Apr 282013
 

La città ideale, di Luigi Lo Cascio. Con Luigi Lo Cascio, Catrinel Marlon, Luigi Maria Burruano, Massimo Foschi, Alfonso Santagata. Durata 105 min. – Italia 2012

★★★☆☆

Michele Grassadonia è un fervente ecologista. Molto tempo fa ha lasciato Palermo per trasferirsi a Siena, che lui considera, tra tutte, la città ideale. Da quasi un anno sta portando avanti un esperimento nel suo appartamento: riuscire a vivere in piena autosufficienza, senza dover ricorrere all’acqua corrente o all’energia elettrica. In una notte di pioggia, Michele rimane coinvolto in una serie di accadimenti dai contorni confusi e misteriosi. Da questo momento in poi, la sua esperienza felice di integrazione gioiosa nella città ideale comincerà a vacillare.
Fino a che punto possiamo restare coerenti con i nostri principi, protetti dalle nostre certezze e dai nostri ideali, affidandoci all’etica delle nostre scelte?
Questa sembra essere la domanda che ci lascia il film di Luigi Lo Cascio, La Città Ideale, opera prima dell’attore che lo ha scritto e diretto e di cui è anche l’interprete principale. Lo Cascio ha scritto un film, come lui stesso ha spiegato, in cui si racconta non in termini autobiografici, ma attraverso il contenuto esistenziale della vicenda e le scelte del protagonista. Il film esprime il concetto di un’etica profonda, anche commovente e mostra con estrema umiltà e onestà la frustrazione, la sconfitta intima di una brava persona: un idealista, senza ignorare le profonde contraddizioni che lo abitano. I principi, per quanto validi, quasi mai spianano la via. Ecco infatti che le scelte di quest’uomo, nonostante siano volte al bene, nascondono una trama di meschinità e di egoismi, che lasciano poco spazio alle relazioni umane. Il protagonista è inviolabile nella sua purezza e al tempo stesso tanto intransigente da risultare incompreso e antipatico. E’ al contempo un uomo ombroso e pacifico, schietto e determinato, costantemente trattenuto dall’esigenza di restare fedele alle sue idee. Anche le sue pulsioni e l’attrazione verso una giovane e bella donna diventano per lui motivo di turbamento, perché non trovano una forma compiuta e restano inespressi e frustrati.
Vestire i panni dell’intransigenza in nome di un pensiero nasconde una fragilità profonda e la paura di smarrirsi. Michele Grassadonia è una vittima degli eventi, non ha nulla da biasimarsi. Al contrario è saldamente convinto che la ragione sia dalla sua parte e che la verità sarà la sua arma di difesa. Paradossalmente egli confida in quella società da cui, attraverso le sue scelte di vita, si differenzia. C’è anche sua madre a sostenerlo e a ricordargli quanto sia simile a suo padre, uomo incorruttibile e morto proprio per non aver mai rinunciato alla sua onestà.
Lo Cascio interpreta con estrema grazia e bravura questo uomo, raccontando tutto con un’analisi lucida e molto sincera.
Un ritratto che si avvicina molto a una confessione: l’aspirazione e il bisogno di corrispondere a un’immagine il più possibile vicina ai propri principi, mettendo al centro delle proprie scelte una sfida con se stesso. La sfida è armonizzare la propria coscienza con la realtà. Proteggersi dal caos, dall’imprevisto e dalla volgare trascuratezza del vivere senza principi. Questa sottile e continua dialettica si sente, si respira fin dall’inizio del film. E’ presente nel volto dolce, ma teso del protagonista, nel suo abbigliamento sobrio. Si percepisce nel cielo grigio, dalle facciate dei palazzi. Si capisce soprattutto quando l’uomo deve confrontarsi con quel mondo da cui si è sempre tenuto lontano. E’ disorientato e impreparato: “Lei è non sembra umano” gli dice l’avvocato che dovrebbe difenderlo “… lei cerca la verità, l’essere umano vuole vincere”.
In questa frase è condensato il significato ultimo del film. Che non è un’ammissione di sconfitta, anzi è la coraggiosa sfida a una stanca abitudine: quella di suicidarsi in nome della convenienza. La scrittura e il montaggio tengono il film sospeso tra sogno e realtà dando un’efficace tensione emotiva, in una situazione di quasi immobilismo e attesa. Le ambientazioni sono tutte molto anguste, con primi piani che sembrano soffocare lo spettatore. E man mano che si sviluppa il dramma, cresce la preoccupazione del protagonista trasformandosi in un incubo. Sono quasi più reali i suoi incubi notturni della sua paura di perdere tutto.
Al film si aggiunge una parte di tenerezza e sottile comicità quando interviene la madre del protagonista. La sua presenza lo riporta a una dimensione più vera: come se cancellasse le sue divisioni interne riportandolo a un nucleo più antico dove il protagonista riesce a ritrovare una direzione.

Recensione di Costance

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