Apr 162009
 

Regia di Davide Ferrario con Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Luciana Littizzetto. Durata 102 min. – Italia 2009.

★★★☆☆

locandina-tutta-colpa.jpgIl cappellano del carcere delle Vallette di Torino ottiene dal riottoso e malinconico direttore l’autorizzazione a chiamare una regista per allestire insieme ad un gruppo selezionato di detenuti-modello la Passione di Cristo. Irena, regista dalle spinte artistiche attente alla sperimentazione, decide di mettere in scena un musical, ma nessuno dei detenuti è disposto ad interpretare il ruolo infamante del traditore Giuda. Stravolge pertanto il copione per aggirare l’ostacolo, incontrando in questo modo la totale disapprovazione di don Iridio, dapprima entusiasta sostenitore e promotore del progetto e poi il suo più grande detrattore per non parlare del sottile ostruzionismo della scettica e disincantata suor Bonaria. E’ davvero possibile illustrare la Passione senza Giuda e, soprattutto senza croce?
Davide Ferrario, regista anomalo nel panorama cinematografico, dentro e fuori il mainstream, autore di pregevoli pellicole come Tutti giù per terra, lo spregiudicato Guardami e soprattutto l’interessante e pluripremiato Prima di mezzanotte, ha il pregio di voler presentare questa ‘Commedia con musica’ come un film ‘nel’ carcere e non ‘sul’ carcere, raccontando una vicenda che allarga velocemente il proprio orizzonte dal microcosmo del penitenziario a grandi temi quali il confine spesso sottile tra bene e male, tra detenuti e carcerieri e, soprattutto tra l’umano ed il divino nella figura del Cristo. L’ambiente carcerato viene filmato con molta attenzione ai particolari, lo sguardo da dentro denota una profonda conoscenza della materia, grazie agli svariati anni che il regista ha dedicato al volontariato negli istituti di pena. Nel suo progetto coinvolge numerosi detenuti, vera forza propulsiva del film, che recitano ad essere se stessi che recitano la parte nella commedia ed al contempo sono davvero carcerati.
Ovviamente la colonna sonora è un elemento determinante del film ed i brani composti dai Marlene Kuntz, (il cui leader Cristiano Godano interpreta nel film il compagno della protagonista) ma ancor più il rap di Cecco Signa de ‘La Libertà’, risultano molto efficaci e funzionali al linguaggio cinematografico.
Il punto debole del film è forse nello sbrigativo e troppo facile inserimento della regista (una brava, solare e particolarmente ispirata Kasia Smutniak) all’interno del proverbialmente ostico ambiente carcerario: pur volendo prendere per buona l’idea di voler sfuggire dagli stereotipi che vogliono l’ambiente carcerario un vero girone dantesco, ci pare troppo superficiale e idealizzato lo svolazzare disinvolto della ‘fatina’ Irena che si muove tra cortili, corridoi ed aule bunker in maniera troppo lieve e ingenuamente approssimativa.

Recensione by Fabrizio

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