Feb 242009
 

Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio – Venerdi 13 febbraio, 2009
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Entriamo nella sala TeatroStudio dell’Auditorium ove si svolge la manifestazione Meet in Town, accompagnati da un denso tappeto sonoro di Elettronica-Dark-Ambient molto suggestivo. Dietro il palco sono presenti videoinstallazioni che per tutta la sera proietteranno immagini elettroniche, di argomento diverso a seconda dei due gruppi che si esibiranno.

MOKADELIC: Frammenti di Luce
Musicisti: Alessio Mecozzi: chitarra; Cristian Marras: basso; Alberto Broccatelli: batteria; Maurizio Mazzenga:chitarra; Luca Novelli: piano elettrico, chitarra, theremin; Taketo Gohara: electronics; Iacopo Dorici: electronics
★★★☆☆
Arrivano i romani Mokadelic, già autori della suggestiva colonna sonora del film di Salvatores Come dio comanda. La loro ultima fatica risulta quasi un viaggio iniziatico nel loro mondo visionario e neo psichedelico e sin dalle prime battute la loro Elettronica Ambient emana grande fascinazione.
Questo combo ha intrapreso i sentieri Post Rock di Mogwai e Arab Strap, contaminandoli con le sensazioni Shoegaze di Slowdive, per approdare al mondo psichedelico e rarefatto dei Mùm e dei Sigur Ros. La loro musica è fortemente emozionale, ed è priva di parole; essi realizzano un viaggio visionario tra sonorità ipnotiche fortemente perturbanti, che rivelano il lato fortemente oscuro della loro musica e realizzano la loro maturità espressiva in una musicalità fortemente evocativa e visionaria, di matrice prettamente Ambient. La performance dell’ensemble è introdotta da Bahati Grace, avvolgente e ricca di suggestioni Ambient; è la volta poi di Hanged Country, profonda e cupa, quindi di Coy-one, liquida ed eterea; si continua con But I will come back e Wet embrace, che ricordano, per le loro sonorità rarefatte e malinconiche, l’inconfondibile stile dei Tuxedomoon. Wax ed Hopi, che dà il titolo all’omonimo album, entrambe intrise di intenso lirismo: quest’ultima, in particolare, quasi una sorta di sinfonia strumentale moderna.
L’esibizione del gruppo ha rappresentato l’immersione in un suggestivo flusso di suoni ed immagini fortemente stranianti e .psichedeliche, in una deriva malinconica che si sviluppa in notevoli variazioni emozionali, realizzando suggestive e liquide distese sonore intervallate da improvvise e stranianti ripartente che sembrano quasi confinare con il Noise; la caratteristica di questi suoni è di mantenere molto alto il livello di intensità: da atmosfere ovattate si viene improvvisamente trasportati verso muri di suono, e l’attenzione rimane sempre molto alta. Notevole anche il livello delle videoinstallazioni, che mostrano immagini inerenti gli elementi della natura, intervallate da spettacolari scene sciistiche, con relativi incidenti. Le loro sinfonie Indie, si intrecciano fortemente infatti con l’immaginario cinematografico.

MOUSE ON MARS: Ipnotica Trance
Musicisti: Andi Toma e Jan St Werner
★★★☆☆
Mouse_Ezalis_Bonnaroo_05.jpgAttivi sin dalla metà degli anni novanta, I Mouse on Mars devono essere considerati tra i principali autori del rinnovamento della scena elettronica tedesca a cavallo dei due secoli.
La loro fonte d’ispirazione è stata la grande musica elettronica tedesca di pionieri come Kraftwerk, Neu, Faust e Can, non tralasciando la forte influenza dei visionari Popol Vuh e dei Tangerine Dream degli inizi: in realtà essi hanno seguito una via fortemente originale al rinnovamento del Kraut Rock, creando una perfetta sintesi di Ambient, Techno e Pop. Dopo il debutto con l’EP Frosch e l’album Vulvaland, il gruppo teutonico è andato via via intensificando la sperimentazione, aprendosi sin dall’album Idiology all’esplorazione di territori sempre più Techno e Pop di maggiore fruibilità, pur conservando una forte interazione con l’immaginario cinematografico, attraverso la realizzazione di nuove colonne sonore per capolavori visionari come Fata Morgana di Werner Herzog e Schatten di Artur Robison.
La caratteristica principale di questo duo di sapienti scultori di suono è la mutevolezza: essi sono il simbolo di quella Nu Elettronica che negli anni Novanta ha puntato sulla contaminazione totale tra gli stili ed i vari generi, focalizzandosi sulla trasfigurazione digitale piuttosto che sul purismo della tradizione di genere. Sin dal loro esordio, il mitico album Vulvaland, hanno così attraversato Pop, Funk, Exotica, Ska, per raggiungere con l’album Autoditacker del 1997, l’equilibrio perfetto Mouse_davduf06_Montreal.jpgtra contaminazione di stili e ricerca di una eterea melodia, con forti venature di Trance estatica. Si sentono forti influenze di sonorità stile Amon Duul ed addirittura di Synth Pop che ricordano gli Human League.
Negli anni Duemila la loro sperimentazione è un po’ più pacata e meno scoppiettante, e la direzione è sempre più quella di una Techno-Trance con forti venature House. La loro esibizione è stata certamente trascinante per i ritmi Dance e Techno; d’altro canto i due non si sono spesi granchè, realizzando una performance ad uso e consumo del giovane pubblico, e sostanzialmente trasformando il Teatro Studio in una moderna discoteca, eseguendo brani tratti dai loro ultimi lavori, come Idiology e Radical Connector, fortemente ipnotici ma che sostanzialmente costituiscono pura e raffinata Dance Music. Siamo rimasti un po’ delusi, anche per la brevità dell’esibizione, e per la totale assenza di brani del primo periodo sperimentale dell’ensemble. Suggestive le videoinstallazioni, con la visione di un volto immobile attraverso il quale passano didascalie inerenti riflessioni filosofiche sul potere e la manipolazione delle menti.

Recensione by Dark Rider

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