Dec 152008
 

Franco Battiato. La Sicilia che profuma d’Oriente, di Michele Falzone, Flaccovio Editore
Incontro con l’autore e l’artista

Due dei tanti volti della Sicilia si sono incontrati tra le pagine di un libro e si sono dati appuntamento alla libreria Melbookstore per proseguire la conversazione dalla quale è scaturito il libretto appena uscito per la Flaccovio, casa editrice palermitana molto attenta al patrimonio culturale della Sicilia.
L’autore, Michele Falzone, giornalista, saggista e romanziere nato a Caltanissetta ma ormai romano d’adozione, racconta appunto che, oltre che fornirgli l’occasione per cogliere i lampi di luce scaturita dall’intera filosofia di vita di un artista a tutto tondo come Franco Battiato, il libro gli ha permesso di accostare la Sicilia della costa catanese, con i suoi profumi di ginestra, i suoi frutti, il fuoco del vulcano ed il suo mare rivolto ad Oriente alla Sicilia desolata senz’acqua, brulla, degli sterminati latifondi, retaggio del feudalesimo, un’isola nell’isola, arida ed odorosa di zolfo.
Dopo questa breve introduzione, la parola è andata ad un sornione Battiato, che seppur atteso dalle prove dell’imminente concerto al teatro dell’Opera, si è concesso alle domande dei numerosissimi fan convenuti in libreria. In realtà, non si è più parlato del libro appena presentato, ma del rapporto tra meditazione e creatività, di filosofie orientali, dell’osservazione delle persone per prestare più attenzione anche ai gesti quotidiani. Un Battiato quindi interpellato più in qualità di maitre a penser e filosofo che come musicista o soggetto di un libro; refrattario ‘per essenza’ a parlare di ciò che lo riguarda direttamente, ha preferito raccontare la novella di Dickens ‘Canto di Natale’, proprio per indicare ai presenti che, anche se il mondo è dei cattivi, l’uomo può e dovrebbe migliorarsi, non accontentarsi mai ed essere più indifferente al successo (che comunque confessa di preferire di gran lunga ai fiaschi). Dopo aver dichiarato che Oriente ed Occidente sono due mezze mele e che la terra andrebbe osservata dalla luna per apprezzarla nella sua interezza, ha concluso il breve incontro con i lettori ed ammiratori ritornando alla sua Sicilia, affermando che non bisogna confondere la parvenza di profonda religiosità di questa terra con la religione o il Cristianesimo vero, quello degli eremiti e delle suore di clausura, oscurate dagli strateghi della dottrina: è proprio con la mancanza di una liturgia degna di questo nome che si spiega l’apparente contraddizione tra il senso religioso tipico di tanti siciliani e le tragiche vicende che li vede protagonisti, vittime e carnefici.

Recensione by Fabrizio

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