Nov 262008
 

Una testa mozzata, di Irvine Welsh. Ediz. Guanda

★★★☆☆

Una testa mozzata.jpgKingdom of Fife, il regno del Fife, popolosa regione a nord di Edimburgo con alto tasso di disoccupazione nonché patria dell’autore Irvine Welsh, è il titolo del racconto breve originariamente pubblicato in una raccolta di cinque elementi, If you liked school, you’ll love work, e riproposto ora in versione romanzo da Guanda.
Il “regno” è la location in cui si snoda la storia che vede protagonista Jason King, ex-fantino ventiseienne disoccupato cronico, campione locale di Subbuteo e fan di Cat Stevens.
Jason passa le giornate assieme ad altri scioperati senza alcuno stimolo, tracannando Guinness al pub tra irriverenti chiacchiere e fantasie erotiche spinte al limite dell’osceno grazie all’uso, da parte dell’autore, di uno slang volgare e sgrammaticato. In principio riesce di difficile lettura ma rende perfettamente l’idea della personalità confusa e indolente del protagonista.
La storia cambia ritmo quando entra in scena l’altro io narrante del romanzo, Jenni Cahill, amazzone adolescente, appassionata di Marilyn Manson e con potenziali aspirazioni suicide, figlia di un imprenditore locale dalle qualità morali assai opinabili.
Il lessico di Jenny è più pulito ma comunque la rassegnazione, l’insoddisfazione, la rabbia repressa, che per bocca di Jason prendono corpo con una ripetizione ossessiva di imprecazioni e sconcezze a mo’ di cantilena, sono presenti anche in tutte le contorte elaborazioni mentali di Jenny.
Tra i due personaggi, che all’inizio ci appaiono così diversi da escludere qualsiasi possibilità di contatto tra di loro, troviamo un’affinità celata che, per una serie di circostanze casuali, esce pian piano allo scoperto, sorprendendo il lettore così come gli stessi protagonisti e trasformando il romanzo in una improbabile storia d’amore e di redenzione.
Il tutto costellato da un’infinità di personagggi minori, dalle caratteristiche appena accennate ma talmente incisive che lasciano il segno: due fra tutti il padre di Jason, minatore in cassa integrazione, che elegge a “verbo” i testi del gangsta rapper 50 cent e il prete di facili costumi autore di un sermone sui generis… da manuale!
Una storia a lieto fine, insomma, a cui Irvine Welsh, nei suoi precedenti romanzi (ricordiamo tra tutti Trainspotting, ma anche Colla) difficilmente ci aveva abituato, muovendosi nella melma delle situazioni umane borderline, da cui l’appellativo di Céline dei nostri giorni. La storia in questo romanzo, così come negli altri, è un espediente che lo scrittore usa per raccontare uno spaccato sociale con situazioni paradossalmente ai margini, ma nello stesso tempo cariche di humour e vitalità, con uno stile così duramente forte e realistico che è diventato il suo marchio di fabbrica.
Va segnalata infine l’ottima traduzione di Massimo Bocchiola che rende giustizia allo slang scozzese “hardcore”, altrimenti difficilmente comprensibile se letto nella versione originale.

Recensione by Claudia

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