Feb 122010
 

Roma, Auditorium Sala Santa Cecilia, 27 Gennaio 2010

★★★★☆

Nell’ambito della rassegna Diario dell’Anima – Omaggio ad Arvo Part, dedicata al grande compositore estone, uno dei più importanti del panorama contemporaneo, si sono svolti a Roma quattro concerti, di cui tre all’Auditorium ed uno alla Aula Magna dell’Università La Sapienza; abbiamo avuto la fortuna di assistere ad uno di essi, dedicato a Gli Angeli di Arvo Part che si è rivelato esperienza di grande suggestione ed intensità emotiva.
Già noto sin dagli anni Ottanta soprattutto in Occidente, il compositore dovette andarsene in esilio a Berlino perché poco gradito al regime sovietico allora imperante. Fu così che incontrò Manfred Eicher, titolare e creatore della ECM di Monaco, a sua volta creativo musicista, produttore di suoni, divulgatore della musica d’avanguardia europea, che lo scoprì definitivamente e fin da allora pubblica tutti i suoi album.
La musica da lui composta, legata soprattutto ai temi del Sacro, esprime sofferenza ed è apparentemente semplice: utilizza poche note, elementari scale melodiche, fortemente ipnotiche, niente tonalità e modulazione, improvvise sospensioni e persino silenzio. Questo silenzio, che contribuisce ad esprimere un forte anelito alla spiritualità e che l’autore ritiene consono alla dimensione della meditazione e della preghiera, conferisce alla musica un’atmosfera di grande mistero e profonda suggestione.
Nel corso degli anni si è parlato della sua musica come di Minimalismo sacro, paragonando le sue scelte compositive a quelle ipnoticamente iterative proprie della musica minimalista dei grandi compositori americani Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich; in realtà le sonorità espresse rimandano decisamente alle forme arcaiche della Musica Liturgica. Part ha riscoperto, riformulandoli, i moduli del canto Gregoriano e della polifonia antica ed inventato nuove modalità di suono che egli definisce Tintinnabula (dal latino campanelli) regalandoci delle composizioni che a livello internazionale vengono considerate splendidi esempi di musica sacra contemporanea, fortemente impregnata del senso della Trascendenza.
E la dimensione religiosa è da tempo la principale poetica musicale di Part: egli costruisce armonie al tempo stesso arcaiche e modernissime, in un turbine emotivo che esprime una forte suggestione ed una intensa immagine di luminosità. Il profilo melodico che emana dalle sue composizioni esprime una sofferta malinconia, e si pone decisamente a metà strada tra monodia e polifonia, e rappresenta un difficile cammino spirituale che dall’ombra porta verso la luce.
Nell’ambito del concerto cui abbiamo assistito la composizione iniziale Orient Occident, lavoro del 2000, è la più inquieta, quasi a voler rappresentare la difficoltà d’incontro tra le culture: l’orchestra appare tesa e tormentata, ed è accompagnata mirabilmente da trentacinque coristi.
E’ seguita poi la Sinfonia n.4: Los Angeles, in prima italiana, per archi, arpa e percussioni; recente lavoro, intenso percorso musicale che sembra una sinfonia mahleriana che a tratti si trasforma in marcia funebre: la composizione è impregnata del senso del dolore umano causato dall’ingiustizia, ed è dedicato a tutti i carcerati in Russia per idee di dissenso politico. E’ stata poi la volta di Passacaglia, per violino, vibrafono e archi, e, poi ancora Cantus in memory of Benjamin Britten, struggente lamento funebre per la scomparsa del compositore inglese avvenuta nel 1976.
Il tema della memoria, molto caro al compositore, ha animato anche la malinconica Pilgrim’s Song, opera del 1984, dedicata ad un amico scomparso, ove violini, viole e bassi compongono un unico movimento con piccole alterazioni che generano lievi disarmonie melodiche. E’ ispirato al Salmo biblico 121 e fu parte della colonna sonora del bellissimo film di Denys Arcand, Le invasioni barbariche.
Il concerto si è concluso con la stupenda composizione in memoria dei morti degli attentati di Madrid dell’11.3.2004, Da Pacem Domine,in cui l’Orchestra è stata suggestivamente accompagnata da trentacinque coristi ed altrettante coriste. Attraverso il lutto, l’autore invoca la pace, riuscendo a coniugare sonorità antiche e moderne, realizzando un’opera di maestosa e ieratica bellezza.
Il concerto è risultato di sconfinato splendore: il direttore d’orchestra Estone Tonu Kaljuste ha guidato mirabilmente l’Orchestra e Coro di Santa Cecilia, ma indubbiamente in diversi momenti abbiamo percepito una qualche atmosfera accademica ed una certa freddezza, che non avevamo riscontrato nelle realizzazioni effettuate avvalendosi della cristallina purezza delle voci di The Hilliard Ensemble, quartetto vocale inglese di Musica Antica.
L’ascolto si è rivelato un’esperienza di rara intensità, solenne e drammatica, eppure serena al tempo stesso. Alla fine, travolto da una vera ovazione, Arvo Part, che ama paragonare la sua musica ad una Luce Bianca che contiene tutti i colori, è salito sul palco in omaggio al pubblico, a raccogliere e rilanciare, insieme agli splendidi esecutori della sua Opera, l’onda emotiva che ha pervaso l’ambiente per tutta la durata del concerto, quasi a rappresentare il profondo mistero dell’ Infinito cui si accede attraverso la sacralità della Musica. .

Recensione di Dark Rider

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