Oct 242016
 

Joan As A Policewoman & Benjamin Lazar Davis: Let It Be You (Reveal Records 2016)

★★★☆☆

Album Cover Hi ResGiunta al quinto album e celebrati i dieci anni di attività, Joan Wasser, la nostra poliziotta d’oltreoceano preferita, prosegue nel suo percorso che attraversa diversi generi e atmosfere, allargando ulteriormente i propri ambiti sonori.  Non sempre in questa decade le cose sono andate come avrebbero dovuto: ad un inizio sfolgorante hanno fatto seguito alcuni album ed alcune performance live che ci hanno fatto seriamente dubitare sul reale valore artistico dell’offerta musicale della poliziotta: un continuo alternarsi di prove convincenti e grosse delusioni, situazioni che puntualmente venivano avvertite anche nelle sue esibizioni dal vivo, con picchi di pathos a cui facevano seguito improvvise ed insopportabili cadute di tensione e di intensità che lasciavano il pubblico interdetto e sconcertato per la scostanza e l’indolenza dimostrata in più occasioni.

Più recentemente le cose sembrano essere migliorate e già nel corso di una precedente serata romana avevamo riscontrato una crescita ed una maggiore padronanza che avevano convinto anche i più accaniti detrattori.

Questo nuovo album si allinea in questa direzione grazie anche alla collaborazione con Benjamin Lazar Davis, polistrumentista che lavora attualmente anche con Okkervil River, Cuddle Magic e Bridget Kearney. L’album frutto del sodalizio è questo ‘Let It Be You’. La copertina ritrae i due in tuta da lavoro insieme ad un vecchio synth e ben raffigura lo spirito e gli intenti degli autori: artigianato musicale, dal gusto un po’ (troppo?) retrò che ripropone il songwriting in salsa soul di Joan farcendolo di sonorità elettroniche e sintetiche (la title track, Satellite). Il tono generale spesso vira all’indie, ma la costante presenza del piano elettrico ci riporta continuamente ad atmosfere black (Magic Lamp, Hurt So Bad, che non sfigurerebbe in un album di Hall&Oates) alle quali la nostra è particolarmente affezionata e per le quali a nostro parere è particolarmente apprezzabile. Il brano che meglio sintetizza la scelta poetica a metà tra Synth e Soul è certamente il singolo Broke Me in Two, davvero riuscito ed accattivante.  Come sempre non siamo particolarmente d’accordo nella scelta di non utilizzare un basso elettrico ma una tastiera al suo posto, ma evidentemente la Wasser è soddisfatta così, cosa vogliamo farci?  In attesa di rivederla in concerto ( a fine novembre per tre date: Roma Bologna e Milano) ne salutiamo con piacere il ritorno con brani di buona qualità. L’album si chiude con la lunga e sofferta Station, semplice chitarra con riverbero e voce ispirata di Joan a cui poi si aggiunge una batteria piena ed avvolgente per una lunga coda strumentale quasi psichedelica che sigilla un lavoro non completamente convincente ma di sicuro spessore e di certo sincero e onesto.

Recensione di Fabrizio Forno

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