ChiSiamo

E’ prima di tutto un sito di trasmissione del sapere... leggi tutto

Crediti

M. Pasquini-Musica per Roma
C. D'aquanno-Teatro Vascello
J. Alzamora-Altamira Events
G. Lo Magro-INIT Club
A.Pipino-DNA Concerti
C. Briziobello-Kick Promotion Agency
A. Crevaroli-Romaeuropa Festival

Contatti

mail_slowcult

Esdem - You can’t talk about indie rock

(Black Nutria, 2009 – distr. Audioglobe)

★★★½☆

cover album.gifMetto il CD nel lettore e, dopo l’ascolto delle prime note, corro a ricontrollare la copertina, certo di essermi sbagliato ed aver messo su i Lali Puna….
In effetti la prima traccia, quasi omonima dell’album, rimanda inequivocabilmente a molte delle atmosfere che ci hanno fatto amare la band bavarese di Valerie Trebeljahr. Qui però a cantare con voce spesso sussurrata e sognante è Simone P. degli Esdem, band marchigiana che ha recentemente pubblicato la propria opera prima per la Black Nutria Indipendent Label, etichetta vicentina che tra gli altri annovera anche i Polar For The Masses, molto apprezzati da queste parti.
E sin dal primo ascolto ci si accorge che non si tratta di un debutto qualsiasi, ma quello di un quartetto dalle idee chiare e dalla forte personalità; la successione dei brani presenta atmosfere dolenti, mai cupe o angosciose però, alternate a vere sferzate di improvvisa energia sonora.
L’impressione predominante è comunque quella di un album notturno, delicato ed al contempo violento ed incontrollabile, in cui l’elettronica non è un freddo strumento di comunicazione ma è sempre al servizio dell’emozione più viscerale e profonda.esdem.JPG
Si passa da situazioni morbide e soffici, come negli arpeggi avvolgenti di Crazy Cat, agli sprazzi trip-hop del Tricky più estremo, quello di Vulnerable per intenderci, più volte riconoscibile nella corposa Amnesia.
Il trip hop più ipnotico è nuovamente presente nella strofa di She fills my hair, alternato però ad un esplosivo ritornello distorto e tagliente, lancinante ed avvolgente.
I quattro di Macerata sanno il fatto loro, hanno fatto propria la lezione della new wave (ascoltate ad esempio la base ritmica di A promise is forever) attualizzandola ed adattandola al panorama del ventunesimo secolo con particolare sapienza e con risultati che, in questo ambito ed al di fuori del mondo anglosassone, solo i Notwist riescono ad ottenere.
Testi in inglese, tranne che nel recitato di Le mani di Iko, mesta e sommessa elegia funebre di una relazione, con grande capacità di esprimere un forte senso di vuoto e di arrendevole abbandono.

Non parliamo di indie rock, non affibbiamo etichette, non parliamo affatto: ascoltiamo con attenzione, alziamo lo sguardo al cielo, la luna e le stelle sbucano tra le nuvole.

Recensione di Fabrizio

Leave a Reply

 

 

 

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>