Mar 142019
 

Joe Jackson – Fool, 2018 e-a-r Music

★★★★☆

joejackson_photo_gal_37255_photo_366054712_lrSiamo ormai a ridosso delle 4 date italiane del “Four Decade Tour” di Joe Jackson (19 marzo Roma, 21 Bologna, 22 Milano, 23 Torino): è quindi il momento giusto per parlare del ventesimo album di Joe Jackson, uscito a metà gennaio e quindi da abbastanza tempo da garantire un ascolto più attento e meticoloso, in perfetto stile Slowcult. La pubblicazione del disco (chiamiamolo così, visto che per durata e concezione risulta essere più un LP che un album ‘liquido’ come ormai viene oggigiorno commercializzata la musica) è avvenuta ad inizio 2019 proprio per celebrare i quarant’anni da quel 1979 che segna il debutto discografico di Jackson, con Look Sharp! che lo impose a 25 anni all’attenzione di pubblico e critica, salutato con tanto entusiasmo da autorizzare l’uscita pochi mesi dopo, sempre nel corso dello stesso anno, del secondo I’m the Man, che ne decretò la consacrazione ed il successo internazionale.

Al netto della parzialità di chi scrive, da sempre fan affezionato e maniaco dell’artista di Portsmouth, ci troviamo di fronte ad un ottimo album, da annoverare tra i migliori del Nostro. Di certo un lavoro sincero ed appassionato, la cui realizzazione, avvenuta immediatamente alla fine del precedente, lunghissimo tour che accompagnava Fast Forward, evidenzia l’urgenza della scrittura, l’affiatamento con la band e la freschezza di otto brani che hanno lo smalto e l’efficacia dei migliori nel vasto repertorio di Joe.

Fool, ovvero la Matta, il jolly delle carte da gioco, richiamo costante nella bella grafica del disco e nelle foto promozionali. Sorriso e pianto, nella tipica raffigurazione bifronte di quella che nel gioco della vita rappresenta la carta che spariglia, che scombina e stravolge l’andamento della partita, fuori di metafora, il modo per affrontare le cose con distacco e ironia nonché la capacità di dire pane al pane e vino al vino senza peli sulla lingua.

Gli otto brani abbracciano come sempre vari aspetti della poetica musicale di Jackson, dalle sonorità pseudolatine della title track, a un brano che sembra fuoriuscire proprio da Look Sharp senza risentire affatto dei quarant’anni passati da allora (Fabulously Absolute), a ballads intime e piene di sentimento come 32 Kisses e Dave. Non manca l’omaggio agli amati Steely Dan (Friends Better), probabile tributo musicale alla scomparsa di Walter Becker. Ma gli assi del mazzo di carte sono sicuramente la traccia d’apertura Big Bag Cloud e Strange Land; qui le melodie sono particolarmente adatte ad esprimere i concetti dei testi, una grande nuvola nera che torreggia sulle nostre teste ma l’artista vuole affrontare le questioni con lievità, ballando nonostante le previsioni del tempo non promettano niente di nuovo. Oppure rendersi conto di non sapere se sia il caso di restare o andar via, consapevoli di trovarsi in una terra straniera o forse siamo solo noi dei pesci fuor d’acqua. L’album si chiude con la lunga Alchemy, brano in perfetto stile Burt Bacharach, con le sue immagini come catturate da un sogno ad occhi aperti.

In conclusione, un gran bel disco, di cui suggeriamo l’acquisto in vinile, un lavoro maturo ma ancora fresco e fragrante, che non fa che accrescere le aspettative per il live, che si annuncia particolarmente appetitoso ed imperdibile, accompagnato dagli stessi componenti del tour precedente e delle session di registrazione, ovvero Teddy Kumpel alla chitarra, Doug Yowell alla batteria e il grande, insostituibile compagno della prima ora Graham Maby al basso.

recensione di Fabrizio Forno

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