Mar 142011
 

Roma, Alpheus, 25 febbraio 2011

★★★☆☆
Negli anni ’80 i Diaframma hanno rappresentato l’incarnazione italiana (o meglio fiorentina) della New Wave inglese, assieme ai primi Litfiba, quando le due band giravano insieme l’Italia in tour, e sembravano destinate a un meritato quanto imminente successo commerciale. Questo fu vero per i Litfiba che, virando verso un rock più commerciale e meno denso di elementi esoterici rispetto alla musica degli esordi, ottennero un enorme riscontro di pubblico. I Diaframma ebbero invece un destino diverso: i loro primi album divennero dei classici del rock italiano (che non ne ha prodotti molti), ma la band fiorentina sembrò scivolare nell’oblio.
Rimase il solo Fiumani, che è riuscito a portare avanti una carriera solista (continuando però a mantenere il marchio Diaframma) seguendo logiche produttive (e di distribuzione) che, se da un lato gli hanno concesso notevole libertà espressiva, dall’altro non gli hanno mai consentito di fare il salto verso il grande pubblico. E non è detto che sia stato un male.
Federico Fiumani ha continuato per la sua strada quasi sotterraneamente, forte di un personalissimo talento poetico. La sua musica è underground, ma tutt’altro che inaccessibile: il nostro ha infatti regalato al misero panorama musicale italiano una notevole quantità di brani che, in un mondo più giusto, avrebbero sicuramente avuto miglior sorte commerciale. Difatti, il tratto caratteristico dei Diaframma è l’aver saputo fondere insieme (non sempre riuscendo appieno nella sintesi, a dire il vero) il rock’n’roll e il punk con elementi della musica leggera e cantautorale italiana.
C’è anche un altro elemento da non trascurare: i Diaframma versione live valgono sempre il prezzo del biglietto, come sa bene chi non ha mai smesso di seguirli, e il concerto all’Alpheus di Roma non ha fatto eccezione.
Niente di eccezionale (altre prove live sono state più convincenti), ma quando si ha un repertorio valido e onestà di fondo, il divertimento è assicurato.
Per la verità il fiorentino non parte benissimo: la voce non è al top, e la chitarra non molto fluida. Lo accompagna un’onesta sezione ritmica, basso e batteria, che picchia il dovuto. A pezzi tirati in stile New Wave la band alterna i classici del passato (una scarna versione di Siberia viene proposta come secondo pezzo), riuscendo comunque a catturare il pubblico.
“Verde”, “L’odore delle rose”, “Blu Petrolio”, un accenno di “Agosto”, vengono accolte con l’entusiasmo che meritano: il resto non è scuola, ma ritmo e assenza totale di autocompiacimento. Eppure la serata non riesce a decollare del tutto, e Fiumani se ne accorge, e lo ammette candidamente. Il pubblico cerca di rincuorarlo, lo incita, lo chiama per nome: “Federico, vai, Federico!”
E allora si riparte con più convinzione: ci sono ancora la trascinante “Diamante grezzo”, “Caldo”, “I giorni dell’ira”; e qui Fiumani alza la voce: gridata da chiunque altro la frase del figlio degenere (“che dirà mia madre quando mi vedrà”) apparirebbe ridicola, ma qui suona semplicemente vera.
Basso e batteria picchiano, e di pezzi ce ne sono ancora parecchi. “Gennaio” è un tritacarne, “Labbra blu” e “Tre volte lacrime” la struggente colonna sonora dei nostri amori falliti, “Fiore” il pezzo che si fa sentire agli amici che non conoscono i Diaframma (a costo di ripetersi: se fosse stata scritta da Vasco Rossi, l’avremmo sentita trasmessa alla radio per mille anni di seguito).
I classici continuano ad alternarsi a pezzi meno noti, comunque tirati, ipnotici e mai noiosi, in pieno stile New Wave. Si arriva alla fine, è il momento dell’ultimo bis: il pubblico chiede a gran voce “Le Alpi”, e i Diaframma sentitamente eseguono.
Si conclude così la serata: rimane il mistero (e il fascino) di una band che continua a suonare con convinzione quello che i critici definirebbero rock underground emergente… da ben ventisette anni! Se capitano nella vostra città, andate a sentirli: di sicuro vi divertirete, e ne uscirete con qualcosa in più.

Recensione di Bonans
foto di Magister scattate in occasione del Pre-final fest del 2009 all’INIT

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