Mar 262015
 

Roma, BlackMarket, 14 Marzo 2015

★★★½☆

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Sebbene uno scioglimento ufficiale non sia mai stato annunciato, le possibilità di rivedere i Sonic Youth insieme su un palco appaiono purtroppo sempre più incerte e irrealizzabili: non sappiamo infatti se un evento traumatico quale la separazione coniugale avvenuta tra Thurston Moore e Kim Gordon, risalente ormai al 2011, sarà mai assimilato e superato da parte dei quattro newyorkesi: soltanto il tempo potrà dircelo. Ma come spesso capita, i primi a rimboccarsi le maniche all’interno di una band, sono i membri non coinvolti in prima persona nelle diatribe (pensiamo a “All Things Must Pass” di George Harrison). Subito dopo la conclusione del tour programmato con i Sonic Youth, il chitarrista Lee Ranaldo pubblica infatti nel marzo del 2012 “Between the Times and the Tides”, seguito l’anno successivo da “Last Night On Earth”, formando un dittico sorprendente per semplicità e onestà, depurato quasi del tutto da derive soniche aggressive e impervie. Canzoni lineari, dove emerge il suo disinvolto talento da songwriter americano indie di razza, coadiuvato da eccellenti musicisti, primo fra tutti dall’immenso Steve Shelley, fido compagno seduto dietro le pelli.

Dal 2014 Lee Ranaldo intraprende un tour solista, riproponendo in chiave acustica le composizioni presenti nei due album, incise anche su nastro nell’album “Acoustic Dust”. Un forte legame sembra averlo legato all’Italia (già intuibile dalla composizione del brano intitolato “Lecce, Leaving”), e confermato dalle sue numerose incursioni in terra italica nell’arco di cinque mesi. A Roma, in particolare, sono state ben due le occasioni in cui il pubblico capitolino ha avuto modo di incontrarlo, entrambe organizzate dall’ottimo team di Unplugged in Monti: la prima a fine ottobre 2014, presso la splendida Chiesa Evangelica Metodista, e la seconda al BlackMarket, una location piccola e intima dalla capienza di appena cinquanta posti.

Per chi è stato presente ad entrambi i concerti, è difficile stabilire con certezza quale delle due performance sia risultata migliore. Una cornice affascinante come quella della Chiesa Evangelica Metodista, tra vetrate sacrali e spaziosi riverberi naturali, ha giocato indubbiamente un ruolo fondamentale, unita al fatto che fosse la prima volta che sentivamo Lee Ranaldo in questa veste. Dall’altra parte il BlackMarket, con la sua atmosfera più dimessa e ristretta, da accogliente e familiare pub sotto casa, ha permesso un contatto ancora più ravvicinato con l’artista. A ben vedere però, probabilmente la vincitrice è l’esibizione nella Chiesa, anche in virtù del fatto che la scaletta entrambe le volte è stata pressoché identica.

earth 2Ciò non toglie che il live di questa sera sia stato coinvolgente come non mai, con l’inserimento di due cover non presenti precedentemente (“The Circle Game” di Joni Mitchell e “Revolution Blues” di Neil Young”). Il proverbiale amore per le accordature aperte dei Sonic Youth è ben evidente sul palco, dove accanto a Ranaldo è presente un tecnico intento ad accordare continuamente le numerose chitarre presenti. E fa sorridere non poco il fatto che, alla richiesta di una chitarra accordata in maniera standard per eseguire la cover di Neil Young, il tecnico si sia trovato impreparato e impossibilitato ad esaudire in tempi brevi la domanda del musicista newyorkese.

L’ascolto di semplici melodie come quelle di “Off the Wall”, “Angels” o “Key/Hole”, capaci di entrare nella testa dell’ascoltatore al primo impatto, si alternano in perfetta sintonia con episodi più scuri e di grande fascino, quali “Ambulancer” (forse il migliore del lotto), e “The Rising Time”. Spesso Ranaldo imbraccia l’archetto, e, memore dei suoi passati sonici, crea suoni stridenti sulle corde della chitarra acustica: una tecnica che in sede unplugged risulta talvolta a onor del vero non proprio efficace, così come l’utilizzo di piccoli campanelli che non appaiono ritagliarsi un ruolo preciso all’interno della costruzione del live. Ma sono piccoli dettagli che non intaccano minimamente il valore dell’esibizione che si protrae senza particolari intoppi per un’ ora e mezza precisa.

Il futuro musicale per Lee Ranaldo appare quindi più roseo e splendente che mai, orfano certamente delle audaci sperimentazioni sonore e a cui ci aveva abituati per quasi un trentennio, ma non per questo meno interessante. L’attesa per una nuova prova in studio, dopo due album composti da canzoni apparse perfettamente funzionali anche nel loro essere messe a nudo in chiave acustica, non può quindi che crescere giorno dopo giorno, assieme alla speranza di un ritorno sui palchi italiani, ma questa volta in elettrico, accompagnato dai fidi The Dust.

Recensione di Federico Forleo
Poster di Mynameisbri (Sabrina Gabrielli)

Scaletta

Tomorrow Never Comes
Off the Wall
Xtina as I Knew Her
Key/Hole
Angles
Last Night on Earth
Stranded
Home Chds
Ambulancer
The Circle Game (Joni Mitchell Cover)
The Rising Tide
Hammer Blows

Revolution Blues (Neil Young cover)
Lecce, Leaving

 

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