Feb 102010
 

Regia di Radu Mihaileanu. Con Aleksei Guskov, Mélanie Laurent, Dmitri Nazarov durata 120 min. – Francia, Italia, Romania, Belgio 2009

★★★★☆

Uno dei più bei film degli ultimi anni, presentato all’interno del Festival di Roma, dove avevamo trovato il regista e l’interprete principale accompagnati sulla passerella rossa dell’Auditorium dagli strumenti gitani degli zingari nostrani Acquaragia Drom, è stato “Le Concert” del regista rumeno Radu Mihaileanu, di cui avevamo già apprezzato nel 1998 Train de vie.
E come in Train de vie, anche Le Concert affronta temi drammatici e struggenti ma li racconta con poesia e leggerezza, insieme a grande ironia ed intelligente sarcasmo, mimetizzando eventi anche tragici tra momenti buffi e paradossi inevitabili, il tutto accompagnato da una vera e propria protagonista in più: una splendida e fondamentale colonna sonora, tra musica classica, multietnica, zingara e pop.
Siamo a Mosca. Nell’era Brežnev, Andrei Filipov (il bravissimo Aleksei Guskov) è un grande e stimato direttore dell’Orchestra del Bolshoi ma cade in disgrazia perché si rifiuta di cacciare dalla sua orchestra i musicisti ebrei che sono in quel periodo perseguitati per motivi razziali. Ai giorni nostri lo incontriamo sempre al Bolshoi ma come uomo delle pulizie; intercettando per caso un fax che richiede la presenza della prestigiosa Orchestra del Bolshoi a Parigi, al Théatre du Chatelet, Andrei Filipov, che non ha mai smesso di amare profondamente la musica e di sentirla come l’unica, vera possibilità di affrancarsi da qualsiasi giogo, reale o ideologico, coglie al volo l’occasione di rivalsa di tutta la sua vita e della sua orchestra di un tempo. Organizza allora con l’aiuto dei vecchi amici musicisti una trasferta a Parigi spacciando l’allegra brigata dei vecchi orchestrali raffazzonati e fuori forma per l’attuale Orchestra del Bolshoi.

Sullo sfondo di una serie di siparietti tra il goffo e il patetico che, ovviamente, da questo momento in poi riempiranno la trama del film, Andrei Filipov continua ad essere protagonista di un’altra storia molto intensa di amicizia, rispetto e profonda ingiustizia iniziata trent’anni prima che coinvolge la violinista francese Anne Marie Jacquet (Mélanie Laurent, splendida co-protagonista anche di Bastardi senza Gloria), di Tarantino) con un epilogo molto commovente.

Il film è davvero interessante e ci fornisce spunti di riflessione a trecentosessanta gradi descrivendo con occhio sarcastico le molte contraddizioni delle vite attuali dei cittadini dell’ex Unione Sovietica che, ad esempio, organizzano delle posticce manifestazioni di consenso al Partito Comunista sulla Piazza Rossa utilizzando in realtà comparse appositamente pagate per millantarsi sostenitori accaniti, o si dedicano con sfrenato piglio ebraico al commercio di telefonini russi a prezzi stracciati non appena messo piede a Parigi, o vivono un alquanto ridicolo complesso di superiorità nei confronti dei Francesi che ricambiano con un atteggiamento altrettanto spocchioso di amore/odio.
Ma la vera protagonista di questo film così sfaccettato è la Musica, autentico motore e tema conduttore di tutte le vicende umane e dei sentimenti di protagonisti e comprimari. Oltre a comporre i temi originali il compositore Armand Amar ha magnificamente adattato ai ritmi del film il “Concerto per violino e orchestra” di Cajkovskij), esaltandolo e dandogli vita propria in una indimenticabile, lunga scena finale, commovente e catartica. Eppure accanto a musica così colta e sublime trovano un ruolo fondamentale anche altre musiche: gitane, slave, pop che il compositore utilizza come tanti piccoli camei in vari momenti, dimostrando ancora una volta che nell’esaltazione dei contrasti e delle differenze sta la vera ricchezza e la forza vitale e facendo sentire dentro ognuno di noi una passione così forte che solo certa Musica può infiammare.

Recensione di Susanna

  One Response to “Il Concerto”

  1. [...] pellicole della settimana:9- 15 febbraio Il concerto, Regia di Radu Mihaileanu Il film è davvero interessante e ci fornisce spunti di riflessione a trecentosessanta gradi [...]

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