Mar 182018
 

testa-di-balena-modìIn occasione del suo nuovo lavoro in studio “Testa di Balena” incontriamo Modì, versatilissimo songwriter sempre molto interessante

Ciao Modi e benenuto su Slowcult! Sei spesso intervenuto ad eventi che abbiamo organizzato e cogliamo ancora l occasione di ringraziarti! Il nuovo disco è “Testa di Balena” (Oltre Le Mura Records) una netta svolta rispetto al Modì che conoscevo e che ho apprezzato molto con “Il suicidio della formica“. Qua si respira una piacevolissima leggerezza e grandi aperture solari. Raccontaci la genesi del disco…

Modi: Innanzitutto vi ringrazio per gli innumerevoli inviti e per avermi tenuto sempre in considerazione che non è poco, anzi ribadisco la mia gratitudine con un: vi amo! Penso possa bastare, ma sapete che in amore nulla è mai troppo. La genesi del disco: è importante evidenziarla perchè alcune cose non capitano mai casualmente, ma capitano soprattutto casualmente, intendo dire che è un lavoro inconscio, un lavoro che la mente fa quando vuole novità e rinnovamento, e spazza via ogni pensiero antico. Capisci quello che stai facendo solo dopo aver scritto più di una canzone, solo dopo un tempo indefinito, ti appare l’illuminazione, la strada da seguire. Successivamente raccogli idee ed energie e incanali tutto verso le giuste atmosfere che il disco dovrà avere. La prima canzone scritta è “Cadere dal cielo”: ironia, citazioni, colori, mi venivano in mente i quadri degli artisti surrealisti, e ho pensato, di poter scrivere un disco che parlasse di tali atmosfere, ma che nello stesso tempo non descrivesse l’opera in maniera tecnica o critica, ma che da esse prelevasse l’essenza e che contemporaneamente il tutto fosse racchiuso in un contesto legato alla vita di tutti i giorni, praticamente argomentando sentimenti comuni come ansia, paura, rinnovamento, evoluzione, vitalità, e soprattutto che ci fosse un’ironia apparentemente senza senso, come un gioco infantile; (avete presente i bambini quando ridono tra loro, per noi senza un apparente motivo, ma in realtà il motivo esiste, criptato dal loro modo di comunicare, per questo noi adulti che abbiamo altre modalità di comunicazione, non riusciamo a cogliere le loro emozioni e quindi non riusciamo a comprendere il loro linguaggio)
Questo ovviamente riguarda la parte dei testi del disco, mentre la parte prettamente musicale è stata ispirata prendendo spunto da svariati ascolti di artisti molto diversi tra loro, diciamo che ho unito la storia del rock e del folk contemporaneo, facendo un lavoro personalizzato di trasformazione, così creando le mie canzoni pop.
Ho sempre amato i Cure, li trovo una delle band più importanti e influenti per un determinato modo di fare pop, non ho mai smesso di ascoltarli, anzi vi annuncio che il mio nuovo disco è già pronto, un disco di cover dei Cure ma cantato in italiano che uscirà a breve!
Ritornando a questo grande amore che non si è mai spento, ritornando al periodo della composizione del disco ed anche antecedente alla scrittura, mi ero molto dedicato all’ascolto del folk contemporaneo e di artisti come M.Ward, The Tallest man on heart, e brani simili e da lì ho abbinato le musiche che componevo ai testi un po’ scherzosi e giocosi che avrebbero fatto parte del nuovo disco, che in principio doveva chiamarsi “Canto d’amore”. Solo dopo aver scritto “Testa di balena” ho deciso di chiamarlo così: la medesima canzone è stata scritta per ultima, non è causale che evidenzia una diversità ritmica con il resto del disco, ma a suo modo era una canzone che per il testo ironico e un po’ surreale (anche se vi assicuro che di ironico vi è poco), è entrata prepotentemente a far parte di questo disco fino a dargli anche il nome. Testa di balena è un personaggio da me inventato, prima dipinto e poi diventato canzone, un personaggio che fa della diversità un mezzo per affermare la propria autenticità e rafforza in maniera importante il senso di appartenenza tanto da farla diventare segno tangibile di unicità.
Si evince che mi trovavo in un evidente stato di rinnovamento personale nonchè mentale: ho fatto pulizia nelle stanze della mente e ho riempito le discariche di scorie e spazzatura tenuta per molto tempo, che se anche fino a quel momento mi era servita ormai era diventata zavorra. A quasi quaranta anni si ha una visione più leggera, ed un approccio più semplice e diretto alla vita, anche se questo disco è stato scritto 5 anni fa ed esce dopo cinque anni con un evidente ritardo stavo appunto già allora maturando dentro di me un cambiamento importante. Questo è un disco di rottura con il mio passato, è un disco che prepotentemente cerca ossigeno e respiro da me stesso, spesso l’idea di volere fare alcune cose in un certo modo non combacia con quella che è la tua spontaneità o meglio con quello che realmente puoi fare e sai fare. Questa volta ho lasciato che le cose andassero verso una certa direzione senza forzarle, sai si è sempre ancorati a certi retaggi del passato anche importanti, ma solo andando oltre te stesso puoi dire realmente chi sei e fare qualcosa di importante semplicemente autoscavalcandosi e autonegandosi. Probabilmente il prossimo disco dirà la verità di chi sono o forse no, vi sto giocando un brutto tiro, un inganno. In tutto ciò stavo dimenticando di dire una delle cose più importanti: questo disco esce con l’etichetta discografica da me fondata “Oltre le mura records”, è l’inizio di tante cose ed è il disco che inagura la nascita dell’etichetta, senza pretese, ma per portare avanti le mie idee musicali e quelle degli altri artisti che ne fanno parte.

Siamo tutti figli degli ascolti che facciamo e dei libri e film che leggiamo, nel tuo caso anche dei quadri che dipingi suppongo. Sei cresciuto con un babbo pittore molto importante e quotato. Cosa ci sta di tutto questo dentro “Testa di Balena”?..

Modì: In questo momento dietro di me c’è un muro nel vero senso della parola: scherzo ovviamente, anche se il muro è vero. E’ impossibile negare che il bagaglio di esperienze che ci portiamo dietro e quindi anche quello culturale e sensoriale si arricchisce e si riempie di tutto quello che nella vita raccogli, e di tutte quelle situazioni emozionali che frequenti, quindi è anche ovvio che essere cresciuto in un determinato ambiente ha condizionato (anche se non sempre accade) positivamente le mie scelte, la mia vita e la mia conoscenza, dirigendola verso strade ben precise e delineate.
Ho appena detto che il nuovo disco è stato ispirato dalle opere pittoriche dei surrealisti, devo questo al fatto che il sottoscritto ha frequentato scuole specifiche d’arte come Liceo artistico e Accademia di belle arti, non è indubbio che queste scuole abbiano influenzato la mia personalità, e non è indubbio che questo passaggio di consegne sia avvenuto anche tramite quello che ho sempre respirato e vissuto sin da piccolo: vivere la pittura come un fatto di pura quotidianità. A casa anche mia madre dipingeva e disegnava, anche lei ha frequentato l’Istituto d’arte, quando ero bambino per me disegnare e colore era un fatto naturale quanto magico, non mi sentivo mai solo, avevo il mio equilibratore naturale. Da mio padre ho rubato tutto con gli occhi e l’ho ascoltato tanto, ad oggi discutiamo di molte cose e ci scambiamo idee e libri. Insomma, si dice che i frutti non cadano lontano dall’albero, poi alcune volte la frutta può avere il verme o essere marcia, ma quella è un’altra storia. Mi ritengo fortunato di avere avuto come esempio i miei genitori, il muro in alcuni momenti lo ergo immaginario, affinchè mi faccia trasformare il mio vissuto in qualcosa di nuovo e di futuribile.

Ho notato con grande piacere che siamo vicini alla stampa in vinile del tuo “Il suicidio della formica”. Cosa hai riscoperto di quel disco approcciandolo di nuovo dopo un po’ di tempo?”

Modì: Quel disco per me è importantissimo, è come una piccola ferita che non si cicatrizza mai, mi ha fatto capire il bene e il male, ha scoperchiato parecchie pentole, mi ha fatto capire che era ora di cambiare. Dentro quel disco ci sono delle canzoni molto importanti, secondo me anche belle, che molti apprezzano e mi chiedono di cantare ai miei concerti. Una tra tutte: “Di venerdì tutto succede”.
Stamparlo in vinile è di dovere perché merita che gli sia data la giusta veste, poiché è un disco registrato e mixato totalmente in analogico. Era nato per quello, ma l’etichetta discografica con cui avevo firmato e che mi aveva promesso la stampa del vinile non lo fece mai. Scaduto il contratto ho pensato che era giusto dare il giusto premio al quel tipo di lavoro. “Il suicidio della formica “ è un album prodotto da Marco Bucci, un disco quasi interamente registrato da me e da lui. E’ stato un vero e proprio lavoro certosino, abbiamo messo tutti noi stessi, è difficile da spiegare, qualche critico ha confuso una produzione low fi, con una produzione povera nel senso monetario, non hanno capito che è un disco volutamente minimale e povero. Uscì una recensione dal titolo “Un disco poco riuscito di un cantautore che vale molto di più”, devo essere sincero in realtà la recensione è molto bella e anche positiva, mi si esorta a migliorare, vi consiglio di leggerla, il mio unico appunto è che io volevo un disco così nel bene o nel male, e in quel momento a me andava bene così. Ero contento di fare in quella maniera, di andare verso quella direzione. Sai, riaprocciandomi al disco ho come la sensazione di volerlo registrare nuovamente in maniera più elettrica: chissà che un giorno non lo rifaccia, che poi è quello che succede quando suono alcune canzoni live.

Cosa ci possiamo aspettare dal vivo? Come cambierà il live show?”

Spesso è meglio non aspettarsi nulla, spero di divertirmi e di divertire chi viene a miei concerti. Spero che chi mi ascolta tenga lontano i pensieri negativi, li lasci rinchiusi nello sgabuzzino di casa e contemporaneamente porti la sua mente altrove, spero che il pubblico si diverta e ascolti quello che ho da comunicare, e soprattutto che non sia prevenuto. Questo è un momento dove in pochi voglio realmente ascoltare, il pubblico non apprezza le “teste di balena”, la diversità fa paura, se non ti allinei sei fuori, l’originalità non è più vista come un valore aggiunto. Ritornando al live, porterò parecchie novità: un set elettrico, un gruppo di cari amici che divideranno il palco con me.
Questa è una grande novità, mi permette di stare più sereno, ma non per quel che concerne la riuscita del live, piuttosto perché mi tranquillizza rispetto a pretese che in questo momento non posso soddisfare. Suoneranno alla batteria e ai cori Marco Bucci, che ormai mi accompagna da 8 anni, Valerio Mancini al basso, Marco Mancini alla chitarra elettrica, Rolando Ottaviani al piano elettrico e chitarra elettrica, me medesimo alle chitarre acustica ed elettrica e ovviamente voce. Come ospiti avrò Capobanda e Il sogno della crisalide, amici di vecchia data.

Grazie Modi e ci vediamo il 24 marzo al Largo Venue!

Modì: Certo, ci vediamo a Largo Venue mai io “vi sconsiglio di venire non è per condomini”! Ahahahahah, si scherza, vi ringrazio ancora.

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