Feb 202011
 

IL GRINTA (True Grit), regia di Ethan Coen, Joel Coen con Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Josh Brolin, Matt Damon, Barry Pepper, Paul Rae, Domhnall Gleeson, USA, 2010
★★★★☆

Dopo aver civettato per anni con G. Clooney i due fratelli tornano al personaggio cult Drugo, al miglior Jeff Bridges degli ultimi tempi. Ne esce fuori un film che sa di antico (Fargo, Arizona Jr, Il Grande Lebowski), seppur più sobrio di Non è un paese per vecchi, straordinario e paranoico trip metropolitano monumentalizzato dall’interpretazione di Javier Bardem. Ed è proprio li il segreto degli originari Coen, un personaggio magnifico, mitico, e molte volte anche negativo, attorno al quale ruotano vicende e personalità quanto mai bizzarre. Ed ecco dunque che i due fratelli scelgono una storia molto particolare, Il Grinta dall’omonimo romanzo di Charles Portis, una storia di vendetta, un tema, questo, capace di produrre film incredibilmente belli come Lady Vendetta, Old Boy, Kill Bill.
Il Grinta è ambientato nel Far West di fine Ottocento, la quattordicenne Mattie Ross arriva a Forth Smith decisa a catturare l’assassino di suo padre, Tom Chaney. La sua volontà ed il suo carattere la portano ad ingaggiare il miglior Sceriffo Federale della Regione, un certo Rooster Cogburn, un uomo che dimostra molto più dei suoi anni, forse segnato da una vita difficile passata sotto le stelle ed il freddo a catturare fuorilegge e dalle bottiglie di wiskey scolate come acqua nei momenti di riposo. La ragazza e lo sceriffo si ritroveranno insieme ad inseguire una banda di rapinatori ed assassini nella vasta e Selvaggia Nazione Indiana.
Il film è quasi un ritorno alle origini dei Coen, un sapore Epico ti attanaglia fin dall’inizio (come solo Il centauro solitario dell’apocalisse di Arizona Jr. sapeva creare), anche se in tono minore. La pellicola si appoggia in maniera prepotente sui personaggi interpretati ottimamente da Jeff Bridges ed Hailee Steinfeld e per i quali sentiamo già odore di statuetta. Forse il fatto di adattare un Romanzo che racconta una storia già di per se particolare ha leggermente imbrigliato la loro creatività, o forse sarà la rotta intrapresa negli ultimi tempi, fatto sta che dai fratelli, non ci si aspettava un film western quasi “normale” (come ad esempio il recente Appaloosa). Poche, anche se di notevole spessore, sono le scene capolavoro. Ci sarebbe insomma piaciuto vederli galoppare ancora una volta nelle praterie della follia, come avrebbe potuto fare Tutto Matto, il cavallo un po’ anarchico cavalcato da Mattie o come succede nella leggendaria scena della sfida finale. La lieve nota critica è solo un atto d’amore per questi due artisti che molto hanno dato e stanno dando al Cinema e dai quali vogliamo sempre il massimo. Nella nostra valutazione, il 4 che diamo è un incoraggiamento a continuare con la via maestra delle origini, anche se forse un 3.75 sarebbe stato più corretto. Ad ogni modo l’oscar come miglior film o regia, che verrà assegnato tra una sola settimana, sembra essere ampiamente alla portata dei Coen .
Recensione by Magister

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