effettuata nel 2006 decide di rendere omaggio al popolo islandese con una serie di concerti gratuiti in più parti dell’isola, apprezzatissimi. Nel film si evidenzia una concezione escatologica della natura e della sua immensa perfezione con una forma di suggestivo paganesimo; con immagini di notevole forza evocativa i suoni vengono messi in relazione ad essa creando nello spettatore un senso di suggestivo straniamento.
Meno interessante invece “Pop Skull” di Adam Wingard, horror visionario alla David Lynch lontano anni luce però dall’ispiratore.
L’evento clou della mostra è certamente stato “Across the universe” della statunitense Julie Taymor, presentato fuori concorso, che sviluppa le proprie immagini su trentatre canzoni dei Beatles con effetto di notevole suggestione. Anche se siamo certamente nel campo della tipologia di spettacolo “mainstream”, il film (che si svolge quasi interamente negli States e racconta della ribellione giovanile degli anni ‘60 attraverso la storia di una coppia che vive drammaticamente gli eventi con abbandoni e riconciliazioni) ha l’indubbio merito di ricordare alle nuove generazioni quella che fu la rivolta giovanile che cambiò il mondo; il film ha notevoli momenti di forza evocativa nelle immagini ispirate ai brani psichedelici dei Beatles. Purtroppo però abbiamo motivo di ritenere che un regista inglese avrebbe colto meglio lo spirito dell’epoca ed avrebbe restituito ai “Fab Four” il loro importante ruolo di anticipatori delle mode e di rivoluzionari del costume, della creatività e della fantasia, senza eccedere in un messaggio politico che essi lanciarono solo indirettamente, e che comunque, solamente Lennon negli States, dopo lo scioglimento del gruppo, perseguì con estrema coerenza. Cionondimeno il film ha emozionato le giovani generazioni presenti in forza in sala ed ha sottolineato con chiarezza il ruolo imperiale che gli Stati Uniti avevano allora, ed ancora esercitano oggi.

Recensione by Marcello

  2 Responses to “Festa del cinema di Roma …”

  1. [...] da parte di Nathalie. L’opera di Reitman, già autore dell’arguto Juno, vincitore del Festival di Roma 2007, rappresenta una lucida testimonianza sociale, uno sguardo sulla solitudine del nostro tempo e [...]

  2. [...] la quale si accede alla Sala della Pallacorda o Sala degli Specchi ed alla Sala delle Colonne. …Festa del cinema di Roma … SlowcultLa ragazza riuscir  nel suo intento ed affider  il bambino alla donna anche se nel … [...]

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