Mar 092020
 

Soul to Soul – Storie di musica vera: Alberto Castelli 2019, Chinaski Edizioni , pagg. 253 €19.00

★★★★☆

20191213_193821E’ da poco arrivata la ristampa di questo libro, uscito a dicembre scorso e scritto da Alberto Castelli, giornalista e critico musicale (Repubblica, XL, Mucchio Selvaggio, Blow Up) oltre che conduttore e autore radiofonico (RaistereonotteBattitti, Radio1 Musica File Urbani, Centro Suono). Si tratta di un vero Labour of Love, ovvero di un’opera dettata dalla passione e dalla sconfinata conoscenza della musica dell’autore che in questo libro racconta storie, aneddoti e curiosità sulla musica nera in senso lato. Alcune storie sono vere, altre sono verosimili, altre sono all’insegna di come sarebbe stato bello se fossero accadute per davvero. Non si tratta però di un amarcord di un vecchio volpone che approfitta del proprio archivio o della valigia dei ricordi per esibire la propria competenza e sfoggiare le medaglie conquistate sul campo dopo tanti anni di onorata carriera; il libro è fresco, emana voglia di condividere e riesce a far rivivere al lettore le emozioni derivanti dall’ascolto appassionato di tanta buona musica, trasmettendo good vibrations pagina dopo pagina.

Abbiamo raggiunto Alberto Castelli per fargli qualche domanda sul libro e più in generale sulla musica, qualche settimana dopo l’intervista radiofonica di inizio anno; ecco il resoconto del nostro nuovo incontro

Iniziamo dalla fine: ti aspettavi che il libro arrivasse così rapidamente alla ristampa?

Francamente. Sentivo che il libro aveva tutto per raggiungere un pubblico piu’ ampio del solito, ma non pensavo che arrivasse così velocemente alla seconda edizione. Ci speravo. Ottimismo della volontà, pessimismo dell’intelligenza. Felice di essermi sbagliato.

Il libro nasce evidentemente dall’urgenza di trasmettere più che quello che sai della musica, quello che la musica ti trasmette e che attraverso le pagine del libro vuoi trasferire al lettore…

Si esattamente così. Scrivo per cercare di riuscirci.

Uno degli aspetti più intriganti del tuo libro è l’interconnessione tra le tue diverse passioni: la musica ovviamente, il basket, il pugilato…

E’ tutto collegato. La musica e lo sport sono state per decenni delle passioni popolari. Erano anche la possibilità di cambiare in meglio la propria vita. Spesso erano le uniche possibilità che giovani popolari, proletari o sottoproletari, avevano per affermare il proprio talento e migliorare le proprie condizioni di vita. Valeva a Liverpool, New York, Kingston.

Data la tua immensa cultura e passione per la musica proveniente dalla Jamaica, immaginavo che il libro avrebbe dato più spazio al reggae, mentre invece sei riuscito a ben calibrare il tuo racconto tra questo genere e tutti gli altri che ti (ci) appassionano. E’ stato un processo razionale di equilibrio creato a tavolino oppure è stato un caso?

Non è stato studiato a tavolino, ma non è stato neppure un caso. Se ci pensiamo bene due aspetti fondamentali della musica popolare contemporanea sono stati immaginati e sono nati in Giamaica: l’elettronica – grazie al dub – e il rap – con il “talkover” dei DJ giamaicani. Può sembrare strano, ma è cosi! E’ facile passare dallo swing allo ska, dal soul al rocksteady: è una storia che vale la pena raccontare. Quando scrivo immagino anche delle canzoni che potrebbero essere anche la colonna sonora di quello che cerco di raccontare.

Il libro evita l’aneddotica da vecchio trombone che ricorda i bei tempi andati, ciononostante il libro sembra essere destinato a un pubblico di non giovanissimi; nel corso delle tue presentazioni hai avuto modo di verificare chi compra o a chi interessa un libro come il tuo?

Ovviamente ci sono tante persone delle mia generazione o di quelle vicine. Persone di un’età certa, ma sono venute anche persone nettamente piu’ giovani. E questo è importante. Devi trasmettere quello che è stato importante per te.

ll music storytelling sembra essere un genere letterario che sta vivendo una stagione particolarmente vivace…è retromania, citando Simon Reynolds, oppure le storie sulla musica del passato sono effettivamente più appassionanti e coinvolgenti?

Non saprei. Non frequento abitualmente Simon Reynolds. Le belle storie sono belle storie. Perché non condividerle, non raccontarle-

Nel libro affermi che I’m Your Puppet di James & Bobby Purify sia secondo te tra le migliori soul ballads di sempre nella tua personale top five di questa speciale categoria; le altre quattro quali sono? 

Tipo: Otis ReddingCigarettes and Coffee”, James CarrThe Dark End Of The Street”, Bob Marley And The WailersNice Time”, Aretha FranklinUntil You Come Back To Me…”

Immagino che i risultati incoraggianti di vendita di questo libro e soprattutto l’enorme bagaglio di esperienze, interviste e di racconti che ti porti dietro potrebbero incoraggiarti a pensare alla stesura di una seconda parte di Soul to Soul, che cosa bolle in pentola?

Ci sto lavorando e se tutto andrà bene, uscirà a dicembre 2020, è una promessa, non una minaccia…

Dove sta andando la musica? E soprattutto la fruizione della musica?

Sta andando dove sta andando. Non ascolto molta musica attuale, contemporanea. Dovrei? Forse. In questi giorni ascolto sempre le solite cose. Soprattutto Bach e Monk, Dennis Brown, Count Basie e tanti altri.

Ci sono artisti contemporanei che apprezzi in maniera particolare e che pensi potranno lasciare un segno indelebile nella storia della musica?

Ci sono e ci saranno, non c’è dubbio. I primi che mi vengono in mente sono i Black Pumas, molto bravi.

Tornando alle numerose presentazioni che hanno accompagnato l’uscita del libro, quali sono state le domande più interessanti, le osservazioni più stimolanti e se vuoi anche gli episodi più curiosi di questi eventi?

Quando mi raccontavano che un tal giorno mi avevano sentito alla radio mandare certe canzoni. Capisci che hai lasciato un segno. Piccolo, ma importante.

Erano previste nuove presentazioni del libro nelle prossime settimane...

A oggi è tutto cancellato, per le note vicende. Tornerò. Recupererò. Anche in questo è una promessa, non una minaccia. Grazie

Intervista di Fabrizio Forno 

Ascolta l’intervista di Alberto Castelli trasmessa da Radio Città Aperta il 9 gennaio 2020:

 

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