Mar 092012
 

Roma, Lanificio 159, 22 febbraio 2012

★★★☆☆

Si è fatta attendere a lungo Annie Clark in arte St.Vincent, finalmente eccola salire sul palco (ma è possibile finire il soundcheck con il pubblico che già si accalca al di fuori del locale? Per poi avere una così pessima acustica? Un po’ più di rispetto per chi paga un biglietto sarebbe quanto meno auspicabile).
Figura esile, volto pallido e occhi fiabeschi che sembrano guardare lontano oltre le nostre spalle, attacca subito con il primo brano Surgeon , dal suo ultimo lavoro Strange Mercy, uscito lo scoso settembre per la 4AD, etichetta che, solitamente, è garanzia di qualità ed orignalità.
Sin dalle prime esecuzioni si ha la sensazione che St.Vincent ci metta tutta l’energia di cui dispone con generosità senza risparmiarsi, accompagnata da un trio formato da batteria, tastiere e mini moog non particolarmente degno di nota.

Il suo è un indie pop personale e intimo contaminato da elementi elettronici e psichedelici con cambi di atmosfera che ne fanno la sua principale caratteristica stilistica. Le aperture melodiche della sua voce sottile ed eterea sono l’inizio di un crescendo che porta a cambi improvvisi verso suoni ruvidi e dissonanti per finire con il suono distorto della sua chitarra, purtoppo completamente sommersa da una batteria troppo in evidenza.

Indubbiamente siamo di fronte ad un artista di talento: polistrumentista, compone, arrangia, scrive i testi; nonostante ciò non tutti i brani ci hanno convinto. Tra le cause sicuramente la già citata acustica non adeguata ai suoni elaborati che abbiamo apprezzato nei suoi lavori in studio. Il brano di punta della scaletta, l’accantivante ‘Cruel’ ci mostra un’abilità compositiva fuori del comune ed una capacità di costruzione di un hit degna di un’artista smaliziata e navigata, quale Annie Clark certamente non è, e questo è certamente un suo pregio non trascurabile.
Giudizio pertanto sospeso, in attesa di verificare se le innegabili capacità saranno confortate da un proseguio di carriera degno dell’attuale a nostro avviso esagerata considerazione nell’ambiente.

Il pubblico, putroppo sempre più di bocca buona, sembra comunque apprezzare, il concerto scivola via, lieve e delicato come la protagonista sul palco, lasciandoci l’impressione di qualcosa di non completamente espresso e involontariamente incompiuto.

Recensione del Signor Giù
foto di Fabrizio Forno

Scaletta:

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