Apr 112017
 

Roma, Quirinetta Caffè Concerto, 7 aprile 2017.

★★★★½

Varchiamo nuovamente la soglia del Quirinetta Caffè Concerto a Roma per un appuntamento decisamente imperdibile: la band di Peter Hook, per gli amici Hookie. Storico bassista dei Joy Division e dei New Order, il nostro si presenta al pubblico romano con una band della quale fa parte anche il figlio Jack Bates, somigliantissimo a lui nella fisicità e nell’approccio al basso.

Peter Hook & The Light - Foto di Ludovica Valori

Peter Hook & The Light – Foto di Ludovica Valori

La recente riapertura del club è una nota di positività in una città che ha visto ultimamente fin troppi sgomberi e delibere che sembrano voler affossare definitivamente la cultura indipendente. Il locale è pieno di gente e sono parecchi i fans che indossano le t-shirt con l’ormai iconica copertina di Unknown Pleasures, opera di Peter Saville, il grafico che dette la sua impronta ai dischi prodotti dalla leggendaria Factory di Manchester.

Unknown Pleasures - Joy Division - artwork Peter Saville

Unknown Pleasures – Joy Division – artwork Peter Saville

E’ un concerto lungo, energico, potente: Hookie non si risparmia e dopo una cavalcata di oltre un’ora nel repertorio dei New Order abbandona batteria elettronica, campionamenti e tastiere per approdare al secondo set dedicato ai brani dei Joy Division. Quella che va in scena in questa nottata è proprio la sostanza dei sogni di una generazione, quella del punk e degli anni ’80 – non a caso il titolo delle compilation che contengono il meglio del repertorio di entrambe le formazioni è proprio Substance. L’atmosfera non può che caricarsi ancora di più: brani come Transmission, She’s lost control e Atmosphere sono pezzi di vita vissuta e di storia della musica.

La scaletta - foto dalla pagina Facebook della band

La scaletta – foto dalla pagina Facebook della band

Una storia, quella della band di Manchester, che Hook ha saputo raccontare con grande ironia e onestà nel libro “Unknown Pleasures – Inside Joy Division”: tutto iniziò con il celebre concerto dei Sex Pistols del 4 giugno 1976: una folgorazione (“Tornando a casa quella notte decidemmo di mettere su una band. Se possono farlo loro, ci dicemmo, allora perché non anche noi?”), poi l’arrivo di Ian Curtis, intravisto fugacemente al secondo concerto dei Sex Pistols, il 20 luglio dello stesso anno. E’ al terzo concerto della band di McLaren e soci, in dicembre, che Ian e Peter si ‘trovano’ veramente: Ian indossa un giubbotto con la scritta “Hate” e tra il giovane poeta tormentato e il ragazzone burbero e attaccabrighe è subito intesa. Manchester diventa la seconda città madre del punk dopo Londra. Sì, perché ci sono tutti a quei concerti dei Sex Pistols: da Morrissey, futuro leader degli Smiths, a Tony Wilson che sarà con Martin Hannett il produttore dei Joy Division, e anche i Buzzcocks che li chiameranno ad aprire i loro concerti. Un periodo eroico, rabbioso, disperato, che oggi sembra lontano anni luce ma che, come abbiamo già avuto occasione di notare, ha ancora parecchio da dire. La grinta e l’energia degli ‘splendidi sopravvissuti post-punk’ possono insegnare molto alla nuova generazione di musicisti indipendenti, tristemente stritolati da un sistema che vede solo talent e televisione stabilire la linea delle tendenze musicali.

Peter Hook & The Light - foto di Ludovica Valori

Peter Hook & The Light – foto di Ludovica Valori

Il concerto non può che concludersi con il brano più celebre dei Joy Division, Love Will Tear Us Apart. E’ più fedele che mai al sound dell’epoca, il basso di Hookie: grazie allo stile inconfondibile che l’essere un ‘bassista per caso’ gli ha regalato e al supporto della band formata – oltre che dal figlio Jack Bates, di cui abbiamo parlato – dall’ottimo batterista Paul Kehoe e da Andy Poole alle tastiere, oltre al chitarrista e cantante David Potts, tutti e tre provenienti dai Monaco, il precedente progetto musicale di Hook.

In tanti avranno chiuso gli occhi per un attimo, sforzandosi di immaginare Ian sul palco, la sua danza sofferente, la voce inconfondibile, il viso stanco di bambino sudato. La realtà purtroppo è un’altra e non c’è bisogno di raccontarla ancora. Ma se gli eventi hanno spietatamente remato contro il destino dei Joy Division e i dissidi hanno corroso la sintonia tra i componenti dei New Order, il tempo non può distruggere un’eredità fondamentale come quella della band di Manchester: la serata di ieri al Quirinetta lo dimostra felicemente. Ai perfezionisti che insistono nel sottolineare le pecche della vocalità e della tecnica musicale di Hook possiamo rispondere riprendendo i cari vecchi Sex Pistols: ‘Never mind the bollocks’.

Recensione di Ludovica Valori

Peter Hook & The Light - foto di Ludovica Valori

Peter Hook & The Light – foto di Ludovica Valori

 

Pagina ufficiale della band

Pagina Facebook di Peter Hook & The Light

  One Response to “Peter Hook & The Light: Time won’t tear us apart”

  1. Mi aggrego al “never mind the bollocks”!

 Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(required)

(required)

*