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The Lemonheads : poco limone, molto alcol

THE LEMONHEADS, Roma, Circolo degli Artisti, 9 ottobre 2008

La moda delle reunion ha aggiunto un altro prenscindibile tassello. Dei Lemonheads si erano perse le tracce per una decina d’anni, dal 1996 al 2006. Non che prima avessero lasciato un segno indelebile sul rock contemporaneo, basti pensare che il loro pezzo più memorabile è una cover di Mrs Robinson, ma di Evan Dando, cantante e frontman, si parlava come di novello messia.

Con questa motivazione chi scrive e un centinaio di altri curiosi si sono ritrovati al Circolo degli Artisti ieri sera. E ne sono usciti alquanto perplessi un’oretta abbondante dopo.
Il carismatico frontman si è rivelato un buffo incrocio tra Kurt Cobain e Drugo (Il Grande Lebowsky); avanza caracollando e sbandando verso il microfono (droga ? Alcol ? Propenderei per la seconda, visto che anche l’unica scaletta del concerto è scritta sul retro di un cartone di Jack Daniel’s) e attacca a suonare in solitaria la sua Gibson , novello Gram Parson (che apprezzerà molto questo accostamento).
Per i primi quattro pezzi si va avanti così,abbastanza noiosamente, poi viene raggiunto sul palco da Vess Ruthenberg (basso) e David Hazel (batteria). E qui lo spettacolo noioso diventa una grottesca farsa.
La band non solo non è rodata, ma da la sensazione che il batterista sia stato reclutato un quarto d’ora prima dell’inizio del concerto. Andando a curiosare, leggo che effettivamente era il terzo concerto nella band, ma pure dandogli le attenuanti del caso, vedere Dando dargli direttive sui pezzi direttamente tra un pezzo e l’altro è una presa in giro verso chi ha pagato un biglietto per sentirli suonare. Infatti il pubblico non si scalda più di tanto, a parte lo zoccolo duro dei fans, una decina (tutte donne) in estasi per la bellezza e non certo dalle proprietà tecnico/interpretative del cantante.
Sul finale un paio di pezzi picchiati forte , molto (troppo) Nirvana style, si salvano.
Ma la perplessità è grande.

Recensione by Attilio, foto by Fabrizio

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