Apr 102013
 

Viva la libertà, di Roberto Andò, con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto. 94 min. Italia 2013

★★☆☆☆

Lo smarrimento politico è l’attualità della vita italiana di questi giorni di fine Marzo/inizio Aprile dell’anno 2013. Molti immaginavano un futuro più chiaro, più sereno, con direzioni solide. Invece siamo immersi nel caos e particolarismo più totale. E tanti si fanno domande sui nostri leader politici, c’è chi li vorrebbe diversi, c’è chi ne vorrebbe altri rispetto a quelli che si sono presentati alle ultime elezioni, c’è chi non ne vorrebbe nessuno.
Roberto Andò, nel suo libro “Il trono vuoto”, prova ad immaginare uno scenario molto diverso da quello che viviamo oggi. Uno scenario nel quale un caso fortuito porta alla ribalta della scena politica italiana un filosofo con trascorsi di degenza in istituti psichiatrici che si rivela il più diretto e sensibile di tutti gli attori sociali. Che usa il linguaggio della saggezza senza sembrare un ottimato calato dall’alto. Che non ha paura di rispondere in maniera netta e irriverente, ma allo stesso molto cortese, a chi lo contesta. Che arringa le folle usando non un linguaggio grottesco, non ammiccando alle loro passioni più grette, ma colpendo direttamente nelle coscienze delle persone usando sempre un linguaggio colto e allo stesso tempo popolare. Toni Servillo, già apprezzato alla grande nel ruolo di Giulio Andreotti nel film “Il Divo”, non ci delude nemmeno in questa trasposizione cinematografica del libro, nel doppio ruolo di Enrico Oliveri (politico consumato)/ Giovanni Ernani (filosofo della gioia e della politica passionale). Retorica e gestualità innate si confermano anche questa volta. Peccato però che ciò che gli viene costruito intorno non è il miglior risultato possibile: i personaggi che circondano il protagonista non sono altrettanto ben caratterizzati, in particolare spiace vedere un Valerio Mastandrea che sembra aver dimenticato la simpatia contagiosa con la quale lo conosciamo ormai da molti anni. Forse si salva un pochino, oltre a Servillo, Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo dell’amante di un tempo ora immersa in una vita di carriera.
Peccato, perché il film ha un messaggio di fondo molto bello: la passione è il motore delle nostre vite. Quando è la passione a guidarci non avremo mai pentimento delle nostre azioni, né saremo colti dallo scoraggiamento. E la passione dovrebbe essere il motore della politica, come nel Novecento: non sono i manifesti ben scritti e graficamente curati a conquistare le persone, ma la passione civica sincera che si riesce a trasmettere. E quando non riesci più a comunicarla ai tuoi elettori, non ti rimane altro che ritrovarla in cose della vita a te più vicine.
Ma queste considerazioni dettagliate si è costretti a farle per conto proprio: il film le suggerisce appena. Di per sé, complessivamente, non riesce a comunicare i nobili messaggi che si propone di trasmettere con la stessa passione con cui Servillo affronta i ruoli che gli vengono assegnati.
Il film offrirebbe anche una riflessione sullo stato della politica italiana contemporanea che qui preferisco non fare (non siamo sull’Unità, ma su Slowcult). E’ possibile certamente ricavarla grazie anche all’attualità desolante che stiamo vivendo e che ha ispirato il libro e il film, ma anche qui, in questa versione cinematografica (non avendo letto il libro non saprei se così è anche lì), si ha l’impressione di un qualcosa solo accennato, non snocciolato nelle sue realtà più profonde. Ci viene donato solo lo spunto, non un’analisi davvero rivelatoria.
Un’occasione mancata.

Recensione di Christian Dalenz

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