Jan 122009
 

Valzer con Bashir di Ari Folman, sceneggiatura Ari Folman, musiche Max Ritcher

★★★★☆

Valzer_grande.jpgPur essendo un cartoon, Valzer con Bashir, lascia ben poco all’immaginazione riferendosi a fatti crudi e reali: il massacro dei palestinesi abitanti dei campi profughi di Shatila da parte dei falangisti libanesi, coperto dall’esercito israeliano, nel 1982.
Il regista Ari Folman, ripercorre nel cartoon il suo reale cammino per ricordare gli eventi della guerra alla quale egli stesso partecipò, a soli 19 anni. Il regista, come molti soldati israeliani, non ha ricordi della guerra e addirittura non è sicuro di essere stato presente durante la strage di Sabra e Shatila. Attraverso interviste a vari amici ed ex commilitoni e con l’aiuto di una psicoterapeuta, Folman ricostruisce gli eventi e guida lo spettatore alla comprensione di ciò che avvenne, non solo storicamente ma anche umanamente, dal punto di vista di soldati allora ventenni.
Il cartoon ha disegni semplici ma decisi, sembra di sfogliare le pagine di un fumetto, scena dopo scena. I toni caldi ma scuri dei disegni portano alla memoria immagini di deserto, sabbia, caldo, orrore e sofferenza.
La scelta del cartoon mitiga le strazianti immagini della guerra, dei morti e dei feriti: sembra di vivere un sogno, una realtà parallela e lontana. Si farebbe fatica ad associare ciò che si vede nel cartoon a fatti reali se non fosse che, purtroppo ancora oggi, continuamente ci arrivano immagini strazianti dal fronte israelo-palestinese.
Sono bellissime alcune scene del film. Quella in cui i soldati danzano sullo yacht al ritmo di Enola Gay degli OMD; quella in cui uno dei soldati si allontana dalla barca portato via a nuoto da una bellissima ed enorme donna (visibile anche nella locandina del film); quella infine che dà origine al titolo del film: un soldato israeliano che balla per le vie di Beirut imbracciando una mitragliatrice sotto il fuoco dei cecchini, tra enormi poster di Bashir Gemayel. Per inciso, proprio l’assassinio di Gemayel, scatenò l’insensata vendetta dei falangisti libanesi contro gli inermi abitanti dei campi profughi di Shatila.
Una nota va alla colonna sonora ricca di pezzi anni ’80, oltre alla già citata Enola Gay degli OMD, anche This is not a love song dei PIL. In più pezzi pop sconosciuti al mondo occidentale, ma fortemente evocativi della cinica realtà vissuta dai soldati, come Good Morning Lebanon and Today I Bombed Beirut che accompagnano il macabro incedere dei cingolati.
Nel finale del film, Folman ha completamento ricostruito la memoria degli eventi attraverso la sua approfondita ricerca. Con il risveglio di Folman, allora giovane soldato e oggi uomo, dalla lunga amnesia, anche lo spettatore si risveglia, riportato nell’orrore della strage con tutta la potenza evocativa delle immagini reali di repertorio. In sala silenzio assoluto e spettatori incollati alle sedie a visionare i titoli di coda, come non accadeva da tempo. Un film bello e intelligente, che appassiona, che comunica in modo efficace la barbarie della guerra e che invita a conoscere la storia, possibilmente per non ripetere gli errori del passato.

Recensione by Lisa

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