Feb 152014
 

Smetto quando voglio, di Sidney Sibilia con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti e Neri Marcorè Durata 100 min Italia 2014.

★★★½☆

Meglio ricercati che ricercatori. Il sottotitolo del film “Smetto quando voglio”, di Sidney Sibilia, una produzione Fandango e Ascent Film con Rai Cinema, la dice lunga sulle peripezie a cui sono obbligati i giovani ricercatori universitari. Ragazzi svegli, dotti, squattrinati, esperti nel loro settore, alla continua ricerca di un sistema per sbarcare il lunario. La precarietà è la loro condizione in-naturale, in una società dove i ‘baroni’ comandano e la condizione di laureato, o – peggio ancora – di ricercatore, è quasi una sciagura. C’è chi lavora di notte alla pompa di benzina, chi lava i piatti in un ristorante cinese, chi cerca di nascondere i propri titoli di studio per poter essere assunto e fare un lavoro sottopagato. Al più intraprendente del gruppo, il neurobiologo Pietro, interpretato da Edoardo Leo, viene allora un’idea ‘geniale’: produrre una sostanza stupefacente nuova, sconosciuta alle forze dell’ordine e al ministero della salute, di conseguenza non punibile. Pietro mette insieme una banda sgangherata di ricercatori e tutti insieme si lanciano allegramente e senza alcuno scrupolo nell’avventura: sintetizzano la nuova droga, la spacciano, incamerano bigliettoni. La situazione a un certo punto sfugge di mano e non può essere nascosta a Giulia-Valeria Solarino, la compagna di Pietro che, per mestiere e per convinzione, fa l’assistente sociale.
“Oggi i tempi sono cambiati rispetto al passato e l’opera prima deve convincere da subito” ha sottolineato Domenico Procacci. Gli esordi servono a scoprire nuovi registi e autori, nonché a proporre al pubblico qualcosa di diverso dal consueto. “In questo modo ci si può differenziare – ha precisato il produttore, contento che il lungometraggio possa trasmettere qualcosa di originale.
Il film è divertente, le situazioni paradossali, il tutto costituisce in pratica lo spunto per denunciare un sistema che, non finanziando la ricerca e tollerando situazioni clientelari, cerca di affossare quanto di meglio c’è nel nostro paese e nel mondo intero: la gioventù e il desiderio di costruire la propria vita, di essere utili alla società, di percorrere una strada di crescita personale.
L’intenzione dichiarata era quella di far divertire le persone, anche attraverso un linguaggio forbito che potesse far ridere, ha precisato Sidney Sibilia. Poco più che trentenne e già ‘di mestiere’, il giovane regista ha preso spunto da un articolo di giornale relativo a due netturbini in quali, nonostante la laurea e i master, si alzavano all’alba per pulire le strade della capitale.
Belle le riprese dall’alto. Si sente più vicina la città ancora addormentata, una Roma conosciuta eppure nuova, perché vista da un’altra prospettiva. La zona dell’università e quelle limitrofe hanno un aspetto diverso e meno caotico.
Sono effettivamente divertenti le situazioni e le conversazioni nelle lingue antiche e moderne, frutto di lunghe e complesse ricerche; impietosa è la descrizione degli adolescenti e delle persone più mature. L’intento di leggerezza e di evasione è rispettato.
“Il film si avvale di un cast forte e variegato, di un’energia fresca che corrisponde a ciò che il regista voleva” ha detto il coproduttore Matteo Rovere.
Effettivamente gli attori – per la quasi totalità uomini – se la cavano egregiamente: oltre a Edoardo Leo-Pietro, neurobiologo e capo della banda, ci sono gli specialisti di semiotica interpretativa e di epigrafia latina Valerio Aprea (Mattia) e Lorenzo Lavia (Giorgio), che dialogano in latino, sanscrito e cingalese mentre fanno il pieno di benzina. C’è inoltre il chimico Stefano Fresi-Alberto, desideroso di conoscere l’effetto della sostanza da lui sintetizzata. Altro componente della banda è l’antropologo culturale Andrea, interpretato da un Pietro Sermonti in versione scaricatore di porto, ‘copertura’ smascherata in pochi minuti dal potenziale datore di lavoro. Anche l’archeologo Arturo e l’esperto in macroeconomia dinamica Bartolomeo, interpretati da Paolo Calabresi e da Libero De Rienzo, si arrabbattano come possono per procurarsi il necessario, tra terreni da crivellare e acrobazie da saltimbanchi. Sulla scena c’è anche il ‘cattivone’ Murena, che ha il volto e l’ironia di Neri Marcoré, un personaggio che dà del filo da torcere alla banda e la cui vera identità viene svelata solo alla fine, quando, tra l’altro, il protagonista troverà il modo di risolvere il problema del mantenimento della famiglia. Non importa in che luogo e a quali condizioni.


recensione di Daniela Delli Noci

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