Mar 272017
 

Cesare Basile: U fujutu su nesci chi fa?

(2017 Urtovox, distr. Audioglobe/The Orchard)

★★★★☆

copertina_fuiutu-01-02Segnate su agenda e calendario la data del 29 marzo: il concerto di Cesare Basile all’Angelo Mai è da non perdere. Si tratta infatti della tappa romana del tour di presentazione del nuovo album, uscito il 24 febbraio e di certo uno dei migliori della discografia del cantautore siciliano. L’opera arriva a due anni dal precedente “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più” che è valso una seconda Targa Tenco per il miglior disco dialettale del 2015. Totalmente composto in dialetto, il disco presenta una forte connotazione world, con una particolare predilezione per l’africa magrebina e subsahariana. Disco dalla produzione e dalla fattura impeccabile, ottimamente arrangiato e suonato, con la voce di Basile davvero ispirata e ben inserita nella costruzione musicale dei brani.
Voci di cortile e di filastrocche popolari introducono le atmosfere di Liatura, ottimo biglietto da visita dell”album, che ci parla del sortilegio che sembra ineluttabilmente legare padrone e lavoratore in un rapporto quasi da vittima e carnefice che si ripete storicamente, soprattutto in tutti i sud del mondo. Arriva poi lo stornello dei marinai di Tri nuvuli ju visti cumpariri, una sorta di rito propiziatorio a scacciare i guai dalla navigazione. Ecco quindi un doveroso omaggio all’opera dei pupi con la partecipazionenella parte finale del brano Storia di Ferrigno  del puparo e cuntista trapanese Gaspare Balsamo.
La title-track,dalle chiare influenze tuareg blues che ci riportono alle atmosfere di inizio album, incede con un crescente avanzare ipnotico e travolgente.
La ninnananna di Cincu Pammi ci culla con suoni sognanti e delicate voci femminili in controcanto. Suoni cupi introducono Fimmina trista fimmina nata, murder ballad di questo Nick Cave mediterraneo che, nota dopo nota, ci mostra il suo universo aspro, ventoso, di polvere, pietre e sabbia, in uno stato di grazia compositivo che lo ha portato a nostro parere all’apice della sua ormai pluridecennale carriera. Per questo siamo tutti invitati alla conferma dal vivo di questa ulteriore crescita artistica, uno spettacolo che si preannuncia ipnotico e straniante come vele mosse dal libeccio, ammaliante e benefico come un balsamo che sa di mandorle amare e olio di sesamo.

recensione di Fabrizio Forno

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