Oct 072018
 

E’ ormai un appuntamento quotidiano per moltissime persone, quello con le vignette e le illustrazioni di Fabio Magnasciutti. Ogni giorno decine se non centinaia di condivisioni social per il suo segno inconfondibile, le sue immagini poetiche – a volte struggenti – e le sue battute lapidarie. E poi mostre, premi, libri pubblicati e presentati in tutta Italia. Con Fabio ci conosciamo da quasi trent’anni: all’inizio degli anni ’90 frequentavamo infatti una delle più conosciute scuole di illustrazione italiane, l’Istituto Europeo di Design. Nelle ore passate a disegnare sui tavoli bianchi della scuola abbiamo iniziato a chiacchierare di arte e musica e anche a condividere lunghi silenzi. Poi sono arrivate altre ore: quelle passate in sala prove e nei viaggi con gli Her Pillow, storica band Irish rock capitolina con cui ho suonato regolarmente per circa sei anni. Tanti concerti e tante avventure. Ancora oggi è un piacere salire sul palco con loro per godersi insieme canzoni bellissime come Dirty Old Town o Back Home in Derry. Così come è un piacere parlare con Fabio delle sue attività per farlo conoscere meglio ai lettori di Slowcult.

Fabio Magnasciutti

Fabio Magnasciutti

Qual è il tuo rapporto con l’attualità? Ti documenti in modo metodico per realizzare le tue vignette oppure lasci che i fatti ti ispirino spontaneamente?

Ultimamente meno, rispetto al periodo in cui collaboravo con l’Unità o il Fatto Quotidiano. Era una necessità; anche le vignette avevano un taglio più politico, comunque sul pezzo. Ora che collaboro con Left, un settimanale, non ho questa urgenza e, in genere, preferisco temi sociali, di costume o universali, come vita, amore, relazioni, morte.

Pensi che in questo momento la satira possa essere una forma di stimolo alla discussione sui fatti contemporanei?

Credo che possa essere soprattutto, se non solo, questo. Una vignetta, secondo me, non cambia leggi o scelte politiche, ma può innescare un meccanismo di pensiero o instillare un dubbio, che è un motore.

Quali sono gli artisti (pittori o illustratori) che ami di più?

Come sai bene, la risposta non è semplice. Provo a sintetizzare: Caravaggio, Vermeer, Klimt, Schiele, Bacon. Il mio illustratore preferito di sempre (e mi limito a citare lui) è Ferenc Pinter.

Sei molto attivo anche in campo musicale, con l’amatissima band Irish Rock Her Pillow e ultimamente anche con Not Due, un interessante progetto in duo con il chitarrista Alessio Morglia. Riesci a conciliare le tue “due vite” artistiche?

Devo farlo, lo sai anche tu. D’altronde il cuore batte mentre i polmoni respirano e non si fanno domande.

Abbiamo passato insieme tante ore in auto e ascoltato tantissima musica, andando e tornando dai concerti con gli Her Pillow. Oggi che musica ascolti quando sei in viaggio?

Non vorrei deluderti ma è sostanzialmente la stessa. Non le stesse canzoni, non sempre, ma il mio periodo di riferimento (che non ho ancora esaurito) è a cavallo tra i ’70 e gli ’80, la mia adolescenza e la mia formazione. Dunque, quando ricapiterà – e ricapiterà! – dovrai sciropparti ancora molti Joy Division (che abbiamo cantato insieme in pubblico, diverse volte), Smiths, Bauhaus, Siouxsie eccetera. Ma so che non sarà un sacrificio.

Hai mai provato a tradurre in inglese le battute delle tue vignette o è un’idea improponibile?

Sì, l’ho fatto quando collaboravo con un portale, Cartoon Movement, anche con un discreto successo, ma è frustrante non poter tradurre alcuni giochi linguistici. In alcuni casi, evidentemente, non sono in grado, in altri è impossibile.

Ci siamo conosciuti al’inizio degli anni ’90 all’Istituto Europeo di Design, una scuola di illustrazione molto conosciuta. Oggi sei insegnante in una scuola di illustrazione romana: quanto ha contato per te frequentare una scuola?

Mi ha dato alcuni strumenti che non avrei avuto modo di avere. Insegno anche allo IED e, in entrambi i casi, cerco di non dimenticare quanto uno studente abbia bisogno di attenzione sul piano umano, oltre che didattico. Spero di riuscirci, almeno un po’.

Quali sono gli appuntamenti con le tue prossime mostre e concerti?

Il 13 ottobre sarò al Sabir Festival di Palermo con i Têtes de bois, dipingerò durante lo spettacolo, è una collaborazione collaudata. Il 26 inaugurerò una mostra a Palazzo Merulana, accompagnata da un concerto degli Her Pillow. Porta la fisarmonica e il trombone!

 

Intervista di Ludovica Valori

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