Apr 222016
 

IMG-20160422-WA002 [Risoluzione originale]Tra i più grandi, non solo della Black Music, perchè la sua non era solo Black Music. Comunque nell’olimpo dei migliori artisti del novecento. Prince non era solo uno spaventosamente talentuoso musicista, è stato un maître à penser, un art director, un imprenditore fricchettone, il paladino del diritto d’autore, un precursore della distribuzione planetaria, un Don Chisciotte contro i mulini a vento delle Majors discografiche.
E stato innanzi tutto un grande autore di brani indimenticabili, inconfondibili ed irresistibili.
Valente chitarrista, abile arrangiatore polistrumentista, autore di colonne sonore, tra i pochi musicisti davvero apprezzati da un Maestro come Miles Davis; performer eccelso (i suoi spettacoli dal vivo sono stati tra i più trascinanti e coinvolgenti che si possano ricordare); infine, vero alfiere del crossover, riuscendo a conciliare le sue origini più legate alla tradizione black e r’n'b al rock e al pop.
A dispetto del minuto e quasi insignificante aspetto fisico si è sempre circondato di donne splendide che grazie a lui vedevano esaltati non solo il sex appeal ma anche il potenziale artistico. Nessuna delle artiste (o presunte tali) che hanno ruotato attorno a lui ha mai eguagliato i risultati musicali, di fama e successo raggiunti nel periodo delle collaborazioni con Prince: Sheila E, Wendy & Lisa, Sheena Easton, Jill Jones.
Vinse un Oscar per il brano Purple Rain, tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film di cui fu autore e protagonista, storiellina esile tra amori contrastati tra cenerentole urbane e principi porpora (non azzurri), battaglia tra gangs rivali, balletti sexy e corse in moto a fare il bagno nudi nel fiume, il cui unico senso è quello di introdurre i corposi brani musicali, tra cui segnalo oltre la celeberrima e premiata canzone di cui sopra, una splendida ‘When Doves Cry’, di cui in anni più recenti esiste anche una bella cover di Patti Smith, mica pizza e fichi.

Lo spirito idealista e sognatore lo portò ad imbarcarsi in operazioni di ‘branding’ ante litteram, con negozi (NPG stores) che vendevano non solo rarità discografiche, ma gadgets, abbigliamento e accessori d’arredamento; progetto destinato a fallire dopo pochi mesi, ma sufficiente ad incrementare il mito dell’Uomo a 360° del Nuovo Rinascimento Pop Funk.
Rinnegò il suo nome d’arte, si fece chiamare TAFKAP, poi più semplicemente the Artist, col desiderio di essere il solo detentore del proprio ‘marchio’, tra i pochi artisti dei quali non è presente nessun brano su You Tube, proprio perchè fautore del rispetto dei diritti d’autore e del controllo dell’opera d’arte nei media.
Ci rimangono i suoi album, i migliori sono quelli della seconda metà degli anni ottanta; l’apice è costituito da Sign O’ the Times, un’antologia della Musica con la emme maiuscola, la cui title track rappresenta l’estrema sintesi del suo genio musicale, scarna ed essenziale, un testo che affronta il Male di fine secolo, l’AIDS, con una liricità ed una chiarezza che nessun saggio di sociologia riuscì ad esprimere.. Non si può prescindere da Prince senza passare attraverso l’ascolto di questo lavoro seminale, funky torrido ed irrefrenabile, ballate gioiose e solari, Broadway e il ghetto, il pop mai banale che ammicca ai Beatles. Kiss 1 [Risoluzione originale]Il tutto condito da una cifra stilistica unica e riconoscibile alla prima nota o al primo colpo di batteria. Pescate pure a casaccio nell’ampia discografia, difficilmente resterete delusi. Suggerisco tuttavia alcuni lavori più riusciti e rappresentativi del vasto orizzonte sonoro proposto, passando obbligatoriamente per 1999, Around the World in a Day, Parade (con la perla pop funk Kiss), Diamond and Pearls, il triplo Emancipation, cofanetto CD uscito dopo anni di forzato silenzio dovuto alla causa con la Warner, etichetta che cercò di renderlo schiavo ai loro servizi e dalla quale si liberò a fatica e a costo di enormi sacrifici.In anni più recenti è consigliatissimo l’ascolto di Musicology (omaggio al Maestro James Brown) e, soprattutto di Rainbow Children, misconosciuto ma splendido esempio di sintesi tra pop, funky jazz e ballads.
Addio piccolo Principe
Fabrizio Forno

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