Apr 272021
 

Museo di Roma in Trastevere | fino al 5 settembre 2021

image002CHIAMALA ROMA. 

Fotografie di SANDRO BECCHETTI 1968 – 2013

Attraverso circa 180 fotografie in bianco e nero, in gran parte vintage e selezionate dal vasto Archivio Sandro Becchetti, il percorso espositivo offre una rivisitazione personale e poetica di Roma, che caratterizza gran parte della produzione che Becchetti ha dedicato alla capitale, nel tentativo di evidenziare l’unicità di una città contraddittoria e complessa.Attraverso circa 180 fotografie in bianco e nero, in gran parte vintage e selezionate dal vasto Archivio Sandro Becchetti, il percorso espositivo offre una rivisitazione personale e poetica di Roma, che caratterizza gran parte della produzione che Becchetti ha dedicato alla capitale, nel tentativo di evidenziare l’unicità di una città contraddittoria e complessa. Nelle parole di Becchetti: “Attraverso l’obiettivo delle mie Pentax osservai una città in tellurico sconvolgimento sociale.. antropologico.. segnata da un’ansia di rinnovamento capace di spaccare la gerarchia fossilizzata dalle classi sociali e di cancellare… un’antica idea di sudditanza… È in quegli anni che ho potuto conoscere e fotografare a Roma molti tra i più importanti protagonisti del mondo artistico e culturale, italiano e internazionale, dell’epoca quali Ungaretti, Borges, Pasolini, Penna, Hitchcock, de Chirico per citarne alcuni”.

Lo sguardo di Becchetti si sofferma su una città che repentinamente cambia volto, per fissare quei dettagli che non solo esaltano la sua antica e indubbia bellezza ma che svelano con ironia e affetto le trasformazioni di un territorio e dei suoi abitanti. Le persone comuni che la abitano, come le personalità che vi soggiornano per brevi o lunghi periodi, ne assorbono il clima e le suggestioni e diventano testimoni del genius loci romano, indipendentemente da dove siano fotografati – ai margini della città tra le nuove borgate e le antiche mura, o immortalati nelle stanze austere dei vecchi e storici palazzi, o tra i quadri d’autore e le tappezzerie delle abitazioni borghesi. La mostra evidenzia, inoltre, l’importanza e il ruolo fondamentale degli archivi fotografici, sia privati che pubblici, nel ricostruire la memoria di un territorio dal punto di vista storico, sociale e soprattutto culturale.

Il percorso espositivo si snoda lungo cinque sezioni – i cui titoli sono ripresi dai testi dello stesso Becchetti (così come il titolo della mostra stessa) – e propone, a corredo delle fotografie, anche filmati, documenti cartacei d’epoca e oggetti appartenuti o realizzati dall’autore, quali macchine fotografiche e sculture in legno, esposte nelle diverse sale espositive.

Nella prima sezione, dal titolo Chiamala Roma, una serie di immagini contrastanti, risalenti ai primi anni Sessanta dello scorso secolo fino al 2013, percorrono la capitale dalle periferie, dalle borgate e dai borghetti fino al centro storico, raffigurando una città accogliente e nello stesso tempo impegnativa. Sono proprio le contraddizioni e le fascinazioni, in un continuo alternarsi di stati emotivi, a segnare la cifra stilistica del lavoro di Becchetti.

La seconda sezione, dal titolo Un altro ’68, offre una carrellata di foto, mai scontate, degli anni cruciali delle lotte studentesche e, soprattutto, operaie. Becchetti non nasconde di schierarsi, anche con grande empatia, dalla parte delle classi operaie e contadine rispetto a quella dei giovani contestatori; eppure le sue foto raccontano sia i movimenti e i gruppi extraparlamentari che gli operai e le forze sociali, senza dimenticare il ruolo fondamentale che riveste, in quegli anni, la carta stampata. I vari quotidiani, Il Manifesto, Paese Sera, l’Unità, Il Messaggero e la stampa alternativa appaiono spesso tra le mani delle persone ritratte, a evidenziare una consapevolezza politica e culturale tipica di quegli anni.

Nella terza sezione, dal titolo Una mia idea di galleria, si alternano circa 40 ritratti di personalità internazionali del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo, fotografati spesso da Sandro Becchetti per il quotidiano Il Messaggero e commissionati per “corredare” la storica terza pagina del giornale romano. Una narrazione personale e arguta dove i vari personaggi – Alfred Hitchcock, Claudia Cardinale, Carmelo Bene, Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, etc. – sono immortalati alcuni nelle loro abitazioni, altri nelle stanze di albergo ove soggiornano nella capitale, prestandosi allo sguardo spesso ironico e beffardo del fotografo.

La quarta sezione, dal titolo Lo sguardo gelido e tagliente del poeta, è dedicata al servizio fotografico realizzato nel 1971 da Sandro Becchetti per il quotidiano Il Messaggero su Per Paolo Pasolini, presso la sua abitazione nel quartiere EUR. Nel breve spazio temporale di un’ora e mezza il fotografo scatta circa 60 immagini e ne sceglie una decina per la pubblicazione, alcune delle quali resteranno tra le più conosciute del poeta. Tra esse, la famosa immagine di Pasolini che mostra tra le mani il volumetto “Le ceneri di Gramsci”, che scrisse nel 1957. Dopo l’esposizione presso il Centro Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, sono esposte per la prima volta a Roma le immagini dell’intero servizio, che ritraggono Pasolini nei vari ambienti della casa e che, soprattutto, testimoniano l’intenso rapporto tra il poeta e sua madre Susanna.

Conclude il percorso espositivo la quinta sezione, dal titolo Un’altra storia, che racconta “altri” luoghi, “altri” volti e “altre” storie, reportage realizzati da Becchetti fuori dalla città di Roma, dalla quale si allontana con la sua famiglia per trasferirsi a Lugnano in Teverina, in Umbria. Le immagini esposte ritraggono alcuni aspetti della vita contadina nella campagna romana e umbra, o scene riprese in cittadine italiane ed estere. Con particolare sensibilità il fotografo traccia un racconto a tratti antropologico dei territori esplorati, in altri casi il suo obiettivo offre visioni di scenari metafisici e felliniani.

 

image006LUCIANO D’ALESSANDRO.

L’ultimo idealista.

Oltre cento scatti realizzati nei sessant’anni di ricerca fotografica di Luciano D’Alessandro, uno dei massimi interpreti italiani del reportage  e dell’immagine sociale, radicale osservatore delle marginalità e delle forme di reclusione, delle utopie collettive e della loro dissoluzione. La mostra, che ripercorre, per la prima volta, circa sessant’anni di ricerca fotografica del fotografo partenopeo a cinque anni dalla sua scomparsa, rappresenta la prima antologica dopo le prestigiose mostre conseguite in vita: la collettiva a Camera 16 (Milano, 2010) con Lisetta Carmi e Mario Dondero, la retrospettiva del 2009 al Museo di Capodimonte e quella del 2006 a Villa Medici a cura di A. Bonito Oliva, la collettiva alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi (2006) e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2005).

Il percorso espositivo si snoda lungo 5 sezioni tematiche: “Gli esclusi”, “Dentro le Case”, “Dentro il lavoro”, “Colera a Napoli”, “Terremoto in Irpinia”. Ognuno di questi ambiti costituisce un diverso territorio di investigazione fotografica in grado di restituire la piena consapevolezza di un autore e un intellettuale che, come pochi altri, ha saputo attraversare mezzo secolo senza retorica ma con il coraggio e l’ostinazione del giornalista, dell’osservatore, dell’ultimo idealista.

Dalla ricerca su “Gli Esclusi” alla metà degli anni Sessanta (1965-67) – il primo vero documento sulla condizione silenziosa dei malati mentali – ai documenti fotogiornalistici per L’Espresso, Time, L’Europeo, Daily Telegraph, Die Zeit, Le monde, l’Unità e il Corriere della Sera, realizzati tra Europa, Unione Sovietica e Sudamerica, D’Alessandro testimonia la sua ostinata reinterpretazione del mondo, con le devianze e la rapida trasformazione globale. Una realtà fatta di muri e secessioni, con una crescente divergenza tra le classi sociali e con le conseguenze incontrollabili di una crescita indiscriminata.
Napoli, la terra nativa ed elettiva di D’Alessandro, la sua gente, le sue case, sono i luoghi della rigenerazione dello spirito, spazi di autenticità, dove persistono modelli rituali e paradigmi antropologici celati nelle storie della quotidianità e della semplicità. Non semplici “tessere” del visibile quotidiano, ma polemica, ammonimento, prova documentale e in certi casi, senza alcuna complicità, memoria amara.

Museo di Roma in Trastevere

Piazza S. Egidio 1b – Roma
Dal martedì alla domenica ore 10.00 – 20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

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