Aug 052011
 

Roma, Festa de’ Noantri, 22 luglio 2011

★★★½☆

Il 2011 è senz’altro un anno molto importante per gli Ardecore, l’anno della maturità, l’anno in cui le idee ed i nuovi progetti legati all’uscita del doppio album San Cadoco hanno avuto la loro diffusione ed affermazione, grazie all’otttima accoglienza ricevuta dal nuovo lavoro abbinata ad una nutrita serie di esibizioni live in cui il nuovo repertorio è stato proposto quasi per intero. Dopo i primi due album pubblicati per il Manifesto ed acclamati da pubblico e critica (Premio Tenco incluso) ecco arrivare a fine 2010 una scossa tellurica che scombina repertorio e formazione e porta alla pubblicazione di un doppio album di straordinario impatto e capacità innovativa. Una giovane cantante, Sarah Dietrich, affianca Giampaolo Felici ed attesta la dicotomia del progetto: maschile e femminile, sacro e profano, avanguardia e tradizione. Stasera però gran parte delle novità degli ultimi mesi hanno doverosamente lasciato il passo ad un pressochè totale, sentito, appassionato ed apprezzatissimo omaggio alla musica popolare romana ed allo stornello. Il palcoscenico allestito all’angolo della Basilica di Santa Maria in Trastevere non poteva che riportare indietro le lancette, fino agli inizi degli Ardecore, ripresentando sotto i riflettori la semplicità di una chitarra acustica, una band minimale (fisarmonica, batteria, voci e, per l’appunto, chitarra) ed ovviamente un repertorio su misura per la celebrazione de’ Noantri. Vengono quindi selezionati brani che meglio possano rappresentare l’essenza di questa festa e che di conseguenza più facilmente possano fare presa sul folto pubblico presente, composto da residenti del quartiere oltre che da fans e turisti capitati per caso.
La magia del luogo, lo scroscio della storica fontana, la suggestione del rione hanno da una parte agevolato il compito di Giampaolo & c., ma indubbiamente rappresentavano allo stesso tempo uno scoglio non facile da sormontare, vista l’importanza dell’evento e della location. Ebbene, tutto ha funzionato per il meglio: i due cantanti hanno dimostrato di avere entrambi la stoffa da frontman e frontwoman e di certo i recenti mesi trascorsi in tournèe hanno migliorato l’amalgama e l’affiatamento tra i due, risultati sicuramente più sciolti e padroni della scena rispetto al concerto di gennaio all’Auditorium, ma lì si era davvero agli inizi di questa nuova storia, con tutte le difficoltà e la soggezione che può comportare un luogo come l’Auditorium. Madonna dell’urione, Te possino dà tante cortellate, Serenata de Paradiso, Fiore de Gioventù-dal repertorio di Ettore Petrolini- La povera Cecilia, Sinnò me moro vengono proposte in maniera scarnificata ed essenziale: poche, ben calibrate note di fisarmonica della puntuale ed appassionata Ludovica Valori fanno da contrappunto all’accompagnamento a volte bandistico a volte più misurato e minimale del nuovo batterista Giulio Caneponi, il tutto tenuto insieme dalla chitarra di Giampaolo Felici. Non si pensi però ad una scelta di brani completamente condizionata dal contesto in cui si è svolto il concerto: nelle due ore e passa di show hanno trovato spazio anche alcuni brani non tradizionali ma molto affini come tematiche a quelle descritte dal grande Romolo Balzani nei suoi stornelli, come ad esempio la passione travolgente e tragica di Per quella lei ci muore, una canzone originale e davvero unica, che ben sintetizza la poetica della band e le sue scelte stilistiche. L’alchimia e la complicità artistica tra Giampaolo e Sarah crescono brano dopo brano e l’alternanza delle loro due voci è una delle chiavi vincenti del loro repertorio: l’angelo e il diavolo, la luce e la tenebra, l’aria ed il fuoco.
L’entusiasmo generale sembra dapprima cogliere di sorpresa gli Ardecore, che ai previsti bis aggiungono altri pezzi decisi sul momento. A grande richiesta viene riproposta ‘Il barcarolo Romano’ da tempo assente nei normali concerti della Band, per poi chiudere con un vero capolavoro, quella ‘Come te posso amà’ con la quale si apriva il loro album di esordio e con la quale è iniziata questa mia passionale, incondizionata e viscerale ammirazione per la band, pietra preziosa dell’attuale panorama musicale italiano, lucente e tagliente come un diamante di rara luminosità tra tanta bigiotteria musicale in circolazione.

Recensione e foto di Fabrizio

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