Feb 182013
 

Ernesto Sabato – Il tunnel, Feltrinelli, pagg. 148, €7,50

★★★★☆

Romanzo d’esordio dello scrittore argentino, pubblicato per la prima volta nel 1948, il cui sottotitolo potrebbe essere “Cronaca di un omicidio annunciato”. Il protagonista è un pittore, trentenne, che racconta in una struggente e coraggiosa confessione, l’incontro, la passione e l’omicidio della donna amata. Il racconto scorre come una cronaca di avvenimenti a cui il protagonista Juan Pablo, non attribuisce alcun valore morale e in cui agisce nella prepotente convinzione di esprimere un suo bisogno. Egli è un personaggio che si avvita su se stesso, senza mai protendersi verso il prossimo. Non mostra alcun interesse verso il mondo che lo circonda, vive semplicemente delle sue convinzioni e partendo da queste si barrica contro un’umanità, a suo parere, falsa, vuota, senza opinioni e ideali. Disprezza chiunque viva nella morsa del conformismo, chiunque si mascheri di perbenismo e buone maniere. Mentre lui, nella sua delirante visione della vita, celebra l’egemonia dell’individualismo. Juan Pablo si racconta: egli è un pittore che si dipinge scegliendo tinte forti, elimina qualunque sfumatura e non cerca alibi. L’unica cosa che cerca e che crede di aver trovato nella donna amata è la conferma al suo nichilismo, al senso di vuoto che ha la sua vita. Così si aggrappa disperatamente all’amore per questa donna, attribuendole un potere salvifico, fino a quando non si convince che anche lei, come il resto dell’umanità è marcia. Il dramma si costruisce fin da subito nella mente del protagonista, imprigionato nelle spire del suo pensiero ossessivo. Sabato conduce il lettore sempre più in profondità di questo Tunnel e la densità delle emozioni che emergono hanno il colore e la consistenza di un dolore soffocante. Juan Pablo non si concede mai una sosta se non ubriacandosi e cercando evasioni che abbrutiscono ulteriormente la sua immagine. Il romanzo non fa mai riprendere fiato, a tratti la follia del protagonista trova persino una giustificazione, prima di farci scoprire quali orrori può creare la mente. Sabato con questo romanzo, attraverso la dettagliata cronaca di un omicidio smaschera la forza aggressiva e distruttiva della vanità e dell’egoismo, anticipando quelli che saranno poi i valori fondamentali del suo impegno come scrittore e come uomo nella società argentina.

“Sarà sufficiente dire che sono Juan Pablo Castel, il pittore che ha ucciso María Iribarne… Quante volte sono rimasto allibito per ore, in un angolo buio dello studio, dopo aver letto una notizia sulle pagine di “nera”! Ma la verità è che non sempre il peggio della razza umana esce sui giornali; fino a un certo punto, i criminali sono persone pulite, inoffensive; e non faccio questa affermazione perché io stesso ho ucciso un essere umano: è una convinzione onesta e profonda. Un individuo è nocivo? Ebbene, lo si liquida ed ecco fatto… Che il mondo sia orribile, è una verità che non necessita di dimostrazioni. Ad ogni modo, è sufficiente un fatto per provarlo: in un campo di concentramento un ex pianista si lamentava per la fame e allora lo obbligarono a mangiarsi un topo, ma vivo. Non è certo di questo che voglio parlare; più avanti, se ci sarà l’occasione, aggiungerò qualcosa sulla storia del topo.”

Recensione di Costance

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