Nov 302021
 

Daniele Funaro: “But we’re not the same”
ACHTUNG BABY, ZOOROPA e lo ZooTV Tour: gli anni più visionari degli U2″ (Arcana Edizioni)

★★★★☆

Point Depot Dublino. 31 dicembre 1989. Gli U2 terminano una breve serie di concerti, il “Lovetown Tour”, assieme al compianto B.B. King. Era uscito “Rattle and Hum”, un doppio album un pò criticato dalla fan base della band irlandese, ma che rimane un diario di quanto avvenne in Usa con il “The Joshua Tree Tour” con ospiti speciali come B.B. King appunto e Bob Dylan. (E contiene, per chi scrive, uno dei brani piu affascinanti della produzione U2 ovvero “Heartland”);
Finito il concerto Bono saluta l’audience affermando che questa era la fine di un qualcosa per gli U2 e che la band doveva andare via per tornare a sognare di nuovo. Una frase che destabilizzò molto sia il pubblico presente che tutti coloro che erano all’ascolto dello show trasmesso per radio (di conseguenza diventò uno dei bootleg più famosi degli U2, con la band stessa che esortò i fan a registrare lo show);
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E su Slowcult presentiamo un libro di Daniele Funaro che affronta questi anni di transizione per gli U2;

Il libro si apre con “L’Interregno” una bella disamina socio politica degli anni ’90, ma anche una disamina culturale, passando in rassegna tutta la musica di quegli anni che ancora non può mancare nelle nostre collezioni e nei nostri ascolti. Ci si cala perfettamente in quegli anni cosi da avere molto chiaro il quadro, per capire perfettamente dove stava andando la musica e il ruolo che la band di Dublino avrà;
Il tutto avendo come uno dei fari “How music works” l’imprescindibile libro di David Byrne, uno che negli anni ’80 (e non solo) ha lasciato un’impronta indelebile.

Focale è il primo capitolo del libro: “The Irish in America”che racconta dei due album pre svolta anni ’90, “The Joshua Tree” e “Rattle and Hum” appunto, e di come la band penetrò nel tessuto socio culturale americano dopo la grande spinta del Live Aid. Una sorta di ritorno a casa, visto che il popolo irlandese ha contribuito letteralmente a costruire gli Stati Uniti d’America.
Si cita il brano “Heartland”,di cui scrivevo prima, un brano che parla proprio del viaggio fisico degli U2 negli States, e di quello che si parava davanti i loro occhi.
Nel capitolo emergono chiaramente i temi dei due album, temi sociali e politici. Non solo la musica, ma le lotte per i diritti umani, il raccontare l’imperialismo americano e molto altro (per esempio “Running to stand still”, ultimo brano di un lato A pazzesco come quello di “The Joshua Tree”, parla di Dublino Nord e di dipendenza dalla droga); Molto ben descritta è la tiepida accoglienza che ricevette il doppio “Rattle and Hum”, raccolta di brani live e in studio; La deriva troppo stelle e strisce fece arricciare più di un. naso.
Conoscendo molto bene il mondo irlandese personalmente ho sempre visto questo doppio album un tentativo di ridare qualcosa indietro alla cultura americana, legata a doppio filo a quella irlandese.
Ma tutto questo portò appunto alla famosa dichiarazione di Bono di cui sopra e ci porta dritti dritti al secondo capitolo;

“Ready for what’s next” è appunto il racconto della nascita, molto travagliata, dei “nuovi” U2.
Fu l’effetto Berlino, per la precisione Hansa Studios, studios che videro al loro interno David Bowie, Iggy Pop e molti altri; Fu li che la band con Brian Eno e Daniel Lanois si ricollocò;
IL muro di Berlino stava per cadere, la band si trovò proprio nel mezzo di un cambiamento politico e sociale molto importante per il mondo intero.
E il libro racconta molto bene i difficili giorni berlinesi: tra mille dubbi e tensioni assistiamo a quanto sia difficile intraprendere un nuovo corso per una band sul tetto del mondo come gli U2.
E di come la stasi creativa possa poi portare a sciogliere una band.
Gli U2, come Daniele ci racconta minuziosamente, erano a un passo.
Poi da una session come una folgorazione arrivò “One” e la band ritrovò non tanto una visione musicale comune, ma di nuovo un’identità spirituale.
E il titolo di questo capitolo viene proprio da una frase di “Zoo Station” prima traccia dell’album che venne chiamato “Achtung Baby”;
Sempre con dovizia di particolari e dichiarazioni dei “quattro ragazzi che abbattono il Joshua Tree” il libro ci racconta di come l’album venne poi ultimato vicino Dublino;
Personalmente ricordo molto bene lo “shock” di vedere il video di “The Fly”, primo singolo tratto da “Achtung Baby” con quei suoni acidi, le voci filtrate, Bono vestito di pelle nere con i famosi fly shades su un tetto che sovrastava Piccadilly Circus a Londra.
La chitarra di The Edge riportava ad altri suoni, la band raccontò della loro fascinazione per i My Bloody Valentine e band più “soniche” e questo si sentiva tutto.

Il terzo capitolo “Vorsprung Durch Technik” affronta il tour che seguì “Achtung baby”, lo “Zoo Tv Tour” un tour multimediale, potente con messaggi scaraventati con “violenza” sull’audience. La perfetta antitesi con i tour nudi e crudi precedenti dove la band da sola riusciva perfettamente a riempire i palchi con la loro potenza sonora e il carisma di Bono.
Nel libro troverete raccontati moltissimi aneddoti e dietro le quinte di questo esaltante e difficile tour, troverete Naomi Campbell, ma anche Greenpeace, le Trabant della VEB Sachsenring Automobilwerke Zwickau (le macchine della Germania Est), gli Zoodollari, Salman Rushdie fino a Lou Reed, troverete l’alter ego di Bono, Macphisto, come troverete i collegamenti video molto difficoltosi che la band fece durante i concerti con Sarajevo.
“Zoo Tv Tour” (nelle leg indoor e outdoor) è stato un tour che è rimasto nella memoria di moltissimi fan degli U2 che lo vorrebbero riproposto ora per celebrare i 30 anni di “Achtung Baby”; (ci si deve accontentare di un box con b sides e altro materiale);

“No reasons to get back” è il quarto capitolo, la band non vuole fermare il suo flusso creativo e fa uscire “Zooropa” registrato tra le pause dello “Zoo Tv Tour”. Il nuovo lavoro, inizialmente previsto come un ep di quattro brani, con l’entusiasmo di Bono lo portò ad essere un vero album grazie anche a tanto materiale che la band aveva accumulato dalle sessions di “Achtung Baby”; Troviamo in “Zooropa” Wim Wenders come troviamo Johnny Cash, per chi scrive è un disco molto particolare con pezzi sia molto intimi come “The first time”, come brani in pieno stile “Zoo Tv” come “Numb”. Il capitolo vi racconterà, sempre molto minuziosamente la storia dietro l’album, le canzoni, il processo creativo e molto altro.

“Ciò che non puoi abbandonare” il capitolo conclusivo tira le somme accennando anche ad altre uscite discografiche della band;

Il libro è una risorsa fondamentale per chi vuole affrontare un periodo storico, non solo un periodo fondamentale nella storia degli U2. Per chi ha vissuto quegli anni come me seguendo la band, ritroverà molto di se stessi, e i ricordi di quei incredibili concerti, seminali.
Per tutti gli altri è uno spaccato su un decennio molto denso, quando la musica e i concerti avevano un’altra valenza. Erano vere e proprie esperienze che facevano aprire gi occhi sul mondo interiore e su quello che ci circondava. Altro che Wallpaper music come diceva Lennon.

Recensione di Fabrizio Fontanelli

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