Triage, regia di Denis Tanovic
Risulta decisamente efficace la descrizione della perenne incertezza dei due amici sul da fare in mezzo al campo di battaglia, della paura che li attanaglia insieme a tutti coloro che vi si trovano, ed è da antologia la narrazione dell’attività di un medico che, in un improvvisato accampamento, si vede costretto ad eliminare i feriti gravi per mancanza di mezzi di cura. Leggi tutto l’articolo
Stand by me – ricordo di un’estate, regia di Rob Reiner

Tra gli altri meriti, oltre ad essere splendidamente fotografato, il film ha il grande e rarissimo pregio di riuscire a far recitare quattro ragazzini senza le smorfie e gli stucchevoli dialoghi di tante pellicole di ambientazione scolastico/adolescenziale e di risultare pertanto credibili ed indimenticabili: non solo il compianto River Phoenix… Leggi tutto l’articolo
The Red Riding Trilogy, di registi vari
I tre diversi registi, stilisticamente omogenei, ci calano in una livida palude mentre il terribile criminale impazza, mettendo a nudo l’inettitudine e la corruzione della polizia, le varie complicità, i ritardi nelle indagini ed i depistaggi, evocando un’atmosfera dolente, raccapricciante ed incomprensibile, che ricorda per molti versi il David Lynch di Twin Peaks. Attraverso la narrazione di quegli eventi viene presentata una vicenda molto più complessa e affascinante… Leggi tutto l’articolo
The filth and the fury (Oscenità e furore), regia di Julien Temple
Grande spazio viene dato invece al punto di vista della band, Johnny Rotten e Sid Vicious in testa. Infatti in questo lavoro Temple ribalta completamente la prospettiva a favore dei Sex Pistols, percepiti non più come strumenti da manipolare a favore dello show business, ma manipolatori a loro volta fino a diventarlo di sé stessi come nel caso estremo di Vicious, animo più semplice e meno articolato dell’eclettico Rotten, che finirà per essere fagocitato dal suo stesso personaggio fino all’autodistruzione. Leggi tutto l’articolo
I lunghi capelli della morte, regia di Antonio Margheriti
Lo splendido uso del bianco e nero, le atmosfere terrorizzanti determinate da un’ombra che scorre su di una parete o da una porta che si chiude, realizzate da questo Autore misconosciuto e geniale, che realizza un cinema di sguardi, di impalpabili sensazioni, ci fanno rimpiangere l’epoca in cui anche il cinema di genere italiano era grande (non a caso Quentin Tarantino si dichiara ammiratore di Margheriti) ed un film poteva far paura senza che si dovesse vedere una sola goccia di sangue. Leggi tutto l’articolo


