Nov 012011
 

Roma, Auditorium Sala Petrassi, 29 ottobre 2011

★★★½☆

Un gentile signore di 68 anni ha tenuto una lezione di cinema in occasione del Festival del Cinema di Roma. Si chiama Michael Mann. Con la modestia e l’umiltà dei veri artisti ha risposto alle domande poste dai due curatori di questa Master Class, Mario Sesti e Antonio Monda. Il botta e risposta prendeva spunto da alcune sequenze tratte dai suoi film che non seguivano un ordine cronologico ma più il gusto e la curiosità di Sesti e Monda con la complicità dello stesso Mann: Strade Violente (Thief -1981), Miami Vice (2006), Heat – La Sfida (Heat 1995) , Manhunter- Frammenti di un omicidio (Manhunter (1986), Collateral , L’ultimo dei Mohicani (The Last of the Mohicans – 1992) Alì (2001), Insider – Dietro la Verità (The Insider 1999). In questo percorso Mann risponde spesso eludendo parte della domanda come ogni grande regista che si rispetti, molto probabilmente perché noi, da spettatori e/o addetti ai lavori, ci aspettiamo ragioni profonde sui perché, sui segreti di un film mentre per l’autore si tratta quasi sempre di mestiere che parte dalla sceneggiatura. Mann la segue scrupolosamente tanto che scopriamo che in Collateral, il coyote che passa davanti al taxi dove Tom Cruise killer filosofo tiene in ostaggio Jamie Foxx ed il suo sogno americano era già nella sceneggiatura. Mann aggiunge che può capitare di incontrare dei coyote a Los Angeles e che aveva deciso di inserirlo in quel punto della storia per sottolineare la consapevolezza delle loro vite che i due protagonisti stanno condividendo e per creare un punto di raccordo con le storie parallele che si congiungeranno nel finale. Sceneggiature seguite alla lettera ma che hanno sempre come ispirazione la realtà. Mann lo afferma, la ricerca è una grande strumento e lui ne fa un ottimo uso sia quando afferma di aver ingaggiato un vero ladro, J. Santucci, per insegnare il mestiere a James Caan in Strade Violente. “The story goes where they go”, la storia va dove vanno i personaggi ed è per questo che Mann fa tornare a “scuola” i suoi attori. Russel Crowe per Insider ha preso delle lezioni di chimica. De Niro, Pacino, Val Kilmer per interpretare il piano sequenza della sparatoria di Heat hanno seguito le istruzioni di un veterano della guerra in Iraq . Val Kilmer ha poi utilizzato le strategie per i combattimenti a fuoco della Delta Force. All’autore, tra gli altri, di Nemico Pubblico piace mettere alla prova i suoi attori, a far superare loro i propri limiti, “the frontier” il confine non solo delle proprie capacità ma quel concetto tutto americano della frontiera e dei suoi pionieri. Gli attori diventano, pur restando consapevolmente loro stessi, qualcun altro entrando nella vita dei personaggi. Mann ci dice che ogni suo personaggio nasce con un proprio curriculum ed una propria fisicità molto prima di scegliere l’attore che lo interpreterà, permettendo così al sex symbol Tom Cruise di interpretare il primo ruolo da cattivo in completo grigio come i suoi capelli, a Russel Crowe di barattare i muscoli che lo avevano reso un perfetto Gladiatore con dei chili in più, a Daniel Day Lewis di perdere l’aspetto troppo magro e fragile per diventare un guerriero forte ed atletico. Mann ci conferma anche di essere un regista di mestiere quando a diverse domande sull’uso della musica e del colore risponde molto semplicemente che gli piace usare ogni mezzo a sua disposizione. La musica è evocativa, accompagna e sostiene le scene. I colori determinano i momenti della storia ed i luoghi in cui si svolge. Soprattutto nelle scene di azione il luogo dove si svolge diventa protagonista. Nella sequenza proiettata de L’ultimo dei Mohicani (la ragazza che sceglie di gettarsi dalla montagna piuttosto che cadere nelle mani dei pellerossa) la montagna del Nord Carolina, la natura selvaggia rappresentano la frontiera, lo scontro tra i nuovi americani e gli indigeni che sono destinati a scomparire a seguire idealmente il destino della ragazza. Il superamento della frontiera torna anche in un film come Manhunter, un confine mentale in questo caso. Il serial killer Dolarhyde (Tom Noonan) seduce la ragazza cieca Reba (Joan Allen) con l’interfaccia di uno splendido esemplare di Tigre narcotizzata. Mann, che non tradisce la sua totale aderenza con la realtà della vita, conferma di aver incontrato e di aver corrisposto negli anni settanta con Dennis Wayne Wallace un serial killer che, come molti psicopatici, aveva subito degli abusi nella sua infanzia. Questa conoscenza è nata molto prima che il libro di Thomas Harris che ha ispirato Manhunter venisse scritto. Mann vuole conoscere la realtà delle cose a prescindere dai suoi film e probabilmente è questa la sua forza. Ci conferma che uno dei suoi film preferiti è Sfida Infernale (My Darling Clementine – 1946) di John Ford e la scena di Henry Fonda (Wyatt Earp) seduto su una sedia sotto il portico che si dondola facendo leva con una gamba a terra ed una sulla balaustra. Eppure alla domanda se e come John Ford lo abbia influenzato nel suo cinema la risposta gentile ma secca è no. In questa risposta c’è la sua filosofia. Fare in prima persona. Le ricerche per sviluppare il soggetto, la stesura di una sceneggiatura che non tralasci nulla, la ricerca degli attori, l’uso di tutti i mezzi artistici e tecnici disponibili come il digitale con il quale ha girato per intero Collateral e che ha permesso di rendere l’ambientazione notturna ricca di sfumature di colore. Fare in prima persona anche la televisione. Per Michael Mann la tv via cavo sta vivendo la sua “golden age”, l’età dell’oro perché ha nelle sue fila i migliori scrittori ed attori, soprattutto la HBO per la quale ha girato l’episodio pilota di Luck, una serie che partirà in America a gennaio 2012, con attori di primordine come Dustin Hoffman, Nick Nolte, Dennis Farina. Nel finale di questo incontro ne sono stati trasmessi alcuni minuti, perfetti nei loro particolari. Ad una delle ultime domande, questa volta del pubblico, Mann sembra quasi pronto a svelarci le quattro storie che ha intenzione di portare sul grande schermo. Si ferma però alla prima, già conosciuta, su un film di ambientazione medievale (tratterà la battaglia di Agincourt). Per le altre tre idee e possibili film dovremo aspettare che l’uomo del fare inizi la sua paziente opera di ricerca, sceneggiatura, casting e messa in scena. Signor Mann, è stato comunque un piacere.

Reportage di Ingrid

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