Jul 242020
 

Una piacevolissima chiaccherata con Riccardo Papa, sceneggiatore e regista che debutta sulle piattaforme On Demand con “I Liviatani” suo primo film, che dimostra come anche in Italia possiamo fare della pregevole Black Comedy

Riccardo! Benvenuto su Slowcult! Noi ci conosciamo da parecchio, e come band abbiamo avuto il piacere di averti come regista dei nostri video per un bel periodo del nostro viaggio musicale. Vi muovevate come Grapevine Studio. Raccontaci quel periodo, i tuoi inizi come videomaker e non solo e la nascita di un team che vedo consolidato nel corso degli anni

Riccardo Papa: “Ciao Fabrizio, grazie innanzitutto della chiacchierata. Fa sempre un certo effetto ripercorrere nella memoria il proprio percorso,LOCANDINA-I-LIVIATANI-DEF che – almeno nel mio caso, come anticipavi tu – ho avuto la fortuna di poter condividere con molte delle persone con le quali collaboro tuttora, anche in quello che è stato per noi un passo molto importante.
Personalmente, io ho iniziato quando ero ancora a Napoli, ormai una quindicina di anni fa. Mi barcamenavo come assistente tra i set più grandi che si svolgevano in quel periodo in città e il cinema underground: corti tra amici, realizzati con mezzi di fortuna e budget messi su con i lavori più disparati. Dopo il mio primo cortometraggio “Nero”, realizzato nel 2006, mi sono trasferito a Roma e ricordo simpaticamente che nella mia famiglia nessuno avrebbe pensato che sarei resistito per più di due settimane, e invece…
A parte gli scherzi, i primi anni non sono stati facili e all’epoca, per quanto parliamo di “soli” 13 anni fa, non c’erano le possibilità tecnologiche e di condivisione che ci sono oggi.
Comunque, dopo aver frequentato un master per cui avevo vinto una borsa di studio, ho realizzato altri due cortometraggi, “Lacrima di Luna” e “Don”, quest’ultimo per il 48 Hour Film Project, vincendo diversi premi. Entrambi i corti, all’epoca, hanno girato diversi festival in Italia e all’estero. “Don” fu persino proiettato a Berlino e a Cannes. Poi “La fabbrica dei volti noti” che è nato quasi come un esperimento per poi viaggiare per festival per più di un anno e che in qualche modo anticipava un pò i contenuti che abbiamo affrontato nel film.
In seguito, sono arrivati i primi lavori su commissione (spot, video musicali) e con i miei compagni di viaggio abbiamo fondato Grapevine Studio, una piccola società di produzione audiovisiva. Durante questi anni, più o meno dal 2013 al 2018 abbiamo realizzato due documentari (“Supermanz” e “L’oro di Matera”), diversi corti (tra cui “Non uscirai vivo da questo mondo”) e diversi spot e video musicali, tra cui quelli per i Mardi Gras. Se non ricordo male, la nostra avventura insieme è partita con “Are we ready for the sun?”.
Sono anni che ricordo con molto piacere e che hanno formato me e – chiamiamolo così – il nucleo principale del team con il quale collaboro. E’ stato importante per me affrontare un’avventura come quella del primo film con alcuni di loro, sotto ogni punto di vista, da quello umano a quello più pragmaticamente professionale, che sicuramente ti aiuta in sicurezza, ma è anche vero che anni di lavoro insieme ti regalano una certa sintonia sul modo e la gestione dei tempi di lavoro che è fondamentale sul set”.

Ora hai fatto il grande passo. Quale è stata la genesi di questo lavoro “I Livatani”?

R.P: “Paradossalmente, “I Liviatani” è stato il primo progetto che ho scritto con Antonio Cardia, il mio co-sceneggiatore. Anzi, ci siamo conosciuti proprio per scrivere questo progetto, poi da lì siamo diventati molto amici. Lo seguiamo da qualche anno ed è nato da un’esigenza che condividevamo, ovvero quella di muovere una critica nei confronti della società, in particolare quella Italiana, che attraverso il perbenismo del proprio retaggio, nasconde spesso dei risvolti inquietanti. Ma soprattutto, condividevamo la narrazione, il fatto di voler raccontare una storia che non risparmiasse nessuno, neppure noi stessi, e questo lo potevamo fare solo attraverso un genere che in Italia, per certi versi è ancora un tabù, ma che noi amiamo, la black comedy.
Il film racconta di un ragazzo, Orlando, atteso dalla fidanzata Diana nella villa di famiglia per presentarsi agli ignari e temuti genitori di lei e ottenere così la loro approvazione. Goffo e insicuro, Orlando decide di farsi accompagnare dal migliore amico Biagio, il quale mosso da innumerevoli dubbi e assurdi sospetti, farà di tutto per convincere Orlando della reale natura di Diana e della sua famiglia, nel disperato tentativo di fargli cambiare idea. Ma entrambi ignorano di essere ospiti di una famiglia a dir poco particolare della quale scopriranno le strane e inquietanti attitudini”.

Hai preferito usare la piattaforma On Demand, ma siete, giustamente, aperti allo sperimentare nuove forme di fruizione, il grande schermo ha perso definitvamente il suo fascino?
R.P:”Io credo che quello che è successo non ha fatto altro che accelerare un passaggio fisiologico della fruizione cinematografica. Come prima del covid, però, i due mezzi – le piattaforme on demand e la sala cinematografica – possono coesistere tranquillamente. Voglio dire, Netflix sta acquistando sale in giro per il mondo per poter organizzare le anteprime dei propri film e serie che produrrà in futuro. Oltretutto, le piattaforme sul web offrono indubbiamente la possibilità di aumentare la longevità e la fruizione di un film. Ma io non credo che la sala cinematografica morirà perchè è come un tempio, o una chiesa se vogliamo, in cui lo spettatore ha la possibilità di condividere una condizione emozionale, che lo schermo della tv, o di un pc, non potrà mai darti. Per molti il cinema non è solo uno svago, ma un rifugio, per emozionarsi appunto, o per riflettere, e credo che sia una componente da sottovalutare, visto che ha assunto una funzione rituale nella nostra quotidianità..”

Quali sono state le tue influenze? Cinematografiche e non, e quali sono i film o le serie che ci senti di consigliare?

R.P: “Sono le domande alle quali non so mai rispondere. Credo che se dovessi elencare tutti i film, o i registi, o gli scrittori che mi hanno influenzato non finiremo mai più.
A me piacciono le belle storie e i bei film. Posso affermare con convinzione di avere una certa predilezione per le storie surreali, le favole, il genere fantastico, un certo tipo di fantascienza più “contemporanea” e riflessiva, meno futuristica e lontana da noi, un pò come in alcuni episodi di “Black Mirror”, “Ex Machina” o “Arrival”. Sicuramente non posso non citare mostri sacri come Terry Gilliam, John Landis, Sergio Leone o Elio Petri, e non posso non dire che tra i miei film “della vita” ci sono sicuramente i Goonies e Ritorno al futuro.
Invece, tra le produzioni più recenti ti consiglio sicuramente la visione di “Undone”, una serie di Amazon Prime, realizzata in rotoscope (una particolare tecnica di animazione) e “The Vast of Night”, un film veramente “piccolo”, con un budget veramente basso, ma con un cuore e una passione enormi che lo hanno reso un vero gioiello”

Allora buon viaggio a “I Liviatani” e tanta fortuna a te e tutto il team!

R.P:”Grazie a voi di Slowcult!”

 Leave a Reply

(required)

(required)

*


You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>