Feb 102010
 

Regia di Giorgio Diritti. Con Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Diego Pagotto, Eleonora Mazzoni.
117 min. – Italia 2009

★★★★☆

Presentato al festival del Cinema di Roma, è l’impegnativa opera seconda del regista Giorgio Diritti, dopo l’esordio con il piccolo capolavoro “Il vento fa il suo giro”.
La vicenda si svolge durante la seconda guerra mondiale e vede side effects of viagra coinvolta la comunità di un villaggio contadino dell’Emilia Romagna. Culminerà con una strage, una delle tante perpetrate per rappresaglia dai nazisti ai danni della popolazione civile, dove verranno uccisi vecchi, donne e bambini che si erano rifugiati in chiesa sperando di trovare scampo in un luogo sacro.
Il riferimento storico è reale poiché si tratta della strage di Monte Sole, mentre i personaggi della storia sono immaginari. Il film è in dialetto (sottotitolato in italiano) perché così si parlava nell’Italia contadina di allora, ed ha un illustre precedente nel film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli” in lingua bergamasca, sempre sul mondo contadino.
La vita nel villaggio, malgrado l’occupazione tedesca, scorre nel suo ritmo naturale: il lavoro nei campi, l’allevamento del bestiame, i bambini che vanno a scuola; nelle sere d’inverno ci si riunisce nella stalla, il posto più caldo e più grande della casa, per stare insieme e parlare mentre si intrecciano cesti di vimini. I ragazzi riescono anche a trovare il modo di ballare dentro una grotta a lume di candela. La vita degli adulti è condivisa anche dai bambini poiché tutto avviene entro le mura di casa: la malattia, la morte, ora anche gli orrori della guerra. Ogni tanto viene qualche tedesco a chiedere cose da mangiare, poi man mano la loro presenza diverrà più invadente e minacciosa, non si limiteranno più a chiedere ma si prenderanno gli animali, violenteranno le donne. I giovani sono nei boschi, in montagna, sono “partigiani”. Chi per convinzione politica, chi senza ideali e solo perché ritiene che nazisti e fascisti cialis generic siano i naturali nemici contro cui combattere. Per un caso fortuito scamperanno alla strage soltanto una bambina e il fratellino neonato. La piccola qualche anno prima aveva perso l’uso della parola proprio perché traumatizzata dalla morte di un altro fratellino avvenuta mentre era tra le sue braccia. Toccante la scena in cui la bambina stringendo il fratellino tra le braccia davanti alla casa ormai deserta, gli canta una ninna nanna prima con voce incerta poi man mano sempre più sicura. Un trauma le aveva tolto l’uso della parola, un altro trauma gliela restituisce.
Oggetto del film è questo microcosmo contadino e le vicende belliche che lo vedono coinvolto. Il regista, proponendo al pubblico un mondo rurale ormai scomparso da tempo e vicende storiche che risalgono a più di mezzo secolo fa, ha fatto una scelta coraggiosa, forse apprezzata più dalla critica che dal pubblico. Probabilmente la cosa più impegnativa nella realizzazione del film è stata quella di riuscire a rappresentare in modo realistico e convincente sia quel mondo che quegli avvenimenti. Obbiettivo senz’altro raggiunto poiché la verosimiglianza è resa molto bene oltre che dall’uso del dialetto anche dalla recitazione misurata (e quindi realistica) e dai toni smorzati della fotografia.

Recensione di Franca.

  One Response to “L’uomo che verrà”

  1. [...] L’uomo che verrà, regia di Giorgio Diritti Presentato al festival del Cinema di Roma, è l’impegnativa opera seconda del regista Giorgio Diritti, dopo l’esordio con il piccolo capolavoro “Il vento fa il suo giro”. La vicenda si svolge durante la seconda guerra mondiale e vede coinvolta la comunità di un villaggio contadino dell’Emilia Romagna. Culminerà con una strage, una delle tante perpetrate per rappresaglia dai nazisti ai danni della popolazione civile, dove verranno uccisi vecchi, donne e bambini che si erano rifugiati in chiesa sperando di trovare scampo in un luogo sacro.Leggi tutto l’articolo [...]

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