Mar 182010
 

The violin neck replacement scroll graft dating Filth and the Fury, di Julien Temple – libro + dvd
ISBN Edizioni 2009 – euro 17,50

★★★½☆

thefilthA 35 anni dalla parabola del fenomeno punk, il regista Julien Temple chiude il capitolo lasciato aperto dal precedente “The great rock’n’roll swindle” firmando questo dvd (in realtà datato 2002) che esce ora in edizione arricchita da un book composto a sei mani: quelle di Hugh Barker, giornalista e scrittore britannico che ci offre una visione d’insieme del movimento punk contestualizzandolo storicamente e socialmente; quelle di Julien Temple, che ci porta per mano nella narrazione della storia con dovizia di aneddoti e particolari; infine quelle dello scrittore milanese Marco Philopat, una delle più autorevoli voci in quanto memoria storica del movimento punk italiano. Fedele a questa introduzione, il documentario ripercorre la storia del punk attraverso la quasi contemporanea ascesa e caduta del gruppo che più di tutti, nell’arco di un solo anno e con un solo disco registrato in studio (Never mind the bollocks) contribuì a stravolgere il punto di vista socio-culturale anglosassone e conseguentemente anche d’oltremanica, cavalcando la crisi di valori di quegli anni e dando vita a una controcultura ufficiale: i Sex Pistols.

Il racconto è interamente testimoniato da preziosi quanto esaustivi contributi quali interviste, documenti di repertorio, esibizioni live e apparizioni televisive, la maggior parte delle quali girate direttamente dal regista, ma anche dal deus ex machina della band, mentore e burattinaio, quel Malcolm Mc Laren di cui sul primo film se ne sottolineano le doti e abilità di artefice-speculatore, mentre in questo secondo capitolo è lasciato volutamente sull’uscio (appare solo in filmati d’epoca e non parla mai direttamente). Grande spazio viene dato invece al punto di vista della band, Johnny Rotten e Sid Vicious in testa. Infatti in questo lavoro Temple ribalta completamente la prospettiva a favore dei Sex Pistols, percepiti non più come strumenti da manipolare a favore dello show business, ma manipolatori a loro volta fino a diventarlo di sé stessi come nel caso estremo di Vicious, animo più semplice e meno articolato dell’eclettico Rotten, che finirà per essere fagocitato dal suo stesso personaggio fino all’autodistruzione.

Il lavoro di Julien Temple offre una lucida testimonianza sul movimento nato in Gran Bretagna (sulla spinta di quello americano, ma con ben altri connotati) che riuscì a dar voce a tutti, una voce eccessiva e urlata, volgare e libera, graffiante e anarchica, veloce come una miccia che brucia ed esplode lasciando alle sue spalle solo il fenomeno da cartolina che si protrarrà fino agli anni 80 e che mai riuscirà a recuperare la forza dirompente delle origini. Il regista, testimone diretto di quegli avvenimenti essendone parte generazionale e contestuale (ricordiamo l’amicizia coi Pistols ma anche con Joe Strummer in memoria del quale ha realizzato lo struggente tributo “Il futuro non è scritto”) col senno di poi è riuscito a dar vita ad un lavoro che coniuga in un luogo senza tempo verità attuali e riferimenti del passato in un montaggio che evidenzia in maniera perfettamente lucida la dinamica di disperazione che ha reso possibile, o forse meglio dire inevitabile, l’ascesa del punk non come fenomeno modaiolo ma come vero e proprio movimento culturale.

Recensione di Claudia Giacinti

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