Apr 072010
 

Sul Mare. Regia di Alessandro D’Alatri. Con Dario Castiglio, Martina Codecasa, Nunzia Schiano, Vincenzo Merolla, Raffaele Vassallo. Durata 100 min. – Italia 2010.
★★★☆☆

L’amore al tempo del precariato, così l’estate scorsa avevamo estremamente sintetizzato la vicenda del romanzo In bilico sul mare di Anna Pavignano, da cui è stata tratta la sceneggiatura dell’ultimo film di Alessandro D’Alatri.
Il film rispecchia fedelmente le pagine del libro, con la sola variazione del nome della protagonista, che da Jessica diventa Martina. Un amore che viene e che va, come l’alternanza tra ‘la stagione’ e ‘il fuori stagione’ che è il modo in cui Salvatore, barcaiolo di Ventotene, suddivide la sua vita, tra un inverno grigio e piovoso trascorso in cantiere ed un’estate calda e colorata passata a trasportare i villeggianti in giro per l’isola.
Un amore impossibile, per l’enorme differenza di estrazione sociale dei due protagonisti, per il mare dentro e fuori che li rende distanti, per la morte prematura che spezza il loro sogno destinato comunque a finire presto.
Un altro grande amore prende corpo con prepotenza nel film: quello scoccato tra D’Alatri e l’isola di Ventotene, per la quale non è difficile prevedere un’impennata nelle prenotazioni quale meta per le prossime vacanze; la mano sapiente del regista romano cattura infatti al meglio lo spirito che caratterizza questa meraviglia del Tirreno, fotografata con sapienza con inquadrature mai casuali, evitando le cartoline stucchevoli da proloco o gli scorci da documentario televisivo. Ben calibrata è anche la descrizione dei due protagonisti, ottimamente interpretati da attori esordienti: i loro dialoghi, per quanto scarni e lineari, rappresentano al meglio la contrapposizione tra i due mondi dai quali provengono: città/villaggio, nord/sud, cultura universitaria obbligatoria/ignoranza popolare genuina.
Dal breve ma intenso incontro di questi due mondi scocca la scintilla amorosa e tutti noi almeno per un attimo ci lasciamo cullare dalle onde del loro sentimento che inevitalmente si infrangono su una realtà, quella delle cosiddette morti bianche, ancor più inaccettabile proprio perchè annunciata.
D’Alatri sceglie l’autoproduzione a basso costo, in digitale, e vince la sua scommessa; la scelta dei protagonisti è azzeccata, così come quella dei piccoli personaggi di contorno: non rimane imprigionato nei lucchetti del moccismo imperante e nemmeno nei mocciniani isterismi amorosi, dimostrando ancora una volta l’abilità della sua esperta mano lieve capace di restare a galla senza mai annegare nell’acquarello zuccheroso della banalità.

Recensione di Fabrizio

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