Feb 032020
 

Delgado: The Glory of Love
★★★☆☆

Dopo alcune operazioni musicali giovanili dagli esiti incerti seguite da un lungo periodo di silenzio Max Di Stefano (alias Delgado) si risveglia dal suo letargo, chiama a raccolta la sua band solidale di sempre, si rinchiude in uno studio di registrazione e ne esce con un pugno di canzoni di rock’n’roll ma non solo, che costituiscono una collezione unica nel genere perché abbracciano 50 anni di stili musicali che si possono gustare senza sentire il peso del tempo trascorso.
In questo cd Delgado, omaggia gli anni 60’ delle Ronettes e poi dei Beatles, gli anni 70’ del primissimo Tom Waits, fa rivivere il John Lennon che avremmo potuto ascoltare negli anni 80’, il tutto condito con misurate dosi di Bruce Springsteen, sempre difficile da maneggiare e che spesso risulta stucchevole ed abusato da altri.
Non a caso Delgado nasce musicalmente negli anni 80’ come leader della Ma’ Steven band, un gruppo rock’n’roll più famigerato che famoso a Roma, che è stato il primo a proporre le canzoni del Boss.
Restando fedele al suo personaggio, Max Di Stefano non strizza l’occhio alle mode del momento e tanto basta a renderlo unico e coerente con se stesso.
The glory of love si presenta con un artwork di prima qualità e un libretto interno che con le sue foto d’epoca predispone l’ascoltatore ad un continuo salto spazio temporale tra passato e futuro.
Il cd si apre con il rombo di un motore con il quale inizia la corsa sfrenata di “I don’t wanna get busted”, uno dei brani più significativi.
Delgado sembra guidare sicuro la sua macchina con a bordo sedute sui sedili posteriori Diana Ross e le Supremes oppure Ronnie Spector e le sue Ronettes per non parlare di Martha Reeves and the Vandellas.
Tutto l’album è un perdersi eternamente nel girovagare nella costante ricerca d’amore in tutte le sue complicate sfaccettature.
Il motore rombante, le ruote che girano veloci sono la metafora dell’amore, forza dominante e pulsante del mondo.
Ma è con l’inizio di carillon in “Greater than all” in cui Delgado esprime tutta la sua sensibilità di artista e che ci commuove con un altro tipo di amore, quello genitoriale.
Con i loro strumenti Marco Barbizzi, Carlo Maccheroni, Alex Strano e Mariano Coggi sanno dare vita ad un sound che si propone come un ponte sospeso tra il passato ed il futuro del rock’n’roll.
In breve, un’occasione imperdibile per gli amanti del genere.

Recensione di Roberto Gorini

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