Apr 242012
 

Roma, Ponte della Musica, 14-18 aprile 2012

★★★☆☆

Nello spettacolo circense “Nord/Sud” del Burencirque, andato in scena nello chapiteau montato a Roma sotto il ponte della musica , per la seconda edizione del Festival “Apripista”, c’è qualcosa che non convince pienamente.
La cosa strana è che sulla carta avrebbe dovuto essere uno spettacolo eccellente.
Daniel Buren affermatissimo maestro dell’arte visiva, celebre per le sue installazioni di cui si ha esempio nello spazio che circonda lo chapiteau, fonda il Burencirque essendo da sempre affascinato dalla cultura e dalle suggestioni circensi. Lo spettacolo proposto per la prima volta nel 2010 e attualmente in prima romana, nasce dal suo incontro con Dan Demuynck direttore artistico di un circo che mescola atmosfere tipicamente circensi nel senso più felliniano del termine, con musica dal vivo e cultura africana. Una delle cose migliori a cui si è assistito erano i sognanti numeri di un burattinaio africano e la voce della cantante del Burkina Faso.
Interessantissima e veramente innovativa era la suddivisione della pista per mezzo di una serie di tende trasparenti che creavano molteplici spazi nello spazio e che permettevano la visione simultanea delle diverse esibizioni. Anziché la sequenza di numeri più o meno strabilianti e più o meno innovativi a cui i fruitori e amanti del circo di tutti i tempi sono abituati, nella pista tutti gli artisti proponevano contemporaneamente la loro scena, sia essa terrena o aerea come i bravi funamboli che passeggiavano ostinatamente sulle teste del pubblico. Man mano che lo spettacolo procedeva verso la fine, le tende di tulle cadevano o venivano aperte svelando lo spazio che rimanendo a nudo perdeva la sua allure da circo un po’ retró e un po’ da sud del mondo.
Gli artisti già prima dello show si erano esibiti all’aperto come a richiamare attenzione e portare il pubblico nel tendone. Anche questo ha un sapore antico, di società più semplici dove bastava la magia di un richiamo per convincere le persone a seguirti.
La perplessità in merito a “Nord/Sud” nasce dalla qualità e dalla varietà delle esibizioni. Non tutti gli artisti erano particolarmente bravi, e soprattutto non avevano quella tecnica strabiliante a cui da tempo il circo contemporaneo o la nuova danza ci ha abituato. Ma forse c’è una scelta stilistica dietro questo, un riproporre un circo d’atmosfera più simile ai piccoli circhi che ancora oggi girano per le città.

Recensione di Claudia Pignocchi

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