Sep 032010
 

Casale del Treja, Mazzano Romano (RM), 30 agosto 2010
★★★½☆


Questa non è una recensione, ma un atto dovuto. Nasce dalla personalissima esigenza di superare alcune barriere della mente e dall’urgenza di condividere un’esperienza particolare con gli altri (in questo caso gli utenti del nostro sito).
Chi frequenta Slowcult sa che la nostra linea editoriale, per quanto impostata sulla massima libertà di espressione ed apertura a qualsiasi forma d’arte, ha sempre evitato (ove possibile) di dare eccessiva rilevanza e spazio al mainstream, per cercare di prestare maggiore attenzione ad artisti il cui valore e spessore non sempre corrispondono ad una sufficiente visibilità. Il nostro sottotitolo, e cioè la nostra dichiarazione d’intenti, esprime un concetto basilare, e cioè il fluire (a volte anche il fruire) del sapere: in questo caso si tratta di saper mettere da parte le proprie remore, abbattere i paletti culturali e scavalcare il limite della propria sensibilità e dei propri gusti. Saper dare spazio ad un evento di cui hanno parlato in tanti (forse in troppi, anche quelli che lo fanno per il semplice gusto del gossip, anche quando c’è di mezzo un dolore privato). Saper parlare dell’ovo sodo che non sale e che non scende dal proprio esofago dopo aver letto una notizia terribile. Saper elaborare il lutto trasformandolo in energia positiva e costruttiva.
Sapersi emozionare all’ascolto di una canzone che fino a quel momento ti faceva inorridire, perchè la musica è amore ed è condivisione, anche la musica che di solito non ascoltiamo a volte può esserlo.
Non so se mi sarei deciso ad accendere il computer alle sei del mattino per buttare giù queste righe se non fossi un genitore, che ha vissuto la vicenda che ha portato all’organizzazione di questo evento con una sensibilità diversa da quella di un comune osservatore: probabilmente se non fossi stato ‘un padre di famiglia’ avrei fatto spallucce e non mi sarei nemmeno mosso di casa, ma chi me lo fa fare a prendere la macchina, imbottigliarmi nelle strade della campagna romana il lunedì del rientro dalle ferie per andare a sentire quella lagna di Luca Barbarossa, oppure: chi me lo fa fare di sputtanarmi confessando sul web di aver applaudito Alex Britti che cantava ‘Oggi sono io’?
E invece è scattata in me una molla irresistibile ed una calamita mi ha trascinato fuori di casa e mi poi ha spinto a raccontarlo.
Mi piace quindi sottolineare di essere stato testimone consapevole e anche partecipe di un evento la cui unicità non è stata solo quella di aver radunato sullo stesso palco decine di artisti che da soli sono in grado di riempire stadi e teatri e farlo senza davvero beccare una lira, spinti da una sincera voglia di suonare insieme e rispondere all’appello di un amico, senza nessun secondo fine, senza telecamere, lontano dalla plastica e dalla finzione di tante iniziative pseudobenefiche e di solidarietà di cui bisogna diffidare.
E’ stata una serata magica, con un’atmosfera davvero unica ed indescrivibile, nella quale già il solo sentire Niccolò Fabi dichiarare ‘sono un uomo fortunato’ aveva dato un senso alla trasferta.
E’ facile quindi comprendere che la cronaca della serata, la playlist, le jam session la qualità e la quantità di musica suonata passano in secondo piano (anche se non posso fare a meno di menzionare un bellssimo trio Mannoia – Rea – Di Battista).
Alla luce di quanto finora esposto ero seriamente intenzionato una tantum a non esprimere un giudizio in stellette, ma alla fine mi è sembrato comunque giusto condensare come di consueto in un voto la mia personale opinione sul livello artistico espresso sul palco: l’iniziativa sarebbe stata da 5 stellette, molti artisti anche (bello risentire ‘Il mare d’inverno’, non so quanti osannati e celebrati artisti d’oltremanica ed oltreoceano possano vantare una così bella composizione); ad abbassare il voto finale un paio di performers discutibili e sicuramente non all’altezza della situazione. Di fronte però all’onestà d’intenti ed alla sincera partecipazione di tutti, artisti e pubblico, sicuramente posso concludere dichiarandomi orgoglioso di essere stato presente e di aver superato pregiudizi e prevenzioni aprioristiche.

Fabrizio
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Per informazioni sull’iniziativa cliccare qui

  One Response to “Parole di Lulù: Music is love”

  1. [...] ben integrato le note di Niccolò, che dopo il ritorno sulle scene nel concerto-evento Parole di Lulù sembra davvero rigenerato e particolarmente vitale: i due si intendono a meraviglia e gli intrecci [...]

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