Nov 202017
 

Incontro con Valentina Valeri al secondo disco solista con “One day left” (Lostunes Records)

Ciao Valentina e benvenuta! “One day left” è il tuo secondo disco full lenght ed è un disco dove le atmosfere acustiche sposano benissimo quelle più ruvide e più psychdelic rock.
Da dove viene Valentina Valeri come artista? visto che siamo tutti “prodotti” dei nostri ascolti..

V.V:”Ciao Slowcult! Cercare di riassumere il percorso che porta un musicista ad essere quello che è, non è mai semplice, anzi, quasi impossibile.
Per quanto mi riguarda, parecchi anni fa, l’incontro con il blues è stato folgorante, probabilmente tanto quanto quello con gli Rem, una delle bands che senza dubbio, sin dall’adolescenza, hanno più segnato la mia “anima” e il mio approccio alla musica. Poi come un pugno nello stomaco è arrivato il punk, con la sua sporcizia e il rabbioso desiderio di evasione, e non se ne è più andato.
E ancora gli anni ’60 e ’70, la psichedelia, il folk e il paisley underground, tanti volti di una stessa, straordinaria e sconvolgente invenzione chiamata “Rock”
Ho cercato di fare un po’ mio tutto questo, imprimendomelo nelle ossa, senza la cocciuta pretesa di essere “nuova”, e “diversa”, e “alternativa”, perché tutto è stato detto, e questo tutto mi piace da impazzire”.

Sicuramente determinante l incontro con Paolo Spunk Bertozzi che con i Fasten Belt è stato l’alfiere, come lo definisco io, del Punk romano, ora con i notevoli 2Hurt di cui presto parleremo anche qua…

V.V:”L’incontro con Paolo, nell’ormai lontano 2009, è stato assolutamente decisivo. Da tanto tempo dentro di me stava germogliando il desiderio di scrivere canzoni, di assumere una mia identità musicale, e Paolo è stato la molla che ha fatto scattare il meccanismo, credendo in me come fino a quel momento pochissime persone avevano fatto”

L’ultimo brano del disco riporta tutto a un’atmosfera molto intima e intensa, è quello che ci dobbiamo aspettare per il futuro?

V.V:”L’ultimo brano del disco si riferisce ad un momento piuttosto doloroso della mia vita, da questo viene la sua atmosfera dura e malinconica..
In realtà già con “Undreamed”, l’EP acustico, questo aspetto scuro ed ombroso del mio modo di comporre era uscito fuori..e non posso escludere che accadrà anche con il prossimo disco. Sono sensazioni ed atmosfere a me congeniali, quindi magari si, la strada sarà quella”.

A proposito di ascolti, cosa stai ascoltando in questo periodo e cosa ci consiglieresti? Libri, cd, film, qualcosa che ti ha veramente colpito…

V.V:”Onestamente non sto ascoltando qualcosa in particolare, posso dire che negli ultimi mesi mi è capitato di acquistare e quindi riascoltare con rinnovata attenzione dischi di artisti che già conoscevo ed apprezzavo, come Rowland S. Howard e Bonnie Prince Billy, cose non proprio recentissime ma che sicuramente consiglierei a chi non conosce. E l’ultimo dei The Feelies, che per quanto mi riguarda non si smentiscono mai. Ah, non dimentichiamo Bob Mould!
Libri? Beh..sono una lettrice accanita, nel vero senso della parola, adoro i classici (uno dei miei scrittori preferiti in assoluto è Dostojevski, ad esempio), ma non mi limito a quelli, naturalmente. Amo infinitamente Truman Capote e non potrei mai rinunciare a leggere e rileggere le meraviglie di Jack London, come quelle di tanta altra letteratura americana.
Per quanto riguarda i “contemporanei”, vi consiglio vivamente Jonathan Coe”

Grazie Valentina del tuo tempo e ci vediamo presto sui palchi romani

V.V.”Grazie a voi di Slowcult!”

Incontro a cura di Fabrizio Fontanelli

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