Jun 162019
 

Gravità zero. Un viaggio nella musica di Joe Jackson

Vololibero edizioni, pagg. 376, 20 euro

★★★★☆

Joe Jackson - Gravità Zero

Joe Jackson – Gravità Zero

Scritta nel lontano 1998 e pubblicata in Italia solo oggi, a ridosso della data del live di Fiesole di Jackson (22 luglio), questa autobiografia potrebbe essere a pieno titolo considerata anche un ottimo manuale di istruzioni per aspiranti artisti. Contiene infatti, oltre a un gran numero di aneddoti maledettamente divertenti, una serie di considerazioni evergreen, preziosissime per chiunque voglia avventurarsi nella musica e nell’arte in generale, specialmente in quest’epoca a volte spersonalizzante e magmatica. Con una prosa tagliente e scanzonata, che ricorda a tratti lo stile di Frank McCourt (autore dell’indimenticabile Le Ceneri di Angela), Jackson dipinge con efficacia il grigiore di Portsmouth alias Pompey, cittadina dello Hampshire in cui è cresciuto: il bullismo dei compagni di scuola, la difficoltà di trovare un senso al proprio amore per la musica nato dalla folgorazione per Beethoven, i primi tentativi con il violino, una famiglia semplice che non riesce a capire nulla delle sue aspirazioni, nemmeno l’ombra di un mentore nei paraggi: nessuna carta in regola, insomma, per essere un “vincente”. Ma David Ian Jackson non molla e pian piano nasce Joe – nome nato in un modo che non vi sveleremo per non guastarvi il gusto di scoprirlo leggendo il libro.

La faticosa ricerca di un’identità, di uno stile che non divenga prigione in cui languire pur di non perdere l’approvazione del pubblico, il desiderio di allargare i propri orizzonti procedono di pari passo con la storia della musica popolare nel Regno Unito e oltre: Jackson muove infatti i primi passi nel mondo musicale proprio nel momento in cui il punk arriva e spacca tutto. Niente più convenzioni, ci si può ridisegnare completamente. Meravigliosa, violenta e irripetibile la fine degli anni ’70: dalle ceneri del rock’n'roll e del progressive nasce la New Wave e Joe può finalmente inventare il suo look e uno stile personale senza abbandonare il proprio background fatto di Beethoven, Bartòk, Stravinski ma anche di trascinanti ritmi latinoamericani.

Inaspettata anche la vicenda della traduzione italiana del testo, opera del nostro Fabrizio Forno, che – armato della sua ardente passione per il musicista inglese – è riuscito brillantemente a mantenere la freschezza e lo humour del testo originale. Non ci siamo quindi lasciati sfuggire l’occasione di fargli qualche domanda per capire meglio come è nato questo libro.

Quando ti è venuto il desiderio di tradurre in italiano A Cure for Gravity?

In pratica già mentre lo leggevo, ossia quasi vent’anni fa: al di là della mia passione per Joe Jackson, mi è subito parso un libro importante anche per chi non fosse un suo fan e mi sembrava necessario darmi da fare per poterlo rendere fruibile ai lettori italiani. Ci è voluto più tempo del previsto ma alla fine ci sono riuscito!

Cosa è successo in occasione del concerto romano di Jackson lo scorso 19 marzo?

Joe Jackson aveva posto come condizione per la pubblicazione della versione italiana della sua autobiografia quella di poter parlare col traduttore, quindi in occasione della data romana del tour 2019 ci siamo scambiati qualche email per accordarci e così, un paio d’ore prima del concerto, mi sono ritrovato nel suo camerino, allungando l’orecchio e ascoltando le ultime note del soundcheck, per poi trovarmelo davanti e chiacchierarci per tre quarti d’ora! Ovviamente abbiamo parlato di come era nata l’idea della pubblicazione del libro in italiano, di come erano stati risolti alcuni passaggi che nelle traduzioni in tedesco e olandese avevano fatto penare i miei ‘colleghi’. Joe si è dimostrato molto disponibile a collaborare e successivamente ci sono stati altri scambi di email per poter verificare direttamente con lui se l’interpretazione e il senso di alcune frasi erano state rese in maniera soddisfacente; è davvero incredibile come un artista di questo calibro sia stato così alla mano e pronto a rispondere, tra una data e l’altra della sua tournée. Dopo altre quattro chiacchiere come fossimo vecchi amici, un paio di LP autografati e le foto di rito sono uscito dal backstage fluttuando, come se incontrarlo avesse fatto sparire la forza di gravità!

Quali sono i 5 brani che consiglieresti a chi non conosce Joe Jackson?

Che scelta difficile! Ovviamente avrei difficoltà a segnalarne 50, con cinque devo affidarmi più all’istinto e al’impulsività del momento. Direi Look Sharp!, dal primo, omonimo album, che ben rappresenta i primi, esplosivi anni della JJ Band. Poi Another World, da Night and Day, a testimonianza della rivoluzione copernicana legata alla scoperta di NYC e la conseguente crescita nella composizione e negli gli arrangiamenti.  Home Town, da Big World, un brano autobiografico che raramente manca nelle sue scalette dal vivo. Un pezzo che a me piace molto e che mi dà sempre una bella carica di energia è Me and You Against the World, da Blaze of Glory; Finiamo con il gioiellino Invisible Man, della produzione più recente, dall’album Rain. Ma in generale consiglio di assistere a un suo live, un’esperienza che rende meglio l’idea dell’artista e della sua poetica musicale.

Ci saranno presentazioni del libro prossimamente?

La casa editrice Vololibero ha un paio di idee, ancora non posso anticipare nulla; speriamo in un colpaccio, ma è prematuro parlarne.  Vi terremo aggiornati!

Sito ufficiale

Joe Jackson Greatest Hits on VEVO

Recensione di Ludovica Valori

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