Apr 182018
 

Roma, Wishlist Club, 24 marzo 2018

★★★½☆

echoesSerata romana in salsa wave al Wishlist, nel cuore di una San Lorenzo notturna che si apre alle sonorità post punk ospitando il concerto degli storici fiorentini Neon, band dall’esigua produzione discografica ma ricordata dagli appassionati di genere al pari di realtà quali Negazione ma anche, rimanendo in ambito capitolino, dei mai dimenticati Bloody Riot. Il fantasma di Ian Curtis e dei suoi Joy Division aleggia sulla serata già durante l’opening del concerto affidato agli Echoes of Silence, gruppo tutt’altro che di spalla ed in grado di sfornare un concerto pieno a tutti gli effetti, con dodici tracce essenzialmente rappresentative del sound post wave imperante negli anni ’80, sorreggendosi sulla potente e carismatica voce del vocalist Filippo Biagioni Gazzoli. Il pubblico dimostra di gradire, le tracce si susseguono (AlieNation e Survivor su tutte) ed il repertorio della band romana si conferma all’altezza delle attese dei presenti. Dopo la chiusura di Bodies, è il momento della band toscana che si presenta come di consueto senza basso e facendo leva sulla grande quantità di campionamenti, con trame basate sul synth al servizio delle rullate di Leo Martera e della vocalità dell’evergreen Marcello Michelotti. Ian Curtis e co. continuano ad essere presenti nelle sonorità dei Neon, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia ma nessuno sembra risentirne, i brani della scaletta sviscerano prevalentemente il campionario relativo a Rituals, unico LP pienamente compiuto realizzato dalla band prima della trilogia degli EP relativi a Crime of Passion. L’impatto di The same ritual scalda i motori, Sacrifice e Runnig scorrono di getto, prima che The Last chance lasci spazio a Sentimental love, fortificando gli artifici sonori elettronici arrotati attorno alle note di Michelotti, vera cifra stilistica di una band con alle spalle una carriera oramai quarantennale. L’assenza del basso per i puristi può rappresentare un limite, ma nella costruzione elettrowave figlia del periodo che fu, i tapping di synth riempiono senza fatica il tessuto sonoro, mentre la location poco dispersiva crea quell’intimità sullo stile dei tipici club anni ‘80 dove i Neon si sono fatti le ossa. Nonostante i numerosi cambi di formazione articolatisi negli anni, non sembra neanche trasparire quella ruggine riscontrabile nelle reunion di alcuni complessi poco inclini ad arrendersi all’incedere delle primavere trascorse, come dimostrato dall’esecuzione di Isolation, brano che mette d’accordo le frange giovani e quelle meno giovani accorse al Wishlist, cesellando il passaggio di consegne tra generazioni distanti tra di loro, ma accomunate dalla passione per quei toni cupi e dark che hanno affascinato milioni di persone sfiancate dagli ultimi vagiti del punk e conquistate dall’elettronica che ha visto primeggiare, oltre agli ulta citati Joy Division, nomi di primaria grandezza quali Dead can Dance o Siouxsie and the Banshees, tanto per citarne due senza scomodare i soliti noti Cure o Talking Heads. neonLa resa live dei Neon non mostra segni di cedimento, la sezione ritmica sorretta dalla batteria di Martera si amalgama senza intoppi alle sonorità analogiche delle tastiere di Piero Balleggi, i riff della chitarra di Adriano Primadei sospingono la voce di Michelotti e l’happening viene portato a compimento senza sbavature, concedendo un bis composto dal dittico formato da Dark age e Lobotomy, concludendo una serata dal sapore revival che accontenta il pubblico eterogeneo accorso nel cuore di San Lorenzo. Anche lo spirito di Curtis e dei Joy Division scema assieme alle sonorità industrial sparate dalle casse che annunciano la fine della performance, aprendo lo scenario al Dj set del Wishlist affidato alle sapienti mani di Valerio Del Vasto. La serata organizzata da Rome Music Experience di Giulio Della Rocca e coadiuvata da Maskara Night ha avuto il grande merito di riaccendere l’interesse su una band spesso sottovalutata nel panorama italiano degli anni ’80, penalizzata indubbiamente dall’instabilità della propria formazione nonché dalla scarsità di pubblicazioni discografiche, con in pratica un unico Lp (Rituals) ed un pugno di Ep disseminati in quarant’anni di carriera, un meccanismo in Italia già sperimentato da complessi di matrice progressiva, in grado magari di sfornare un numero limitatissimo di prodotti ad inizio carriera, salvo riprendersi una fetta di popolarità grazie al ritorno d’immagine goduto dal suddetto genere negli anni duemila. Il denominatore comune della serata era chiaramente rappresentato da un’elettronica dark figlia dei tempi che furono, e la sintesi del periodo offerta dai carismatici Echoes of Silence in apertura e dai bagliori dei Neon come headliner è riuscita senza meno a soddisfare i palati dei convenuti. A testimoniare che nel brulichio del sabato sera romano, c’è ancora spazio per le sonorità alternative a discapito dei cannoneggiamenti della disco dance.

 

Scaletta Echoes of Silence                                            Scaletta Neon

 

Another day                                                           The same ritual

Nowhere                                                                Sacrifice

Fade                                                                       Running

Love is hate                                                           Last chance

Civilize                                                                  Sentimental love

Running                                                                 Boxes

AlieNation                                                             Information of death

Changes                                                                 Harry

Silence                                                                   Isolation

Survivor (Bob is gone)                                          My blues is you

Exit                                                                        Spiders

Bodies                                                                    Dark age

                                                                               Lobotomy

 

Recensione di Fabrizio ‘82

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