Jan 032012
 

Le Idi di Marzo, regia di George Clooney, con George Clooney, Ryan Gosling, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood.USA, 2011, 101 minuti.

★★★☆☆

Come nello splendido “Good Night and Good Luck”, George Clooney in quest’opera che ha inaugurato tra grandi applausi la Mostra del Cinema di Venezia 2011, torna a riflettere sul rapporto tra politica e morale, ma stavolta, coraggiosamente, da vero “liberal”, indaga nel suo stesso campo di appartenenza ideologica.
Ispirandosi alla piece teatrale Farraguth North di Beau Willimon, Clooney si rifà apertamente ai classici del cinema di denuncia della “New Hollywood” degli anni sessanta e settanta: basterà ricordare, a titolo di esempio, lo spettacolare “Sette Giorni a Maggio” di John Frankenheimer, che raccontava un tentativo di colpo di stato militare negli Usa, o il capolavoro “Tutti gli Uomini del Presidente” di Alan J. Pakula, che lucidamente descriveva lo scandalo Watergate, messo a nudo da due valorosi giornalisti, o “Il Candidato”, di Michael Ritchie, dove un grande Robert Redford descriveva l’amara ascesa ed il disincanto di un avvocato idealista al Senato, o ancora “L’amaro Sapore del Potere” di Franklin J.Schaffner, ove due candidati alla Presidenza, uno idealista ed indeciso e l’altro cinico ed opportunista si battevano duramente, fino alla vittoria di quest’ultimo.
In realtà Il film, pur caratterizzato da un fondo di cinismo e di amarezza che a molti ha fatto gridare all’antipolitica, è una rigorosa indagine sulla caduta degli ideali ed è attualissima, sia in America che in Europa.
Vi si narra di un candidato democratico alla Presidenza, Mike Morris (Clooney), liberal, pacifista, fortemente progressista, al punto di dichiarare apertamente il suo agnosticismo in un Paese come gli Stati Uniti, in cui notoriamente la Politica va a braccetto con la Religione, le cui posizioni radicali rischiano di essere sopraffatte, nelle imminenti primarie in Ohio, aperte per tradizione anche al voto dei non iscritti, da un candidato centrista moderato.
L’unica speranza è di conquistare i voti del senatore nero Thompson, politico conservatore e di apparato, che sembra volersi vendere al miglior offerente.
Il Governatore Morris ha uno staff di primordine: un veterano delle campagne elettorali, Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), ed un giovane mago della comunicazione, Stephen Meyers (Ryan Gosling), fortemente idealista, sposato con la politica. Il loro compito è di creare il “logo” di Morris, e di reperire le alleanze per agevolarlo nella corsa alla Casa Bianca.
Ma una giovane e bella stagista, Molly (Evan Rachel Wood) si mette di traverso: seduce Meyers, il quale casualmente scopre una preesistente relazione della ragazza col Governatore; tutto si complica maledettamente quando lei rimane incinta, e non trovando aiuto in nessuno dei due, disperata, perde la vita in circostanza non chiare. A questo punto l’ambizioso Meyers, conteso dal capo dello staff dell’avversario alle primarie (un ottimo Paul Giamatti), che lo vuole ingaggiare, pensa, giocando su due tavoli, di utilizzare il suo potere di ricatto col Governatore, ai fini di velocizzare la sua carriera politica. Morris cederà, al fine di evitare, vista la relazione clandestina con la ragazza, un potenziale scandalo letale per le sue ambizioni presidenziali, e con cinismo accetterà i voti del corrotto senatore Thompson, portategli in dote dal suo consigliere ricattatore, ora nominato capo del suo staff al posto di Paul Zara, che aveva tentato di licenziarlo per indegnità morale.
Un Thriller politico, come l’ha definito Clooney, ma che vuole parlare di moralità. In effetti, la tensione è costante, gli attori che interpretano i vari personaggi sono incredibilmente bravi. La metamorfosi dell’idealista Meyers è credibile ed agghiacciante, ed il suo sguardo nell’ultima inquadratura è tutto un programma; la figura del Governatore Morris è un po’ tenuta sullo sfondo, ma nel gelido discorso tra lui ed il suo consigliere ricattatore, egli svela il suo vero volto cinico e spietato. Sullo sfondo, una cinica giornalista (la brava Marisa Tomei) è la prima ad accorgersi con stupore della metamorfosi esistenziale di Meyers.
Un film coraggioso, che non fa sconti a nessuno: esso non appare affatto qualunquista, ma profondamente realista, perché ci parla di congiure di palazzo e di intrighi di potere, senza alcuna distinzione di colore politico.
Sembra un’opera shakespeariana dove la lotta degli uomini e delle donne per affrancarsi dalle passioni e dalla superbia è perfettamente inutile: vince il potere, ed essi si vendono senza scrupoli l’anima deprivandosi della propria umanità. Essa rappresenta un’incursione geniale nell’immaginario americano, e ne continua la grande tradizione del cinema di denuncia, dandoci una splendida lezione di moralità civile. Lo stile del regista Clooney è asciutto ed immaginifico, e rappresenta una bella lezione di Cinema moderno: il cast di attori è formidabile, essi si rendono protagonisti senza alcuna eccezione di una grande interpretazione: su tutti svetta Ryan Gosling nell’inquietante personaggio che a fini di potere percorre con successo per intera la strada dell’inaridimento della propria coscienza, mostrando addirittura nei progressivi cambiamenti dell’espressione del volto la crescente abiezione morale.

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