Feb 162009
 

Roma, Init, 11 febbraio 2009

★★★½☆
Nel settembre del 1976 al 100 Club di Oxford Street a Londra si tenne in due serate consecutive il Punk Rock Festival, vero e proprio atto di nascita ufficiale del movimento che avrebbe caratterizzato il panorama musicale e sociale della seconda metà del decennio; se nella prima serata i Sex Pistols divisero il palco con Clash e Siouxsie , i mattatori della seconda furono senza dubbio i Damned. Di anni ne sono passati veramente tanti, ma qualcosa dello spirito che animava quelle notti è ancora ben presente in Captain Sensibile e Dave Vanian, i due membri della formazione originale che dopo numerosi scioglimenti e reunion si sono presentati al pubblico dell’Init in splendida forma.
La serata si era aperta con la notizia della cancellazione del live act dei norvegesi Pirate Love, impossibilitati ad esibirsi per il furto della loro strumentazione. Il compito di scaldare la serata è stato quindi caricato totalmente sulle fragili spalle dei romani Blackmondays, autori di un punk molto scontato, poco incisivo, a tratti irritante. Sufficiente comunque a fomentare alcuni giovincelli adornati di creste colorate, che non aspettavano altro per iniziare a pogare ed esprimere il proprio apprezzamento annaffiando chitarrista e cantante con i loro affettuosi sputi. E’ bastato comunque intravedere il basco rosso di Captain Sensibile per rincuorare i presenti sull’esito della serata. A rivaleggiare con lui nel ruolo di frontman, dopo una breve introduzione strumentale, è arrivato sul palco Dave Vanian, con un camice bianco da Dottor Frankenstein e degli occhialetti che incorniciavano il volto reso pallidissimo dal cerone bianco. L’atmosfera è diventata subito incandescente, soprattutto con i brani più veloci e legati agli esordi, come Neat Neat Neat. Dopo una breve interruzione per sostituire la pelle della grancassa della batteria (inconveniente tipico delle punk band più genuine…..) e dopo aver pregato gli spettatori più esagitati a non sputare (Don’t spit, it’s garbage!), Captain Sensible ha ricordato con un po’ di imbarazzo di essere stato recentemente alla tv italiana a cantare ‘Wot’ un vecchio tormentone dance degli anni ottanta risalente al periodo della sua carriera solista.
Si riparte con Antipope. Deve essere stata una bella soddisfazione per i Damned venire all’ombra del Cupolone, in pratica sotto casa di Benedetto, a cantare il loro inno anticlericale che parla di preti travestiti e di visite in chiesa per fregarsi la questua….
La voce di Vanian è sempre potente e stentorea; il carisma sul palco, restato intatto nonostante la non più giovane età, e la sua elegante gestualità anche solo per presentare il resto della band lo identificano come vero animale da palcoscenico.
Ad un certo punto abbiamo visto i musicisti riunirsi attorno al batterista, quasi a complottare qualcosa e l’impressione è stata quella di un’improvvisa modifica dell’elenco dei brani in esecuzione: in pratica ci è sembrato che decidessero di eliminare i titoli meno diretti e veloci del loro repertorio, per privilegiare le canzoni di più facile presa a discapito di quelle un po’ più articolate e complesse dal punto di vista musicale che evidentemente non venivano sufficientemente apprezzate dal pubblico romano, forse un po’ di grana grossa per accettare brani che non fossero facilmente riconducibili alla poetica del punk.
Il concerto prosegue quindi con New Rose, e cioè quello che viene considerato il primo vero singolo punk della storia, fino al suo epilogo, che non poteva che essere Smash it up, col ritornello cantato a squarciagola sia dai pischelli con le borchie che non smettevano di saltellare, sia dai cinquantenni spelacchiati, che ancora ne ricordano il testo a memoria.
In conclusione, la delusione per non aver ascoltato Eloise, il brano forse più conosciuto della band londinese, è stata comunque attenuata dall’impressione di aver ascoltato una band ancora viva, attuale e degna di grande considerazione.

Recensione by Fabrizio

Scaletta

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