Oct 082015
 

Non Essere Cattivo, di Claudio Caligari, con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei, Valentino Campitelli, Alessandro Bernardini. Italia, 2015; Durata: 100 minuti

★★★★☆

NON-ESSERE-CATTIVO-POSTER-LOCANDINA-2015-1 Questo bellissimo film postumo di Claudio Caligari, un’opera sofferta e dalla lunga gestazione ha potuto avere definitiva stesura ed accesso nelle sale per l’impegno indefesso, devozionale di Valerio Mastandrea, che ne ha curato prima la produzione e poi l’editing, a seguito della morte del regista avvenuta nel maggio scorso.
L’opera è stata già presentata fuori concorso alla Biennale Cinema di Venezia 2015, riscuotendo grande apprezzamento, soprattutto dalla critica, che l’ha riconosciuta tra le più importanti della mostra, ed ora sarà in lizza per partecipare all’Oscar per il miglior film straniero.
Tutto ciò ci fa particolarmente piacere, in quanto “Non essere Cattivo” è un film di grande valore, assolutamente inusuale nel panorama cinematografico italiano, dotato di un grande impatto emotivo e di una capacità di narrazione straordinariamente efficace.
Caligari ha avuto una carriera difficile ed ai margini dell’establishment del cinema italiano. Troppo brutale, sincero, spiazzante il suo cinema; solo Martin Scorsese e Pier Paolo Pasolini, con modalità molto diverse, avevano descritto, prima di lui, con simile efficacia, il mondo dei reietti, dei senza futuro.
Con Amore Tossico del 1983, egli ci aveva scioccato, descrivendo le vicende di tossicomani di Ostia, ma pur trattandosi di un’opera importante, forse un qualche compiacimento effettistico si era notato. Con l’Odore della Notte, del 1997, la cifra narrativa era divenuta più rigorosa. Descrivendo il mondo delle rapine nella capitale, attraverso la caratterizzazione di alcuni personaggi, il regista, ispirandosi alla famosa banda di “Arancia Meccanica”, trovava una vena autentica, fortemente sobria e realistica. Ma la cifra stilistica del nuovo film è maggiormente rigorosa, oseremmo dire perfetta, nella sua descrizione di un mondo senza bellezza, che nessuno di noi vuol vedere, pur conoscendone l’esistenza. Così torniamo nell’inferno di Ostia, dei tossicomani, dei piccoli rapinatori di strada.
Siamo nel 1995: Cesare e Vittorio (Luca Marinelli ed Alessandro Borghi, superlativi) amici da sempre, vivono di piccoli furti, di spaccio, di bravate e sniffate insieme ai loro amici e sodali di borgata. Un’esistenza disperata, vissuta sempre con il rischio di essere arrestati, che consumano stando giornate intere seduti al bar, senza far nulla, aspettando l’opportunità di un piccolo colpo per sbarcare il lunario.
Ma mentre Vittorio, dopo drammatiche vicende, più vitale, forse per la sua indole meno nichilista, incontra una donna con cui costruisce un valido rapporto e, superando enormi difficoltà, riesce a trovare un lavoro da muratore, Cesare continuerà la vita di sempre, perché vuole subito i soldi, perché ha una nipotina gravemente malata, perché non sa attendere, perché è divorato da una “cupio dissolvi” che lo porterà ad incontrare il suo tragico destino.
Due persone di disperata vitalità, anche nell’autodistruzione; Caligari con piglio realistico e furente ci racconta la vita di questi disperati, coniugando la terribile descrizione dei tossicomani di Amore Tossico alla drammaticità della vita da rapinatori violenti di L’Odore della Notte, trovando una cifra appassionata, che rammenta nettamente, per coinvolgimento e capacità descrittiva, il Pasolini dei “ragazzi di vita”, delle borgate di Accattone e Mamma Roma e lo Scorsese dei piccoli criminali di Little Italy mirabilmente descritti in Mean Streets.
Raramente il cinema italiano era riuscito ad immergersi in una realtà di degrado che tutti conosciamo, ma che non vogliamo affatto vedere, con una tale profondità descrittiva e pathos.
Ma il regista sa comunque mantenere la giusta distanza da quelle devastate vite criminali, anche se lascia intravedere una pietas per quelle esistenze dolenti, rabbiose, prive di riscatto. Ed è mirabile anche la descrizione delle donne che appaiono nell’opera: sia i brevi tratti con cui vengono descritte le amiche “smandrappate”, sia le compagne dei protagonisti. Una, Linda, che porta Vittorio alla salvezza, gli dà stabilità ed un futuro, l’altra, anch’essa tossicomane, che si batte fino alla fine per uscire da quel mondo, ma non riesce ad impedire il tragico destino del suo Cesare. Due straordinari ritratti di donne; Roberta Mattei e Silvia D’Amico, interpretano Linda e Viviana, le compagne dei due amici, con grande forza espressiva, due donne diverse, ma entrambi intense ed appassionate.
Ostia, peraltro, è descritta come l’altra Roma, quella senza Grande Bellezza, dove il sottomondo proletario soffre, urla, si divincola in uno spasmodico desiderio di rivalsa, da un destino quasi sempre ineluttabile. Diceva, a questo proposito, alcuni anni fa Caligari in una intervista, mentre era in atto la gestazione del film, che forse, proprio nell’inferno della tossicodipendenza, della spirale consumo spaccio per necessità, la narrazione pasoliniana di Accattone avrebbe ancora un senso, pur nel conformismo culturale e comportamentale odierno, che il grande poeta aveva lucidamente previsto.
Eppure una speranza forse c’è. La dolcezza di Vittorio, il suo sorriso mentre osserva il neonato, figlio del suo amico, fa sperare in un altro futuro. E nella descrizione di queste vite, di queste figure “border line”, nel loro furore e nella loro disperata reattività il regista non si limita a parlare di loro, ma vuole allargare lo sguardo sulla natura umana, sui luoghi tenebrosi dell’anima e della degradazione di una condizione sociale di dolore ed emarginazione da cui non c’è spesso ritorno. Con un talento visivo straordinario, che unisce scene fortemente suggestive a dialoghi realistici e serrati, ma anche ironici, che determinano una mirabile, straordinaria scansione drammatica dei tempi della narrazione, dando prova di possedere tutte le caratteristiche di un raro e profondo umanesimo.
Una grande perdita per il cinema italiano.

Recensione di Dark Rider

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