Gen 132022
 

Matrix Resurrections, di Lana Wachowski, con Keanu Reeves, Carrie Anne Moss, Yahya Abdul Mateen II, Neil Patrick Harris, Jessica Henwick. USA-145 min

★★★☆☆

Matrix ResurrectionsI sequel di Matrix non hanno mai goduto di una buona reputazione. Matrix Reloaded e Matrix Revolutions, nel 2003, furono accolti abbastanza tiepidamente come dei seguiti che offrivano solo delle buone scene d’azione ma non più la profondità e la filosofia del primo Matrix (1999) ritenuto da molti come uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.
Personalmente, premetto di adorare tutta la trilogia originale. Il primo è un capolavoro del genere fantascientifico impeccabile dall’inizio alla fine, con a mio giudizio uno dei finali più belli e azzeccati della storia. Matrix Reloaded è anche tra i miei film preferiti: filosoficamente interessante e con delle scene d’azione tra le meglio girate che io abbia mai visto. Revolutions è il più debole: sceneggiatura monotona, a tratti noioso ma che comunque quadra il cerchio in modo piuttosto coerente.
Questo quarto capitolo, Matrix Resurrections, è indubbiamente il peggiore, nettamente inferiore alla trilogia a livello qualitativo. Mettiamo subito questo nero su bianco. La situazione però è a mio parere molto complessa. Con il terzo capitolo che chiudeva in modo abbastanza netto la storia, un seguito ad oggi sembrava piuttosto superfluo, e guardando il film appare chiaro abbastanza presto. Tuttavia, nella prima parte il film stesso sembra esserne consapevole, e trova degli espedienti molto interessanti per parlarne ed imbastire un certo discorso sulla nostra contemporaneità: la critica sociale e le riflessioni della prima parte sono messe in scena in modo molto arguto e meta-cinematografico, a tratti oserei dire in modo geniale. Il film alza l’asticella dell’originalità talmente in alto nel parlare di certi argomenti che mi sono chiesto dove sarebbero andati a parare nel corso del film. Ed è proprio questo il problema: tutto il discorso non va a parare da nessuna parte. Quando la trama inizia a ingranare e ad innescare gli eventi, tutti i comparti come la storia, i personaggi, e i temi filosofici iniziano a sfaldarsi pezzo dopo pezzo come un gelato sotto il sole di agosto.
Il film inizia piano piano a perdersi tra citazionismo eccessivo del primo Matrix, trovate deboli per mandare avanti la trama, personaggi che tornano completamente snaturati culminando in un finale che definirei un disastro.
Sorprendentemente, anche l’azione non colpisce più di tanto: intrattiene il dovuto e gli effetti fanno il loro dovere, ma creativamente le coreografie dei combattimenti sono stanche e poco ispirate e il tutto risulta più confusionario e caotico rispetto ai vecchi film.

Le interpretazioni di Reeves e Moss sono piuttosto sottotono, anche relativamente ai personaggi di Neo e Trinity che non hanno mai effettivamente avuto un grande range di espressività e coinvolgimento emotivo.
Inaspettatamente rispetto a ciò che il trailer potesse indurre a pensare, il personaggio di Neil Patrick Harris è il più interessante del film e anche quello di Bugs, la ragazza con i capelli blu che si vede nei vari trailers, ha un suo perché, anche se purtroppo la sceneggiatura verso la fine inizia quasi a dimenticarsene dovendo destreggiarsi nel tenere insieme le fila dei vari avvenimenti, come avviene esattamente per il personaggio del “nuovo” Morpheus.
La filosofia interessante e meta-critica nell’atto finale sfocia in un didascalico pistolotto che mescola velato complottismo e accenni di politicamente corretto forzato totalmente a caso.
Vorrei poi affermare che non si può giustificare il finale brutto del film interpretandolo come una conseguenza del discorso che permea la prima parte: una seconda parte brutta non può, essendo interpretata come intenzionale, diventare bella: se il climax non è all’altezza, non lo è e basta, indipendentemente dalla genialità degli spunti iniziali.
Matrix Resurrections, soprattutto per un fan del franchise come me, è un gran peccato: crolla sotto il peso stesso dei suoi presupposti ambiziosi, c’è del potenziale ma arriva solo fino ad un certo punto.
E’ stato un esperimento questo di Lana Wachowski, lo si può leggere così: a mio parere, riuscito a metà.

Recensione di Kevin MacNally

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