May 292013
 

Villa Aganoor Pompilj – Monte del Lago – Magione (PG), 26 – 27 – 28 Aprile 2013

Ormai l’appuntamento annuale di Monte del Lago, sul Trasimeno, nella splendida location di Villa Aganoor Pompilj, per gli amanti della Gothic Music, e, specificamente, delle sonorità Dark, Ethereal, Neofolk, è diventato quasi imprescindibile. Nell’ambito degli eventi della scena “underground” esso offre l’opportunità agli appassionati, ma anche ai musicisti stessi, che ritornano anche se non hanno necessariamente esibizioni in programma, per incontrarsi, scambiarsi pareri ed esperienze, partecipare ad alcune sessions, e non di rado, come è capitato a noi stessi, per fraternizzare con i fan stessi, in realtà poche decine, e non solo provenienti dal nostro paese. Lo svedese Desiderii Marginis, uno dei maestri mondiale delle sonorità Dark Ambient è uno di questi, venuto appositamente per presentare uno spettacolo celebrativo del ventennale di attività sulle scene.
Abbiamo avuto l’opportunità di assistere a numerosi concerti, di cui rendiamo note le nostre impressioni.

26 aprile 2013

Bohemien: L’Eterno Ritorno dell’Art Rock

★★★☆☆

Un salto negli anni ottanta, ma quelli più vivi, autentici, creativi, quando il Post Punk si trasformava in Dark Wave. Questa è la sensazione che abbiamo avvertito di fronte alla bella performance dei Bohemien.
Questa storica band, che partecipò alle prime edizioni di Arezzo Wave, si è recentemente riformata, sotto la guida del talentuoso vocalist e percussionista Alessandro Buccini, figura sciamanica che utilizza la sua suggestiva presenza scenica per compiere una specie di felice connubio tra musica e teatro gotico, una specie di “recitar cantando”.
Ne viene fuori una performance vibrante, tesa, allucinatoria: il cantante si muove per tutto il palco esprimendo un forte, autentico pathos: le liriche, cupe ossessive, si snodano creando un clima di tensione, come nello stile dei grandi artisti “underground” degli anni ottanta, tipo Rozz Williams, frontman dei mitici “Christian Death”.
Ed è sull’ultimo, omonimo ottimo album, suddiviso in tre atti, come a voler sottolineare la struttura teatrale di esso, che la performance dei Bohemien si è incentrata, con in più il grande merito di essere cantata in italiano, senza seguire pedissequamente le mode anglosassoni.
La bellissima “Attacco Psichico” inizia le danze, con il suo allucinatorio e cupo incedere, che descrive l’alienazione e la sofferenza con grande drammaticità, sottolineata dal suono del violino, poi è la volta della più dolce, raccolta, introversa “Gli Occhi degli Amanti”, che, anche se caratterizzata anch’essa da drumming incalzante, tipicamente post punk, costituisce una sorta di inno straniante all’amore, visto come unica fonte di speranza, ma anche di inquietudine.
“Petruska” è soffusa nel sogno, tastiere armoniose la sovrastano, in una storia surreale, che viaggia verso il disincanto nel descrivere una stanza che ha visto l’amore ma ora è divenuta vuota, mentre “Come un Gas (La Canzone di Clara)” recupera il “drumming” gotico ed allucinatorio nel richiamo all’affascinante attrice Clara Calamai, ed al suo cupo magnetismo.
Tutto il concerto si mantiene su standard memorabili, esprimendo un Gothic Art Rock assolutamente inusuale in Italia, ma dispiace dover constatare che l’acustica del Villa Festival, per questo tipo di sonorità, cupe, potenti, non è perfetta, ed i suoni, ed in particolare la magnifica voce del performer, risultano un po’ dispersi nell’aria.

Naevus: Sperimentazione Dark

★★★☆☆

I londinesi Naevus vengono inseriti nel genere Neofolk abbastanza arbitrariamente, essendo in realtà una band di musica sperimentale, che contiene anche elementi di sonorità folk, ma soprattutto un’attitudine post punk ed industrial music, che li ha visti in passato esibirsi insieme a band della scena alternativa come Wire e Swans. Certamente la band è debitrice di influenze del sound britannico più estremo ed “underground”, risalente ai Current 93, ai Sol Invictus, ai Death in June, ma con una sua autonomia ed originalità espressiva, che si basa essenzialmente su di un suggestivo connubio tra strumentazione acustica ed elettronica. La loro è la dolorosa, acida narrazione di storie allucinate, di solitudine urbana, in parte autobiografiche, in parte frutto di storie fantastiche, che vogliono rappresentare con efficacia e stile convulso la loro cupa visione del mondo.
La loro performance è aspra, ipnotica, ma a suo modo elegante e coinvolgente: si inizia con “Events”, con riff chitarristici e la bella voce di Loyd James in evidenza, dall’incedere lento e pulsante, poi è la volta di “Idiots (Let me in)”, dalla marcata radice post punk britannica, con le chitarre distorte e la voce corrosiva e disturbante. Anche ispirata al Neofolk alla Death in June primo periodo appare“The Body speaks in Tongues”, lenta, pacata, prettamente acustica, come pure la stralunata “No, Remember”, ove però risalta un sottofondo di loop elettronici.
“The Stomach” ha un linguaggio ed una forma psichedelici, e, con il suo progredire calmo, martellante trova anch’essa ispirazione nella poetica allucinatoria dei Death in June più maturi, mentre “Song in Suspension”, di matrice prettamente industrial, usa un linguaggio diretto, aspro ma coinvolgente.
“Don’t Boil” è ossessiva e perturbante, caratterizzata da loop elettronici, “Frozen”, con forti arpeggi chitarristici, è di stampo puramente neofolk.
Una performance tesa, vibrante, coinvolgente, e certamente insolita per la mescolanza di stili e linguaggi musicali.

Setlist:
Events
Idiots (Lit Me In)
Like Arms
Stations
The Body Speaks in Tongue
No, Remember
The Stomach
Don’t Boil
Oracle, Oracle
Frozen
Song in Suspension
Waste
Hasty Bastards

Osewoudt: L’Incanto Folklorico

★★★½☆

La bellissima performance degli olandesi Osewoudt è il primo concerto del Villa Festival di stile prettamente neofolk, di altissima qualità.
Sulla scia dei precursori tedeschi Forseti di Andreas Ritter, forse a tuttoggi il più grande ensemble di Neofolk tradizionale e dei Sonne Hagal (meno puristi, maggiormente influenzati da sonorità punk ed industrial, e da band come i Death in June), con grande intensità emotiva, liriche struggenti dal semplice impianto melodico, sostenuto da eccellenti voci maschili, perfetta fusione degli strumenti, rigorosamente acustici, chitarre, fisarmonica, il palco si riempie di magia.
La loro performance consiste nella presentazione integrale del loro eccellente, sinora unico album “Gelag Van Zwartgeklede Kraaien”. Si inizia con la splendida Geheimnis (Segreto), pezzo forte del loro repertorio, poi è la volta della lirica Versunkene Krone, aulica, sognante, seguita da Finsternis, che evoca poetiche distese d’erba, immagini di boschi, ruscelli, l’acqua, il fuoco, in una poetica e pagana immersione negli elementi della natura.
Il concerto prosegue con grande intensità, poetiche visioni, soffuso lirismo; come in una tavolozza di colori impressionisti, una malinconica, romantica atmosfera pervade lo splendido scenario del Villa Festival. E’ la volta di Ogen Van Stro , Carrousel Noir, splendido incrocio voce, chitarra e fisarmonica, Lichttraeger, ipnotica, che evoca immagini conviviali, Neon Winter, lente, avvolgenti ballate che propongono magia, suoni cristallini, creando un’atmosfera suggestiva, profondamente intimista, di stupefacente ed estatica bellezza, che sintetizza al meglio gli elementi tradizionali della cultura europea propri della poetica neofolk.

Setlist:Geheimnis
Versunkene Krone
Finsternis
Orgen Van Stro
Eiserne zeit
Carrousel Noir
Aan Lager Wal
Lichttraeger
Im Nebel
Neon Winter
Wei Thin
Zonen v. Rdam

Strydwolf: La Poetica Dark Folk

★★★☆☆

Gli Strydwolf (Battaglia del Lupo), anche’essi olandesi, con una line up di due elementi, il leader chitarrista e vocalist, Willem W. ed il fisarmonicista A. November, si presentano nel palco interno della Villa, situato in una splendida cripta, e ci affascinano immediatamente con le loro ballate lente, avvolgenti, pacate ma venate di cupa malinconia. Anche se il loro suono neofolk, etereo ed aulico, negli album risulta molto più corposo e debitore, in qualche modo, oltre che dei Forseti, anche dei Death in June e dei Sol Invictus, la loro originalità è indubbia, ed anche il pathos che sanno trasmettere in una performance dal vivo.
Tra i brani, che pur con una line up così ridotta, risultano lirici e avvolgenti, riconosciamo, in particolare, quelli tratti dallo splendido album “Dunkle Walder”: “In Die Ewigen Walder” è luminosa ed esprime il profondo legame con la natura e con il romanticismo tedesco, in particolare con il poeta Holderlin, “Natur Und Krieg”, caratterizzato da splendidi arpeggi chitarristici è un inno pagano alla natura, così come le avvolgenti, liriche “Verirrung” e “Friezenliet”.
Un concerto di rara fascinazione e di composta tensione emotiva.

27 aprile 2013

Hesperos: Il Labirinto delle emozioni

★★★½☆

E veniamo a parlare dell’ensemble rivelazione del Villa Festival 2013: gli Hesperos. Questo gruppo, fondato da Alessandra Santovito (soprano, flauto traverso) e dal polistrumentista Francesco Forgione (contrabbasso, violoncello, arpa, percussioni e tastiere) nasce sulle ceneri dei Gothica, uno dei più originali progetti dark wave mai visti in Italia, che con il loro sound oscuro e virtuosistico conobbero un successo di nicchia.
Ispirato nel nome alle Esperedi di mitologica memoria, custodi del giardino dei pomi d’oro di Eva, e cantanti immaginifiche, l’ensemble di Vasto ha dimostrato un approccio musicale di grande originalità e capace di evocare profonda suggestione emotiva. Il loro campo è una musica neoclassica, di grande impatto emotivo, che sconfina nella Ethereal Wave e nella Dark Wave, con frequenti incursioni nella musica etnica, con reminiscenze dei Dead Can Dance e dei Dark Santuary, ma assolutamente creativa, originale e caratterizzata da un’austera profondità spirituale.
La figura centrale dell’ensemble è la talentuosa vocalist Alessandra Santovito, profonda conoscitrice ed animatrice di cultura classica, dall’Arte pittorica dei Preraffaelliti, alla letteratura, alla poesia.
Proveniente dagli studi effettuati in Conservatorio, in particolare nell’ambito del Canto Lirico, l’Artista, pur essendo legata all’Opera, ed alla Musica Cameristica, ha voluto cimentarsi con le sonorità oscure, realizzando un felice connubio tra musicalità antiche, in particolare medioevali, e le forme in divenire di una moderna classicità. In questo progetto è stata coadiuvata ed integrata al meglio da Francesco Forgione, suo compagno di vita, esperto di musica medioevale e barocca, polistrumentista di talento capace di coniugare in modo eclettico le più varie sonorità.
Insieme, sono stati autori di due splendidi album, “The Garden of Hesperides”, del debutto, ed il più maturo “The Veil of Queen Mab”, ispirato al racconto breve dello scrittore e poeta nicaraguense Ruben Darìo, dedicato alla figura della regina Mab (Regina delle Fate di celtica origine) tratta dallo shakespeariano Romeo e Giulietta, che interamente ci hanno rappresentato nella eccellente performance da loro tenuta nella cripta della Villa, nell’ambito del festival.
Dopo l’iniziale, crepuscolare “Autumnus”, è la volta della bellissima “El Velo Azul”, con testo in spagnolo, incentrato sulla figura di questa regina che conforta gli artisti con il suo velo, avvolgente, solenne, caratterizzata da una cupa e suggestiva atmosfera dark, ove risalta il suono del violino. In “Summoning of the Artists”, prettamente cameristica, quasi un madrigale medioevale, che possiede l’incanto della musica magica, eterea, viene celebrata la convocazione degli Artisti, che provengono dall’oscurità della notte, per le loro eterne ritualità, mentre “Elettra’s Lullaby”, ninna nanna per una piccola strega campagnola, è una gemma, caratterizzata dall’arpa, dal flauto e da un violino sublime.
“Moon Spell” possiede un’antica, ancestrale fascinazione poetica, nella descrizione della Luna che sorge come per magia dalle acque del mare, “Le Lacrime di Proserpina”, splendida poesia mitologica di Alda Merini cui l’ensemble dedica un chiaro e forte omaggio, rifulge di sconfinato splendore; questa figura mitologica, peraltro, è particolarmente cara alla vocalist, in quanto è stata anche celebrata in uno splendido dipinto del geniale pittore Pre-Raffaellita Dante Gabriel Rossetti. “The Fairy Appears”, la Regina appare nel suo splendore, si snoda in un pacato, intenso lirismo, mentre “Diadem of the Night”, toccante inno alla luna, intriso di cultura neoromantica, viene aperto da un flauto soave e accompagnato dal suono dell’arpa.
Il concerto si conclude con la cupa, lirica “Summatem Deam”, cantata in latino, inno alla Dea che proviene dall’oscurità della notte, e la cui Provvidenza governa le vicende umane, e la celebrativa, tenebrosa “Queen Mab”, ove l’incanto della voce è accompagnato dallo splendido suono del violoncello.
Con un soffuso senso di stupore ed emozione ci rendiamo conto di aver assistito ad una coltissima, vibrante e profonda rielaborazione della Cultura Romantica, nel senso più nobile del termine, che rende omaggio alla Creazione Artistica di ogni tempo, celebrando una autentica Rinascita dell’Umanesimo. Canzoni senza tempo, gemme preziose che per la loro bellezza ed arcano splendore sono forse destinate a rimanere racchiuse in uno scrigno prezioso, custodito nel più profondo dei mari.

Setlist:
Autumnus
El Velo Azul
Summoning of the Artists
Elettra’s Lullaby
Moon Spell
Le Lacrime di Proserpina
The Fairy Appears
Diadem of The Night
Summatem Deam
Queen Mab

Arcana: Lo splendore delle tenebre

★★★★☆

Peter Bjargo, leader e anima degli Arcana, ensemble svedese di musica Ambient, Gothic, Ethereal, si era rammaricato, in un colloquio di qualche ora prima del concerto, di doversi esibire al chiuso causa maltempo; ciononostante, la performance è stata egualmente stupefacente, all’altezza della loro fama e delle loro immense qualità.
La band svedese, al completo, ci ha regalato un concerto di grande intensità emotiva, scandagliando, come di consueto, i percorsi dell’anima con profonda, poetica suggestione.
La loro lirica, avvolgente musicalità affonda le sue radici nel labirintico, fascinoso suono dei Dead Can Dance, e soprattutto in quello dei prodigiosi, ineguagliabili tedeschi Popol Vuh di Florian Fricke, da tempo estinti, già autori di molte splendide colonne sonore per i film di Werner Herzog, in particolare del capolavoro “Nosferatu, Principe della Notte”, di cui sembrano, in parte, continuare, rielaborandolo, il percorso spirituale, accentuandone l’oscurità.
Va però sottolineato che la loro musica, come ha precisato lo stesso Peter Bjargo in un’intervista recentemente concessa a Slowcult, non rappresenta un adattamento ai suoni dell’ensemble tedesco, ma persegue un percorso creativo del tutto autonomo, caratterizzato, a nostro parere, da una profonda autenticità, ed incentrato su di una visione romantica del Medioevo.
Il notevole fascino della loro poetica musicale, pervasa da una magica, ancestrale suggestione, e caratterizzata da una geniale sintesi dei generi ambient, gothic, ethereal, darkwave, risiede nella riscoperta, in funzione neoclassica, dei cori gregoriani medioevaleggianti, ma anche del sapiente utilizzo delle stupende voci di AnnMari Thim e di Cecilia Bjargo, delle campane, della fusione tra strumentazioni antiche e moderne, che inducono l’ascoltatore ad una forte sensazione di immanenza, eternità, come se la band fosse depositaria di antichi saperi cosmici ed esoterici, al contempo divini ed umani: la sensazione è quella di trovarci di fronte ad un suggestivo percorso iniziatico di grande impatto emozionale, che prefigura l’acquisizione di elementi filosofico religiosi di natura gnostica.
In particolare, l’ultimo album, “As Bright as a Thousand Sun”, pur nella oscura musicalità, che è la reale cifra stilistica dell’ensemble, sembra quasi ritrovare una qualche serenità interiore, come se una ritrovata armonia tra io e natura consentisse a Peter Bjargo, l’anima del gruppo, di percorrere un sentiero esoterico ispirato ad una sorta di pagana religiosità.
Il concerto inizia con la sepolcrale “Chant of the Awakening”, un salmo ossessivo, un vero De Profundis, tratto dall’album “Cantar De Procella” che continua, anche con spettacolari cori polifonici, il cupo percorso gotico di stampo medioevalistico iniziato con l’epocale album di debutto, “Dark Age of Reason”.
“We rise Above” (da “Inner Pale Sun”) è squillante, di andamento quasi marziale, con tappeto elettronico di suoni, e pianoforte in bella evidenza, forse meno originale della precedente, ma egualmente fortemente evocativa, dove una speranza di salvezza viene riposta nella passione amorosa.
La mistica “As the End Draws Near”, è presagio della fine, dall’ultimo, stupendo album “As Bright as a Thousand Suns”, mentre la cupa drammaticità di “Gathering of the Storm” (ancora da “Cantar de Procella”), evoca il terrore dell’ignoto, la paura del buio, dello scatenarsi degli elementi della natura; in “Hymn of Absolute Deceit”, da “The Last Embrace”, inno dark per eccellenza, viene evocato, con tratti di aspra poesia, il nutrimento reciproco del sangue, l’inganno che lega due esseri sino a quando il più debole sente la sensazione della morte crescere dentro di sè, rimpiangendo l’amore perduto.
La superba “Medea”, ancora da “As Bright as a Thousand Suns”, è uno stupendo inno alla classicità, che si snoda in un superbo suono di clavicembalo e nella celestiale e potente voce di Annmai Thim, trasportandoci in un mondo di incantata oscurità. “Like Statues in a Garden of Dreaming” (ancora da “Dark Age of Reason”), rievocazione, attraverso le statue di un giardino da sogno, dei Cavalieri Templari, e del tragico potere Vaticano nel Medioevo, è potente e visionaria, mentre ”Love Eternal”(ancora da “The Last Embrace”), è una vera ode romantica, mistica, avvolgente, sullo sfondo di campane sepolcrali, in perfetto stile di recupero delle ancestrali melodie medioevali.
“Ascending of a new Dawn” (ancora da “The Last Embrace”), rappresenta liricamente la visione cupamente esoterica di un pallido Dio che con una spada affilata discende dal cielo per portare una nuova aurora, “Innocent Child” (da “Inner Pale Sun”), è, invece, un dolente atto di accusa e di constatazione di impotenza per il dolore dei bambini, derivante dalla rapacità del mondo, mentre “Autumnal” (da “Raspail”) appare come un manto di sonorità meravigliose avvolte in un cupo giardino, dove la paura e l’incanto si fondono mirabilmente, e dove la voce di AnnMari Thim ed il sottofondo di un pianoforte immaginifico richiamano il canto lirico dei Lied tedeschi, in una immaginifica, neoclassica bellezza, che evoca lo splendore della natura ed il suo decadimento.
L’apocalittica, maestosa “The Fading Shadows”(ancora da “As Bright as a Thousands Suns”) amara riflessione sulla rapacità ed indifferenza umana, la cui ombra dovrà prima o poi dissolversi, ricorda le sonorità dell’album di esordio, mentre “Invisible Motions” da “Raspail”, descrive, con toni di allucinata poesia il furore, il dolore di un uomo, che sente arrivare l’oscurità, la solitudine, la perdita di sé e della sua vita, in contrasto con lo splendore della natura; quasi un piccolo trattato filosofico.
“Witchdrawal”, invece, tratta dall’album solista di Peter Bjargo “A Wave of Bitterness” evoca, con un pianoforte suggestivo, immensi spazi, quasi cinematografici, ed è profonda e pacata, e comunica un senso di interiore quiete.
Perdidit Cantus, con la voce di Cecilia Bjargo con un tappeto di suoni e percussioni in evidenza, è una canzone perduta in un incidente, insieme ad altre venti, e successivamente ricostruita: lo stile è maggiormente affine a quello seguito nell’album “Raspail”, che contiene notevoli tonalità da musica ethno folk.
“In Memoriam”, lirico ed avvolgente canto funebre, denso anch’esso di spessore mistico, con in sottofondo la bellissima voce di Cecilia Bjargo ed infine, la gotica, ermetica canzone d’amore “Lovelorn” con la voce di Peter Bjargo in bella evidenza conclude splendidamente la vibrante performance.
Un concerto di rara ed austera bellezza, una esperienza straordinaria, che lascia la nostra mente e lo spirito pervasi da oscure, inquietanti ma appaganti emozioni.

Setlist:
Chant of the Awakening
We Rise Above
As the End Draws Near
Medea
Gathering of the Storm
Hymn of Absolute Deceit
Autumnal
Fading Shadows
Like Statues in the Garden of Dreaming
Love Eternal
Ascending of a New Dawn
Innocent Child
Perdidit Cantus
Invisible Motions
Witchdrawal
In Memoriam
Lovelorn

Per un banale cambiamento di orario non abbiamo potuto assistere per intero alla performance del menestrello neofolk Tony Wakeford (fondatore dei”Sol Invictus”, storico ensemble neofolk britannico), ★★★☆☆, che è presente tutti gli anni al festival, sia pure con progetti diversi, che si è esibito con la moglie Renee Roseen Wakeford, eccellente violinista, e con una band che ha contribuito a virare il suo Folk Apocalittico inventivo ed allucinatorio su tonalità decisamente ambient ed experimental; molti suoi classici sono stati quindi trasformati (per esempio alcuni brani erano tratti dall’ultimo album della band neofolk inglese, l’eccellente “The Cruellest Month”) con effetti decisamente stranianti, ma senza dubbio affascinanti. Il violino in primo piano di Renee ha conferito un tono di magica suggestione, accompagnando la voce cantilenante di Wakeford con insolite ed elaborate tonalità.

Un festival misconosciuto, il cui canale di conoscenza è essenzialmente il web, ma che si conferma di primissima qualità, anche se nel nostro paese i generi musicali in esso trattati sono tuttora ignoti al grande pubblico, a differenza dei paesi anglosassoni.
Sarebbe giusto se si trovasse il modo per rendere queste esperienze maggiormente note, al di là delle pochissime “fanzine” che le promuovono, senza perdere la libertà di sperimentare e di presentare eventi che comunque non deludono mai ed esprimono grande passione e creatività, oltre che competenza da parte degli organizzatori, che corredano il tutto di mostre collaterali, senza trascurare l’elemento enogastronomico del luogo.
In particolare, quest’anno, le performance sono state di livello eccellente, soprattutto quelle dei gruppi di matrice neoclassical, che hanno dimostrato di possedere, oltre che un notevole habitat culturale, una grande creatività ed inventiva e di saper fondere armoniosamente classicità e modernità, prefigurando un nuovo Umanesimo poetico e musicale, sia nei versi delle loro liriche che nelle splendide armonie musicali.

Reportage di Dark Rider

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