Jul 302014
 

Roma, Eutropia, Campo Boario, 18 Luglio 2014

★★★½☆

DSC_0832 [800x600]Te lo ritrovi davanti, una specie di Stanlio occhialuto con la chitarra a tracolla, invecchiato, sì, ma ancora saltellante e sufficientemente pazzoide da non deludere le aspettative del pubblico romano.
L’altra faccia del tropicalismo, quella di origine No Wave, non a caso produttore di Caetano Veloso e di Marisa Monte, da sempre diviso a metà tra nord e sud america, si presenta con una solida band al seguito, capitanata dal sontuoso e granitico bassista Melvin Gibbs ed impreziosita, da metà concerto in poi, dalla presenza unica ed inconfondibile di Marc Ribot. L’occasione è quella di un nuovo album doppio, Encyvlopedia of Arto, ovvero un CD antologico ed un altro acustico (solo voce e chitarra, per veri aficionados), ma ci troviamo comunque a riprendere un discorso interrotto quasi vent’anni fa, all’epoca di un concerto al Frontiera. Il percorso musicale di Lindsay infatti non ha subito particolari variazioni dal ’96, ovvero dall’epoca di quel concerto. Arto si muove come un abile equilibrista tra melodie e ritmi soavi di acid-bossa, inframezzando queste sonorità suadenti con interventi noise della sua chitarra elettrica. Ad esser sinceri, dopo un paio di brani la formula risulta un po’ ripetitiva seppur godibilissima, con il delicato cantato di Arto a contrapporsi alle intrusioni chitarristiche che d’impatto risultano spiazzanti, a tratti disturbanti, ma che ben presto rischiano di annoiare. Per fortuna, a rimettere le cose a posto ci pensa il genio (ed il gusto) chitarristico di Marc Ribot, raggomitolato attorno alla sua chitarra come un armadillo, vero dispensatore di note giuste e calibrate, mai una di troppo anche quando gareggia col suo compare a chi fa più rumore. La serata riprende quota e sale il coinvolgimento e l’apprezzamento del pubblico. Peccato che il suo fraseggio, a volte cristallino ed a volte distorto e straniante venga spesso coperto dalla chitarra del capobanda, il cui volume torreggiava esageratamente sul resto dei suoni. Non un dettaglio da poco per chi, come il sottoscritto aveva scelto il palco dell’ex-mattatoio più per amore del chitarrista di Newark DSC_0876 [800x600] che per il resto, non essendo, tranne rare eccezioni un vero amante della musica brasiliana, sia tradizionale che ‘bastarda’ come quella proposta da ormai 25 anni dal fondatore dei leggendari DNA e del quale rimpiangiamo l’epoca d’oro dei Lounge Lizard dei grandi John ed Evan Lurie.

live report e foto di Fabrizio Forno

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